L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 16 febbraio 2022

e le crisi nascono sempre negli/dagli Stati Uniti

Le Crisi Internazionali? sono Decennali e sempre Doppie
Economia e Storia vanno di pari passo

15 febbraio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


E' inutile, di questi tempi, usare i parametri statistici consueti: quelli riferiti all'anno precedente, al trimestre precedente o allo stesso periodo dell'anno precedente. Ci sono talmente tanti fattori che influenzano gli andamenti economici che è indispensabile guardare un po' più all'indietro: a "prima dell'inizio della crisi". Quella da cui stavolta stiamo uscendo è stata indotta dalla emergenza sanitaria per la epidemia di coronavirus.

C'è la crescita dei prezzi all'importazione che sta provocando l'allarme di tutti: la crescita generalizzata dei prezzi delle materie prime, ed in particolare dei prodotti energetici. Non c'è solo l'aumento stratosferico del prezzo del gas alle aste spot, perché tutti i prezzi all'importazione crescono.

Le tabelle dell'Istat che danno conto dell'andamento dei prezzi all'importazione sono eloquenti: fatto pari a 100 la media dei prezzi del 2015, a novembre del 2020 l'indice era arrivato a quota 115,5 rispetto a 98,2 del mese di gennaio. Questo vuol dire che a gennaio i prezzi erano inferiori a quelli del 2015, mentre in appena undici mesi erano cresciuti di ben 17,2 punti.Il fatto è che, se si guarda molto più indietro nel tempo, le variazioni per l'Italia dei prezzi all'importazione sono state assai vistose: l'indice, che era stato pari a 99,5 nel 2010, era schizzato a 111 nel 2012: +11,5 punti. In quel caso, la turbativa era stata determinata dalla Grande Crisi americana che aveva inciso soprattutto sul commercio internazionale e sul valore degli asset finanziari. La primissima considerazione è questa: i prezzi delle materie prime risentono subito delle crisi, riducendosi inizialmente e poi crescendo rapidamente. Salvo poi assestarsi: nel 2016 l'indice era addirittura sceso a quota 96: il rialzo dei prezzi del 2012 potrebbe aver stimolato una maggiore produzione a cui però aveva corrisposto una diminuzione dei prezzi. La teoria economica classica, in base a cui un eccesso di offerta fa cadere i prezzi è confermata.

Ci sono altre componenti, speculative, che influiscono sui prezzi, in particolare su quelli del petrolio: per trovare una alternativa agli investimenti in asset sempre più rischiosi, il prezzo del petrolio WTI salì in modo pazzesco a partire dal 2007, quando quotava all'incirca 60$ al barile, per arrivare a 140$ nel luglio del 2008, alla vigilia del fallimento della Lehman Brothers. Il 1° dicembre 2008, nel momento di maggior panico sui mercati, era crollato a 40$. Si impennò nuovamente, per via delle misure di immissione di liquidità della Fed, toccando un nuovo massimo di 111$ nel giugno del 2011 rimanendo su quei livelli fino al giugno 2014, dunque per ben tre anni, per poi precipitare improvvisamente a 33$ nel dicembre del 2015. La quotazione di questi giorni a 92$, che è in forte risalita dal nuovo minimo di 18$ di aprile 2020 che fu determinato dall'inizio delle misure restrittive dell'economia assunte per evitare il diffondersi dell'epidemia, è dunque ancora ben più bassa rispetto a quella media del periodo giugno 2011- giugno 2014.

Bisogna lavorare su un contesto temporale più ampio, correlando questi andamenti dei prezzi alle crisi internazionali, che sono finanziarie e geopolitiche. Dovremmo quindi ricostruire gli andamenti economici sulla base di cicli più lunghi, all'incirca decennali, che sono scanditi da crisi internazionali profonde, che hanno cause e conseguenze sempre diverse, ma che nel giro di poco tempo sono sempre seguite da un "seconda" crisi.

