L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 febbraio 2022

Draghi troppo impegnato a combattere i non inoculati trascura completamente la lotta alla 'ndrangheta, alle mafie

Lo “sconforto” di Gratteri e quel “potere reale” che non fa nulla per contrastare la ‘ndrangheta
23 Febbraio 2022


“La mafia è andata troppo in avanti e ce ne accorgiamo dopo che ha girato l’angolo e l’abbiamo persa di vista. Dobbiamo essere più attenti e più pronti”. Nicola Gratteri torna a parlare di lotta alla ‘ndrangheta e degli strumenti necessari che il legislatore dovrebbe mettere nelle mani di chi lavora in prima linea per contrastare l’evoluzione di un fenomeno pericolosamente al passo con i tempi. Il procuratore antimafia di Catanzaro parla ai microfoni del magazine di Studio Aperto dedicato proprio alla ‘ndrangheta. Un reportage che parte da Vibo dando voce alle vittime e racconta il potere dei clan con immagini inedite e un’inedita intervista a Giancarlo Pittelli, uno degli imputati principali del maxi processo “Rinascita Scott” (LEGGI QUI). Da Vibo a Catanzaro non trascurando i “santuari” della ‘ndrangheta: Gioia Tauro, feudo dei Piromalli, o Platì, cuore dell’Aspromonte, con le significative immagini che raccontano l’articolato sistema di bunker creato per nascondere i latitanti.

“Creare regole proporzionate alla mutazione delle mafie”

Gratteri parla quasi al termine di un viaggio che tocca diverse tematiche e utilizza più volte il termine “sconforto” per descrivere la situazione attuale. Sconforto ma non rassegnazione nonostante il grande stress e la grande fatica per non perdere di vista la mutazione costante delle mafie. “Lo sconforto non mi viene per la fatica – precisa – ma quando chi ha il potere reale di creare delle norme e delle regole proporzionate alla realtà criminale non lo fa”. Un attacco non tanto velato alla politica chiamata ad assumersi le responsabilità evitando di girarsi dall’altra parte con la scusa di un falso garantismo dietro cui spesso si nasconde l’irrefrenabile voglia di impunità di “colletti bianchi” e affini.

Nessun commento:

Posta un commento