L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 febbraio 2022

Anche le alte gerarchie dei carabinieri entro il Sistema massonico politico istituzionale

SANITA’ NEGATA
Il carabiniere dei “miracoli” tenuto lontano dalla Calabria, Bortoletti non riesce a insediarsi: «Inquietante»

Il colonnello che nel 2012 fu capace di risanare il deficit monstre dell’Asl di Salerno non riesce a prendere servizio come sub commissario. Per alcuni giorni ha usato le ferie arretrate a sue spese. Saccomanno (Lega): «Pronto ad andare in Procura». Magorno (Iv): «Stallo gravissimo». Ferro (Fdi): «Giallo» 
di Enrico De Girolamo
8 febbraio 202 16:46

Maurizio Bortoletti

«Il ritardo accumulato per l’insediamento del colonello Bortoletti rappresenta un danno grave e irreparabile». La frase viene sussurrata ai piani alti della Cittadella da chi (forse non molti) attende ormai da quasi 80 giorni che si compia l’annunciata svolta nella gestione della Sanità calabrese, quella che avrebbe dovuto vedere il colonnello dei carabinieri Maurizio Bortoletti assumere pieni poteri di sub commissario alla Sanità, affiancando così l’altro “vice”, Ernesto Esposito, e il commissario Roberto Occhiuto, che da presidente della Regione ha assunto la responsabilità del piano di rientro dal debito da 120 milioni di euro.

In Calabria solo in "vacanza" per lavorare a sue spese

Nonostante il decreto firmato dal premier Draghi il 23 novembre scorso (cinque giorni dopo l’annuncio ufficiale del 18 novembre, primo, strano ritardo che non lasciava presagire nulla di buono), in Calabria il colonnello può venirci solo in “vacanza”, utilizzando (a sue spese) le ferie arretrate per cercare di prendere contezza di una situazione nella quale non può ancora mettere le mani.

È successo a dicembre, quando per una ventina di giorni prima di Natale si è insediato solo ufficiosamente, ma senza potere di firma, né la possibilità di convocare riunioni operative. Al suo trasferimento manca un passaggio burocratico decisivo, quello del via libera del Comando generale dell’Arma. I motivi dell'attesa sono insondabili, come ogni cosa che riguardi la burocrazia di un certo livello.

Sospetti e inquietudini: chi non vuole Bortoletti in Calabria?

Inevitabili, dunque, le speculazioni, a cominciare da chi sospetta che ci sia una precisa regia dietro il suo mancato insediamento che, in alcuni ambienti, sarebbe considerato molto scomodo. Una tesi sostenuta, ad esempio, dal segretario regionale della Lega, Gianfranco Saccomanno, che il 23 dicembre scorso, ad esattamente un mese di distanza dalla nomina da parte del Governo, si fece una domanda («chi non vuole Bortoletti in Calabria?») e si diede una risposta («il malaffare!»). Un’opinione che non è cambiata. Anzi, si è rafforzata: «Quello che sta accadendo è inquietante – rimarca oggi Saccomanno -. Ci sono pezzi dello Stato che non vogliono l’insediamento del sub commissario. L’Arma dei carabinieri e il Ministero della Difesa devono dare delle spiegazioni. Ho chiesto dei documenti specifici di cui dovrei venire in possesso a breve. A quel punto, se avrò conferma dei miei sospetti, sono pronto anche ad andare in Procura».

Sospetti che per ora il rappresentante della Lega si limita ad abbozzare: «Ho la netta impressione che non si voglia fare chiarezza sul dissesto della sanità calabrese e sull’attività passata degli ex commissari. Io andrò avanti, perché questa regione merita verità e rispetto».
Politica impotente

Chi non crede nel complotto è il deputato dei Cinque stelle Giuseppe D’Ippolito, tra i numerosi parlamentari che nelle ultime settimane hanno promosso interrogazioni e question time per chiedere a Palazzo Chigi una spiegazione dell’impasse. «Il ritardo resta incomprensibile - dice D’Ippolito -, ma non credo che dietro ci sia una regia occulta che voglia impedire al colonnello Bortoletti di essere operativo. Resta il fatto che questa situazione pregiudica il risanamento della sanità calabrese e va superata in fretta».

Di un «gravissimo stallo» parla il senatore di Italia Viva e sindaco di Diamante, Ernesto Magorno. «Una situazione - aggiunge - che incide in maniera importante sul lavoro che il presidente Occhiuto sta facendo per dare ai calabresi quel sacrosanto diritto alla salute che meritano. Ho portato questa vicenda in Senato tramite un'interrogazione parlamentare in commissione, chiedendo se il Governo sia a conoscenza delle ragioni per le quali tarda ancora l'effettività di una nomina così importante e soprattutto quali iniziative s’intendano adottare al fine di attivarsi direttamente affinché il sub-commissario Bortoletti possa insediarsi al più presto. Quel che è certo è che bisogna fare presto perché si è perso troppo tempo».

«Autentico giallo»

Dal canto suo, anche la deputata Wanda Ferro (Fdi), protagonista di un recente question time, parla di «autentico giallo, non essendo chiari gli insormontabili ostacoli che impediscono al colonnello Bortoletti di assumere l’incarico commissariale in Calabria». «Sul tempo perso inutilmente per definire la posizione di impiego dell’ufficiale - aggiunge - è intervenuto anche il Ragioniere generale dello Stato, che ha rimarcato l’insussistenza dei presupporti generali per il ricorso all’istituto del ‘comando’, finora considerata come l’unica strada percorribile al di là dell’aspettativa».

Il colonnello dei miracoli (contabili)

Intanto il colonnello, che vanta nel suo curriculum un vero e proprio miracolo amministrativo, cioè il risanamento 10 anni fa dell’Asl di Salerno sulla quale gravava un deficit da un miliardo e mezzo di euro, resta a Milano. Contattato telefonicamente, oppone il suo diniego di default: «Non posso fare alcuna dichiarazione, né rilasciare interviste».
Si limita a confermare che non ci sono novità sul suo insediamento ed è in attesa. Come tutti gli altri, a cominciare dai cittadini calabresi che continuano a fare i conti con Livelli essenziali di assistenza sotto gli standard nazionali e una sanità che neppure le risorse iniettate nel sistema per affrontare pandemia sono riuscite a curare.

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