L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 febbraio 2022

Ceramiche, vetro, metallurgia, fertilizzanti chiudono. Fondo di stabilizzazione monetaria del prezzo dell'energia, una proposta che come sempre sarà riggettata da Euroimbecilandia, mna cosa ci stiamo a fare in questo organismo incapace di dialettizzarsi con la realtà e capace solo di massacri sociali, lacrime e sangue. Mentre il nostro governo sta in pantofole a godersi lo spettacolo

EEE - Emergency Energy Easing
Serve un Fondo monetario di stabilizzazione del prezzo dell'energia

8 febbraio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


Bisogna svegliarlo il robottino di Francoforte. La BCE si comporta invece come un automa.

Considerando ormai alle spalle la fase acuta dell'epidemia, come se tutte le attività economiche avessero ripreso a pieno, e cercando di fronteggiare l'andamento decisamente elevato dell'inflazione come se fosse determinato da un eccesso di domanda ovvero da una attività economica surriscaldata da troppi investimenti, la BCE ha deciso di:
  1. confermare la conclusione del PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program) a marzo prossimo, riducendo già nel corso di questo primo trimestre il ritmo degli acquisti netti, con l'impegno a mantenere il livello delle detenzioni riacquistando i titoli alla loro scadenza;
  2. ridurre gradualmente gli acquisti di titoli nell'ambito del PAA (Purchase Asset Activity): 40 miliardi mensili nel secondo trimestre, 30 miliardi nel terzo e 2 miliardi nel quarto;
  3. mantenere inalterati i tassi di riferimento, sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale che rimarranno rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%
Sembra quasi che non si renda conto del fatto che l'inflazione è determinata da fattori esogeni, dall'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime sui mercati internazionali saliti alle stelle, creando immensi problemi alle imprese ed alle famiglie.

Delle due l'una:
  • o la BCE si è resa conto che gran parte della liquidità che ha immesso finora è stata utilizzata a fini speculativi, per accaparrare posizioni sui mercati all'ingrosso e sui futures, e tace colpevolmente;
  • oppure, la BCE aggrava con queste decisioni le difficoltà dell'economia reale, perché riducono la quantità di moneta di nuova emissione, quando l'aumento dei prezzi richiede maggiori mezzi di pagamento per non avere un impatto sull'economia reale.
In pratica, nell'un caso e nell'altro, la BCE ha assunto una posizione che risponde alla meccanica teorica, per cui all'aumento dell'inflazione si deve tirare comunque la corda della politica monetaria.

Tutto il peso di questi aumenti dei prezzi dell'energia e delle materie prime importate viene gravato sulle politiche fiscali, con gli Stati che devono tagliare altre spese o finanziarsi in disavanzo per minimizzare l'impatto dell'aumento di questi prezzi sulla collettività.

Alcune imprese, soprattutto fra quelle che lavorano nel settore delle ceramiche, del vetro, della metallurgia e dei fertilizzanti, hanno già annunciato che, non potendo scaricare sui prezzi gli aumenti dell'energia, devono sospendere la produzione. Ci saranno pericolosi effetti di rimbalzo sulle importazioni: aumenteranno quelle dai Paesi che sono meno dipendenti dal gas, e che continuano ad usare il carbone. Invece che sostenere l'economia nel percorso di riconversione, per utilizzare sempre più fonti energetiche rinnovabili, si assisterà al collasso energetico.

Al contrario:

  1. si dovrebbe sterilizzare immediatamente gli effetti dell'aumento dei costi per le imprese e per le famiglie, scontando le bollette energetiche e le fatture in una percentuale pari all'aumento dei prezzi sottostanti;
  2. si tratterebbe di rendere nullo dal punto di vista dei bilanci delle imprese e delle famiglie il maggior costo che devono sopportare senza aver aumentato di nulla i propri consumi.
Serve un Fondo di stabilizzazione monetaria del prezzo dell'energia, analogo a quelli di stabilizzazione fiscale che sono stati istituiti in passato per evitare le eccessive oscillazioni del prezzo della benzina. Quando il prezzo del petrolio all'importazione scendeva al di sotto di una soglia di riferimento, le accise sui carburanti venivano aumentate per mantenere stabile il prezzo alla pompa, andando così ad impinguare il Fondo di riserva. Quando il prezzo del petrolio saliva troppo, il Fondo finanziava la riduzione delle imposte per mantenere invariato il prezzo alla pompa. Serve una misura per stabilizzare, ora riducendoli, i prezzi dell'energia: si passerebbe stavolta attraverso il canale bancario, che farebbe da tramite per questa operazione di QEE (Quantitative Energy Easing) che dovrebbe essere decisa in via di emergenza dalla BCE.

In pratica:

oggi, ogni cliente pagherebbe alla propria banca il prezzo della sua bolletta sulla base dei consumi, ma al netto dell'aumento di prezzo determinato dalla fiammata inflazionistica, per esempio riferendosi al livello medio del KW/h di elettricità e del Mc di gas pagato negli ultimi due anni. La banca salderebbe la bolletta al fornitore integrando quanto ha ricevuto dal cliente mediante la liquidità che riceve a tal fine dalla BCE, che incamera un "credito di stabilizzazione" di pari entità;
domani, quando i prezzi dell'energia scenderanno al di sotto del livello di intervento, la BCE incasserebbe i crediti che ha in portafoglio stabilizzando così il prezzo del mercato interno: i clienti delle banche pagherebbero, infatti, la differenza derivante dall'abbassamento del prezzo di mercato al di sotto della soglia di riferimento.

Bisogna svegliarlo, il robottino di Francoforte.

Serve un Fondo monetario di stabilizzazione del prezzo dell'energia

EEE – Emergency Energy Easing

(Foto: © vchalup / 123RF)

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