L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 febbraio 2022

Dal punto di vista del Diritto Internazionale nessuna invasione può essere accettata; appunto, nessuna e in nessun luogo, non solo in Ucraina. Bombe umanitarie in Serbia, Afghanistan, Libia, Irak, Siria

Ucraina: e le ragioni di Mosca?
di Fabrizio Casari
27 febbraio 2022


La proposta di negoziato avrà un suo primo atto nelle prossime ore in Bielorussia. Zelensky negozierà con l’auricolare dal quale la Casa Bianca gli dirà persino come respirare. Mosca attende che vi siano le condizioni per la tregua richiesta da Zelensky, che chiede tutto e il contrario di tutto a distanza di due tweet. Una buona notizia comunque, ma lo step che conta è il prossimo con Biden. La fine della guerra non comporta necessariamente la fine delle ostilità, ma chiedere una tregua senza proporre contemporaneamente una riunione dove aprire il confronto è azione ipocrita e velleitaria. Se si vuole fermare l’azione militare ne serve una politica. Il resto è avanspettacolo.

Servirebbe un quadro veritiero della situazione a Kiev e non immagini dei bombardamenti in Siria o nella ex Jugoslavia spacciati per bombe russe in Ucraina. Tra i paradossi cialtroneschi spicca la manifestazione di israeliani nei territori occupati della Palestina che protestano contro l’occupazione russa dell’Ucraina!! Tra le migliaia di fake news brilla la storiella inventata degli eroi dell’isola dei serpenti che sarebbero morti insultando i russi: niente di più falso, gli 82 militari si sono arresi senza sparare un colpo e la Russia ha già diffuso il relativo video. Ma è rimarchevole anche la scena del padre che saluta il figlio che scappa dalle bombe: non erano di Kiev, era una famiglia del Donbass e scappava verso la Russia. E così diverse altre immondizie spacciate dai giornali, radio e tv affiliati alla NATO. Tutto già visto. La propaganda di Zelensky si copre di ridicolo. Sul ponte di comando delle fake news c’è il M-I6 inglese, come già fece per la Siria.

Le ovvie proteste occidentali circa l’inviolabilità di uno stato sovrano da parte di chi negli ultimi anni ha invaso quattro paesi ed ha causato circa 2 milioni di morti non sono serie. Ascoltare l’indignazione occidentale per l’invasione dell’Ucraina da chi ha occupato e distrutto Libia, Siria, Irak e Afghanistan appare ridicolo.

I più benevoli con la Russia dicono che sia un errore strategico, i più stupidi che Putin ha perso il controllo della situazione. Dal punto di vista del Diritto Internazionale nessuna invasione può essere accettata; appunto, nessuna e in nessun luogo, non solo in Ucraina. Dal punto di vista del consenso internazionale, non favorisce in nessun modo Mosca, sia sotto il profilo dell’immagine che nelle relazioni internazionali. Comporta un indubbio vantaggio per gli Stati Uniti e riduce i mercati per l’economia russa.

Ma allora, perché? Se si vuole capire da dove nasce e in che contesto si sviluppa, sarebbe bene non incedere sul cammino della satanizzazione di Putin, o della sua presunta pazzia, un cammino già intrapreso contro tutti gli avversari di Washington, da Gheddafi a Saddam fino ad Assad passando per Kim Jong Il e Lukashenko. Più serio cercare di capire ragioni e obiettivi di una decisione che il Cremlino ha considerato inevitabile.

Pensare che la Russia lanciasse un allarme circa la situazione che si veniva determinando con l’entrata nella Nato e nella UE di Kiev e che minacciasse a vuoto, è stato un grave errore di valutazione, frutto della russofobia che risiede alla Casa Bianca e che ha dato il via alle operazioni militari russe.

