L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 febbraio 2022

E Draghi da Putin si allunga la lista degli euroimbecilli che vanno a Mosca. La Russia è stata chiara, il vero, unico interlocutore sono gli Stati Uniti neanche la Nato, e nonostante ciò il circo permette agli euroimbecilli di fare passerella a Mosca se poi l'obiettivo è un incontro Putin-Zelesnky siamo su scherzi a parte. Draghi si risparmi la brutta figura

Al termine del Consiglio informale Ue
Draghi: «Io presto a Mosca, obiettivo summit Putin-Zelesnky»
L’obiettivo ora è far sedere al tavolo il presidente russo e quello ucraino. Per ora nessun segnale di de-escalation

di Nicoletta Cottone
17 febbraio 2022

Il premier Mario Draghi sarà presto a Mosca. «L’obiettivo è ora far sedere al tavolo il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’Italia sta facendo il possibile per sostenere questa direzione». Lo ha detto il premier Mario Draghi parlando con i giornalisti al termine del Consiglio Ue informale sulla crisi ucraina. É, dunque, in preparazione una missione del premier italiano a Mosca. Draghi ha ricordato che il 16 febbraio si è svolto il vertice sull’Africa con il presidente francese Macron, mentre oggi,17 febbraio, si è tenuto un Consiglio europeo informale sull’Ucraina. Nel pomeriggio Draghi rientrerà a Roma per seguire le attività di governo in vista del Consiglio dei ministri di domani. Il testo dell’intervento che il premier italiano avrebbe fatto alla tavola rotonda del vertice Ue-Africa del pomeriggio è stato letto dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron.

Per ora nessun segnale di de-escalation

«Sostanzialmente la situazione è la stessa di qualche giorno fa, questi episodi che sembravano annunciare una de-escalation non sono al momento presi seriamente. Quindi dobbiamo rimanere pronti a ogni eventualità», ha detto il premier Mario Draghi parlando con i giornalisti.

Gli elementi della strategia

«La strategia - ha spiegato Draghi - in questo momento deve essere fatta di due elementi: il primo consiste nel riaffermare la nostra unità. Questo forse è il fattore che ha più colpito la Russia. Inizialmente ci si poteva aspettare che, essendo così diversi, avremmo preso posizioni diverse, invece nel corso di tutti questi mesi, non abbiamo fatto altro che diventare sempre più uniti. Tantissimi Paesi, non solo l’Occidente. Perchè all’interno della Nato ci sono Paesi che non appartengono a quello che noi chiamiamo Occidente. Quindi il dispiegamento di questa unità già di per sé è qualcosa di importante».



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Il secondo punto, ha detto Draghi, «è che occorre mantenere la nostra strategia di deterrenza ferma in questo momento. Essere fermi. Non mostrare debolezze». E il «terzo punto è che occorre dire chiaramente, fin dall’inizio, che non possiamo rinunciare a quelli che sono i principi fondanti dell’Alleanza atlantica», ha aggiunto. «Insieme a tutto ciò occorre tenere il dialogo aperto, il più possibile».

La telefonata con Zelensky

«Zelensky in una telefonata che abbiamo avuto ieri (il 16 febbraio, ndr) - ha spiegato Draghi - ha chiesto la possibilità di riuscire a parlare con il presidente Putin, di vedere se l’Italia avesse potuto fornire aiuto su questo fronte. La stessa richiesta è stata rivolta ad altri al tavolo» dei leader Ue. «Evidentemente - ha ricordato Draghi - non sarà facile, ma l’obiettivo è quello, far sì che Zelensky e Putin si siedano intorno a un tavolo. Tutti i canali bilaterali, la Nato, l’Osce, il formato Normandia sono tutti canali di dialogo che vanno utilizzati con la massima determinazione».

Al vertice Ue-Africa Draghi: «Potete contare sul nostro aiuto»

«L'Europa vuole sostenere l'Africa in questo momento decisivo per lo sviluppo globale. Potete contare sul nostro aiuto e sulla nostra amicizia», ha scritto il premier Mario Draghi nel suo intervento al vertice Ue-Unione africana, letto dal presidente francese Emmanuel Macron. «Le Banche Multilaterali di Sviluppo, e in particolare la Banca Mondiale, devono avere un ruolo sempre maggiore nel sostenere la transizione ecologica nei mercati emergenti e in via di sviluppo», ha sottolineato Draghi. Al vertice 54 capi di Stato e di governo africani oltre ai rappresentanti delle principali organizzazioni mondiali, a partire dalla numero uno dell’Fmi Kristalina Georgieva. Bruxelles ha già annunciato la messa in campo di investimenti per 150 miliardi di euro da qui al 2027.

Draghi incontra Mattarella, poi striglia i capidelegazione in cabina di regia

Al rientro da Bruxelles il premier Draghi è stato ricevuto al Qurinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Poi il premier ha presieduto a Palazzo Chigi la riunione della cabina di regia con i capi delegazione delle forze politiche di maggioranza: i ministri Stefano Patuanelli, Giancarlo Giorgetti, Maria Stella Gelmini, Andrea Orlando, Elena Bonetti e Roberto Speranza. Sul tavolo, il caro bollette, tema all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri, previsto per domani. dalle indioscrezioni emerse il premier Draghi avrebbe strigliato i capidelegazione chiedendo chiarimenti sul governo battuto sul milleproroghe per quattro volte. «Non siamo qui per essere realisti. Siamo qui per essere idealisti. Il governo è qui per fare le cose, il Parlamento per garantirgli i voti».

Verso la deregulation su rinnovabili, spinta su pannelli ’invisibili’

Accelerare su estrazione e stoccaggio del gas ’made in Italy’, ma non solo. Il Governo, secondo quanto apprende LaPresse, pensa a una deregulation “forte” su rinnovabili e fotovoltaico, puntando su tegole, pellicole e pannelli di ultima generazione che consentono, da una parte, un maggiore accumulo di energia e dall’altra di avere impatti bassi o nulli sull’aspetto delle città, privilegiando le periferie ma - fatte salve le aree monumentali - intervenendo anche sui centri storici, con una forte spinta sugli edifici pubblici e una liberalizzazione importante che riguarda anche i capannoni industriali. E poi interventi sull’automotive e per ’calmierare’ i costi dei bandi pubblici, alle stelle con l’aumento delle materie prime. Il rilancio della ripresa, messa “a rischio” dai rincari dell’energia, per palazzo Chigi e per il Mef non passa solo dal contrasto all’emergenza sul fronte bollette. Il provvedimento dovrebbe ’pesare’ tra i 5 e i 7 miliardi. Cinque dovrebbero essere destinati alla riduzione delle bollette per famiglie e imprese, con la proroga dell’azzeramento degli oneri di sistema e del credito d’imposta e gli altri due per la parte del pacchetto energia che mira a puntellare e rilanciare la crescita.

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