Nel 1971 ci fu la dichiarazione di non convertibilità internazionale del dollaro, con la sua svalutazione e l'introduzione di dazi all'importazione negli Usa. Nel 1973 ci fu la crisi energetica derivante dalla Guerra del Kippur e dall'embargo petrolifero che venne deciso dall'OPEC nei confronti di tutti i Paesi che sostenevano Israele nella sua difesa dall'Egitto. Ne furono modificati temporaneamente i rapporti commerciali internazionali verso gli Usa ed in modo strutturale le ragioni di scambio tra manufatti e materie prime energetiche;
Nel 1980, al fine di stroncare la stagflazione che minava da anni l'economia statunitense, combinandosi una alta inflazione e con una crescita reale irrisoria, la Fed decise di alzare i tassi di interesse a livelli nominali e reali mai visti prima. La seconda crisi petrolifera, di lì a poco, fu determinata dall'Iran, creando un duplice sconvolgimento globale. Per via della decisione della Fed si ebbe un rialzo globale dei tassi che portò alla crisi da debito, con il fallimento delle imprese che avevano piani di investimento che scontavano tassi di interesse negativi e prezzi in aumento, e con la esplosione dei debiti pubblici. L'aumento del prezzo del petrolio creò una forte fiammata dei suoi prezzi all'importazione: l'Italia subì entrambe queste due conseguenze negative. Si innescò un nuovo ciclo, con la deindustrializzazione americana, i petrodollari ed il neo liberismo.
Nel 1992, una violenta azione speculativa colpì l'Europa, mettendo nel mirino contemporaneamente la Lira italiana, la Sterlina inglese ed il Franco Francese. Il sistema monetario europeo fu disintegrato, vista la svalutazione delle valute di Italia ed Inghilterra. Nel frattempo, si procedeva alla Riunificazione della Germania, uno shock geopolitico: le manovre di risanamento finanziario furono pesantissime in Italia, con la fuga di capitali verso la Germania che li accoglieva ben felice, dovendo assorbire i costi della ristrutturazione dell'economia della ex-DDR. La Germania divenne il pivot dei circostanti Paesi ex-comunisti, che entrarono prima nella Ue e poi nella Nato.
Nel 2001, nei primi mesi dell'anno ci fu lo scoppio della bolla del Nasdaq, che polverizzò il valore di migliaia di miliardi investiti nelle dot.com e quello delle società di telecomunicazioni. A settembre dello stesso anno, l'attentato alle Torri gemelle di New York creò profondissime tensioni sul piano politico ed economico, anche per la decisione di intervenire militarmente in Afghanistan per combattere i Talebani, indicati come mandanti. Gli Usa si assunsero il ruolo di Poliziotto del Mondo, per contrastare il terrorismo e gli Stati canaglia.
Nel 2008, a settembre, il mancato salvataggio della Lehman Brothers fece collassare le Borse e provocò il blocco delle transazioni finanziarie internazionali. Di lì a poco, alla metà del 2009, ci fu una seconda crisi che investì stavolta l'Europa: per via del debito pubblico incontrollabile della Grecia e per lo squilibrio incontenibile della sua bilancia commerciale e per la esposizione bancaria verso l'estero dell'Irlanda e della Spagna. L'Italia ne fu travolta, con gli spread alle stelle, mentre le Primavere arabe cominciavano a travolgere, una alla volta, le Democrature di Tunisia, Egitto e Libia, e la guerra civile insanguinava la Siria.
Nel 2020, nei primi mesi dell'anno, è scoppiata l'epidemia di coronavirus, una crisi sanitaria che ha il precedente della Spagnola, che risale alla fine della Prima Guerra mondiale, determinando conseguenze economiche e sociali enormi. Anche stavolta, c'è una seconda crisi che si accavalla: a partire dal 2021, quella derivante dalle tensioni con la Russia per via della situazione in Ucraina. Ed i problemi derivanti dalla crisi sanitaria, in via di faticosa risoluzione, si cumulano con quelli determinati dal conflitto geopolitico. I prezzi vanno alle stelle, per i due motivi insieme.

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