Le richieste di Putin sulla sicurezza russa erano state ignorate, addirittura fatte segno di disprezzo ed i relativi avvertimenti che aveva lanciato erano stati snobbati. Eppure il presidente russo aveva invitato a non superare la “linea rossa”, ovvero a fermare il procedimento d’ingresso dell’Ucraina nella NATO. L’allargamento della NATO, come ampiamente dimostrato, non risponde alle esigenze di maggiore sicurezza ma a quelle di maggiore dominio occidentale. L’ingresso dell’Ucraina è un vettore di accelerazione importante verso l’obiettivo: circondare la Russia e colpirla non appena possibile per azzerarne la crescita ed occupare anche il resto dell’Europa e la parte asiatica dei suoi territori. Perché Mosca dovrebbe rimanere a guardare la NATO che la circonda in attesa di colpirla?

La Russia pretende una neutralità militare dell’Ucraina e con molte buone ragioni, tra queste che non vuole e non può consentire ad un governo di destra, fortemente influenzato da formazioni naziste incorporate nel Ministero della Difesa e dell’Interno, (il famigerato battaglione Azov su tutte e di altre formazioni come Settore destro, i Patrioti dell’Ucraina e i Battaglioni di difesa territoriale) di disporre di armamenti e di un vincolo politico-militare di levatura internazionale.

La richiesta di Zelensky di adesione alla NATO e alla UE, ha rotto definitivamente gli accordi di Minsk e fatto scattare le operazioni militari. L’Ucraina non può essere immaginata come paese NATO, perché non è accettabile per Mosca che sia trasformata in una rampa di lancio missilistica alle porte della Russia, oltretutto con il bottone dello start in mano a chi sventola vessilli nazisti e fa professione di odio antirusso.

La Russia ha pagato con 22 milioni di morti la tragedia nazista e nessuno con un minimo di decenza e di onestà intellettuale può chiedergli di restare indifferente nel vedere una parte del suo popolo bombardato e costretto a ritirarsi e missili nemici e bandiere con la svastica alle sue frontiere.

Mosca aveva chiesto anche l’immediato stop ai bombardamenti dell’esercito ucraino sulle popolazioni civili di Lugansk e Donetzk, che dal 2014 sono costati 15.000 morti nell'assoluta indifferenza occidentale. Tremila giorni di bombe, cecchini e terrorismo contro gli abitanti russi della Regione che non hanno scandalizzato nessuno, non hanno visto manifestazioni per la pace o sanzioni, riunioni urgenti o decisioni da parte dell’Occidente che invece applaudiva o si girava dall’altra parte.

Alla disponibilità di dialogo da parte di Mosca, l’Ucraina rispondeva bombardando ininterrottamente il Donbass; questo ha fatto capire al Cremlino come ogni apparente disponibilità al dialogo fosse in realtà tattica dilatoria, perché ogni spazio di mediazione si era esaurito. Anzi si stava approfittando della disponibilità a negoziare per accelerare sia il processo di entrata di Kiev nella NATO che lo sfondamento in Donbass, per poter così arrivare ad un eventuale tavolo negoziale da una posizione di forza sul campo.

A questo punto il governo russo ha rotto ogni titubanza e fatto da parte ogni calcolo tattico sull'opportunità di rimanere agganciata al dialogo con un Occidente che stava barando per l’ennesima volta come già sugli accordi per i missili a breve e medio raggio e su quelli sulla sicurezza dei cieli.

Quando è in gioco la sicurezza nazionale e la difesa dei russi, a Mosca ci si alza dalla scacchiera e si agisce. Dalla Cecenia fino all’Ucraina questo è stato un punto irrinunciabile. Perché prima della tattica ci sono i principi, che per Putin - come per alcuni altri capi di Stato - non sono negoziabili. Il principale di questi risiede appunto nel garantire l’inviolabilità del territorio russo, la difesa della sua popolazione, la sovranità della nazione. Di questo si tratta.

