L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 febbraio 2022

Aumentano le scorte che incidono sul Pil, scorporandone il dato il quarto trimestre è stato più fiacco del terzo. Stati Uniti in affanno ma il Casinò di Wall Street è ottimista la Fed continuerà a sostenerlo

PIL USA a gonfie vele mette il falso turbo a Wall Street

Scritto il  alle 07:41 da Danilo DT

I dati macroeconomici sono spesso espliciti ma a volte possono anche portare a delle valutazioni errate.
Venerdi la giornata borsistica è stata sicuramente molto positiva. Rimbalzo tecnico, certo, ma non solo. Un dato su tutti ha fatto la differenza. Un dato che ha sorpreso positivamente ma che deve essere spacchettato.

New York, 27 gen. (askanews)  – Il prodotto interno lordo statunitense è cresciuto del 6,9% annualizzato nel quarto trimestre del 2021, secondo la stima preliminare diffusa dal dipartimento del Commercio. Il dato è molto al di sopra del terzo trimestre che aveva visto una crescita del 2,3%, confermata oggi. (…)

Una ottima notizia, certo, ma attenzione, come detto prima i dati bisogna non solo prenderli freddamente ma anche interpretarli. Ricordate le problematiche sulla tematica “supply chain” (settore automotive in primis). Bene, la situazione sta gradualmente migliorando, e quindi le aziende, scariche di magazzino, stanno cercando di riportare la situazione alla normalità. Peccato che proprio questo fattore è stato determinante per quel +6,9%.

La storia insegna che un forte incremento delle scorte è anche il preludio ad un rallentamento. Ma a parte questo fattore, che potrebbe anche essere ragionato “con beneficio di inventario” visto il momento storici particolarmente , resta il fatto che questo benedetto PIL a +6,9% è stato dovuto appunto ad un’impennata delle scorte. Per ben 4,9 punti percentuali. Quello che resta è un “misero” 2%.

A questo punto viene quindi da chiedersi se tanto entusiasmo era legato proprio al PIL USA e, se invece, era più un rimbalzo tecnico da ipervenduto.

STAY TUNED!


https://intermarketandmore.finanza.com/pil-usa-a-gonfie-vele-mette-il-falso-turbo-a-wall-street-93906.html

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