L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 febbraio 2022

Dare i soldi ai Fondi pensioni con il meccanismo del silenzio-assenso è una truffa ai danni dei lavoratori. Se il Fondo salta, e niente vieta che possa fallire, i soldi versati vanno in fumo. Vedi negli Stati Uniti, esempi concreti esistono

TFR dipendenti pubblici, i sindacati chiedono altri sei mesi di silenzio-assenso
I sindacati incontreranno il governo Draghi sulle pensioni il 7 febbraio e vorrebbero chiedere sul TFR altri 6 mesi di silenzio-assenso
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 02 Febbraio 2022 alle ore 10:38


Nuovo incontro tra sindacati e governo sulla riforma delle pensioni il prossimo 7 febbraio. Uno dei tre piani su cui le parti stanno trattando è il rilancio della previdenza complementare. Sono ancora pochi i lavoratori iscritti a un qualche fondo pensione. Secondo Covip, alla fine dello scorso anno erano 8,8 milioni per complessivi 9,745 milioni di posizioni accese. I contributi versati sono stati pari a 13,3 miliardi di euro, +890 milioni rispetto al 2020. Considerato che gli occupati in Italia siano intorno ai 23 milioni, praticamente circa il 38% di loro ha una qualche forma di adesione a uno schema previdenziale privato. E questo è un problema per un Paese, in cui le pensioni saranno più basse in futuro ed erogate più tardi.

Per questo, all’incontro i sindacati sembrano orientati a chiedere al governo altri sei mesi di silenzio-assenso per i dipendenti statali sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Cerchiamo di capire di cosa si tratti. Dal 2007, ogni lavoratore assunto per la prima volta nel settore privato ha dinnanzi a sé una scelta: lasciare il TFR in azienda o chiedere al proprio datore di lavoro di versarlo a un fondo pensione. Nel caso in cui non comunicasse alcunché entro i sei mesi, il TFR sarà versato al fondo pensione negoziale indicato nel suo CCNL. Se assente, sarà versato al fondo pensione a cui hanno aderito più dipendenti in azienda. Se assente anch’esso, il versamento va a favore del Fondo Cometa.

Dall’1 gennaio 2022, questa norma è stata estesa ai dipendenti del settore pubblico. Non a tutti, però. Ad esempio, sono esclusi i lavoratori assunti fino al 2018 e quelli della scuola. Per gli altri, vale lo stesso principio: o comunicano entro sei mesi se lasciare il TFR presso l’ente di cui sono dipendenti o indicano un fondo pensione specifico. In assenza di comunicazione, il versamento sarà a favore del Fondo Perseo-Sirio.

Rivalutazione TFR e inflazione

Il TFR è una retribuzione differita. Essa equivale grosso modo a quasi una mensilità, dato che si calcola prendendo come riferimento lo stipendio annuale lordo del lavoratore e suddividendolo per una cifra non inferiore a 13,5. Perché i sindacati vorrebbero estendere il silenzio-assenso per altri sei mesi? Al fine di sensibilizzare i lavoratori del settore pubblico circa il tema della previdenza complementare, avvertito ad oggi maggiormente nel settore privato, dove il lavoro è spesso discontinuo e la paura per una pensione incongrua cresce di anno in anno.

Il TFR si rivaluta annualmente per una percentuale pari all’inflazione annuale del mese di dicembre, moltiplicata per il fattore 0,75. A questo risultato si somma l’1,5% fisso. Lo scorso anno, il TFR si è così rivalutato di circa il 4,36%. Andando ad analizzare l’andamento dei fondi pensione nelle varie forme (negoziali, aperti e PIP), si scopre che i versamenti tendenzialmente beneficiano di guadagni ben maggiori. E questo è dovuto all’elevata capacità dei mercati finanziari di far fruttare il denaro in misura consistente nel medio-lungo periodo. Chiaramente, esiste anche il rischio di subire perdite nelle fasi avverse del mercato. Tuttavia, alla lunga la borsa vince sempre. Lo dimostrano i dati empirici.

Negli ultimi 15 anni, cioè da quando la regola del silenzio-assenso è stata introdotta in Italia, la rivalutazione cumulata del TFR è stata del 48,8%. Nello stesso arco di tempo, l’inflazione è stata del 16,8%. Pertanto, la rivalutazione reale si è attestata al 32%. Non è male, anche se dovete pensare che tra il 2011 e il 2020, i fondi pensione hanno registrato rendimenti medi annui ponderati del 3,6-3,7%. Non tutti, però, concordano con questo meccanismo del silenzio-assenso. L’autore de “Il risparmio tradito”, Beppe Scienza, lo critica duramente, considerandolo una “truffa” ai danni dei lavoratori. L’opposizione nasce dalla convinzione che i mercati agirebbero in maniera poco trasparente per fregare i risparmiatori. Va detto, però, che se così fosse, segherebbero il ramo su stanno seduti. Chi investirebbe mai in fondi che si rivelino nel tempo truffaldini? E questo discorso vale al netto dei numerosi e reali misfatti verificatisi nel nostro Paese in questi ultimi venti anni, il più delle volte vedendo coinvolte le banche.

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