I russi hanno già esposto la modalità del loro intervento, fino ad ora destinato alla distruzione delle basi militari e dell’aviazione, dal controllo degli aeroporti e delle vie di comunicazione. Non vi sono attacchi militari alle città e vittime civili, nonostante le menzogne a mezzo stampa.

Se l’Occidente darà prova di aver compreso come Mosca non stia scherzando, allora la presenza russa in territorio ucraino sarà di breve durata e sostanzialmente dedicata solo alla dichiarazione di neutralità dell’Ucraina e alla sua “denazificazione”. Ovvero alla messa in condizione di non nuocere delle bande paramilitari naziste che aggrediscono con atti di terrorismo il Donbass ed esercitano una forte influenza sul governo e il terrore sulla popolazione civile russofona.

I nazi-atlantici, i nuovi contras

Le sanzioni finanziarie, politiche, diplomatiche che l’Occidente sono già note, quello che non è ancora noto è chi davvero pagherà il prezzo. Sul piano politico-affaristico si tratta di mantenere il legame di interessi tra il sistema oligarchico ucraino e Washington, che ha permesso in questi anni agli USA di depredare l’Ucraina molto più di quanto inviato in aiuti militari. La famiglia Biden ne sa qualcosa, anzi molto.

Risposte militari, invece, non si prevedono. Le parole di Stoltenberg ribadiscono come la NATO si limiterà a rafforzare il suo contingente in Polonia e nel Baltico e stanno ad indicare l’intenzione di non retrocedere dalle posizioni acquisite sulla scacchiera dell’Est più che di avanzare aggiungendo l’Ucraina. Per garantirsi una continuità della sua influenza all’interno del sistema politico e della società ucraina, ostacolerà con ogni mezzo l’insediamento di un governo che intenda cooperare con Mosca sulla sicurezza regionale.

Quali che siano gli sviluppi della crisi militare, si vorrà costituire un blocco paramilitare e politico che lavori alla diffusione di un odio antirusso che sia il cemento ideologico di una forza politica ucraina destinata a tenere in vita il legame di dipendenza con l’Occidente. L’obiettivo militare è di non disperdere le forze dei gruppi neonazisti che in questi anni hanno ottenuto sostegno dagli oligarchi ucraini e dagli Stati Uniti, e salvaguardare il sistema di relazioni intessuto con altre frange neonaziste nell’Est europeo.

D’altra parte la NATO dimostra la sua idea di sicurezza addestrando da anni i 1.260 membri del criminale Battaglione Azov, responsabile tra molti altri crimini di aver bruciato vive 42 persone ad Odessa che si erano rifugiate nella sede del sindacato. Riempirà di armi e munizioni, consiglieri e dotazioni le bande naziste ucraine e si tenterà di far convergere quell’internazionale nera dal resto dell’Europa dell’Est, dalla Spagna e anche dagli stessi USA. E’ la colonna vertebrale del neonazismo filo-atlantista ucraino, che verrà ribattezzato dalla propaganda occidentale come “resistenza ucraina” ma che avrà sostanzialmente il compito di generare anche attraverso il terrorismo interno un clima di incertezza politica che impedisca la formazione di un governo che non sia agli ordini della NATO.

Una sorta di riedizione delle formazioni contras utilizzate contro il Nicaragua degli anni ’80, quando il governo statunitense formò un esercito composto da ex membri della Guardia Nazionale di Somoza che vennero supportate da mercenari provenienti da ogni parte del mondo.

Si tenterà di ripetere il tutto in Ucraina, sognando un nuovo Afghanistan nel cuore dell’Europa. Parallelamente si decideranno altre sanzioni e nuove provocazioni nell’intento di circondare ed asfissiare Mosca. Ma provare a rinverdire il sogno di una Europa che mette la Russia con le spalle al muro è già costato la caduta di Napoleone, di Hitler e Mussolini. Non sarà la NATO, specializzata in sconfitte, ad avere la meglio.

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