L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 febbraio 2022

e le piazze si riempiono di imbecilli che invocano la guerra gridando pace ignorando dal 2015 la guerra nello Yemen

Non sono manifestazioni per la pace
di Ferdinando Pastore
27 dicembre 2022

Con la decisione di armare l’Ucraina, l’Occidente ha gettato la maschera. L’intento è destabilizzare la zona per lungo tempo al fine di separare definitivamente la Russia dall’Europa. Quindi chi manifesta da oggi per la pace senza individuare nella NATO il principale obiettivo delle proteste è un guerrafondaio.

La guerra la si sta cercando, la si sta provocando. Non è una novità storica. La globalizzazione liberale e dei mercati ha sempre portato alle guerre. Mondiali. Quando la mentalità comune è meramente commerciale, quando l’etica o scritture differenti della realtà si piegano alle volontà d’espansione dei mercati, la guerra diventa un’opzione naturale.

Nello specifico la Russia aveva tutto il diritto di andare a proteggere le popolazioni russe all’interno dell’Ucraina, martorizzate da otto anni di persecuzioni belliche nel territorio. Allo stesso modo ha tutto il diritto di pretendere che le zone al suo confine non siano occupate militarmente dalla NATO.

Sbaglia quando forza la situazione su Kiev. In quel modo mette a rischio la tendenza al multipolarismo – che vuol dire relazioni pacifiche tra sovranità indipendenti – perché prefigura una divisione in blocchi di potenza.

Ma la reazione dell’Occidente è a dir poco guerrafondaia. A dir poco. Non riconoscere che la guerra in Ucraina è scoppiata nel 2014, foraggiare un cuore neonazista al centro dell’Europa in chiave anti-russa (c’è anche la Polonia), minacciare l’entrata della Finlandia all’interno dell’Alleanza Atlantica, significa alimentare una propensione all’allargamento del conflitto.

L’assenza di un forte movimento dei lavoratori che si batta per la pace, la visione questi liberal, esaltati dalle bandiere ucraine in spregio alle ragioni del buon senso, richiamare gli Stati all’uso della forza, determinano angoscia e preoccupazione. Si cade così nel tranello statunitense. Tranello bellicoso e incurante degli interessi europei.

Il Governo Draghi, il peggiore della storia repubblicana (al pari del Governo Monti forse), si muove nel più squallido asservimento delle veline di Washington. Per chi non lo avesse ancora compreso, questo è stato il vero motivo della defenestrazione del Governo Conte. Non il Covid, ma le relazioni internazionali. Anche la Germania, dopo anni di autonomia Merkeliana, è stata richiamata all’ordine belligerante dei Dem d’oltreoceano.

Lo so, nessuno lo sta comprendendo, ma un conflitto aperto e generalizzato non è stato mai così alle porte. Si vede che la debolezza statunitense è molto più radicata di quello che si poteva immaginare ma che i suoi apparati politici, militari, finanziari, non accettano nuovi equilibri internazionali.

Questa mentalità può portare a una guerra. Soprattutto quando gli altri sono considerati illegittimi di per sé se non si ammaestrano ai loro interessi commerciali. Gli USA vivono anche di una grossa frattura interna. Quella guerra civile, yankee/dixieland, non è mai stata assorbita. E oggi è riproposta in una continua delegittimazione tra controparti.

Quegli apparati hanno forse bisogno di una grande missione per ricompattare il Paese, missione che nel secolo scorso si chiamava anti-comunismo e che per qualche anno ha preso le sembianze del terrorismo internazionale. Ma passate le emergenze quelle contraddizioni interne, che covavano in superficie, sono riesplose.

La reductio ad Hitlerum è atteggiamento pericolosissimo. Opaco e ottuso. La volontà di umiliare la Russia può scatenare reazioni a catena agghiaccianti.

Trovarsi privati di classi dirigenti all’altezza – la sottomissione della politica alle ragioni dei contabili ne è la causa -, privi di un compatto movimento del lavoratori pacifista, rende lo scenario disastroso.

Non è un caso che gli unici attori in marcia per la pace si muovono secondo logiche non appartenenti esclusivamente alla dimensione del profitto. Sui quali si ha il dovere di riporre fiducia e speranza. E si chiamano Vaticano e Cina. Papa Francesco e Xi Jinping.

Nel frattempo Israele bombarda regolarmente la Siria. Lo so nessuno lo sa. Ma anche se le cose si ignorano non vuol dire che non esistano.

Auguri.

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