L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 17 febbraio 2022

Euroimbecilandia in guerra con Ungheria e Polonia

16 febbraio 2022
STATO DI DIRITTO: UNA VITTORIA EUROPEA

La corte di giustizia boccia il ricorso di Polonia e Ungheria sul meccanismo di condizionalità. Si possono bloccare i fondi europei a chi non rispetta lo stato di diritto.


Dopo oltre sei anni di stallo, la crisi tra istituzioni europee e i governi di Polonia e Ungheria sullo stato di diritto arriva ad una svolta: la Corte di giustizia europea ha respinto il ricorso dei due paesi contro il meccanismo di condizionalità che vincola l'erogazione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto. Budapest e Varsavia chiedevano di annullare il regolamento che permette alla Commissione di sospendere i pagamenti a quei paesi membri in cui lo stato di diritto è minacciato. Polonia e Ungheria si erano rivolte alla Corte di giustizia nel marzo del 2021, definendo il meccanismo, in vigore dal 1° gennaio 2021, “un’interferenza illegale” negli affari interni dei singoli stati membri. Ora la Commissione dovrà valutare se e quando attivare il meccanismo che potrebbe privare i due stati membri di parte dei fondi stanziati nell’attuale bilancio pluriennale (2021-2027) e nell’ambito del Next Generation Eu. Finora Bruxelles ha già sospeso l’iter di approvazione del Pnrr di 36 miliardi di euro per la Polonia e di 7,2 miliardi di euro per l'Ungheria. Il rischio per Budapest e Varsavia è quindi di vedere sfumare non solo questi fondi ma almeno una parte di quelli normalmente ricevuti dal bilancio Ue. Per questo, la sentenza potrebbe portare lo scontro ad un livello ancora più alto. Come sintetizza una fonte comunitaria al quotidiano francese Le Monde, il premier polacco Mateusz Morawiecki e quello ungherese Viktor Orban lo hanno detto chiaro e tondo: “Siamo membri del Consiglio e possiamo complicare ogni dibattito”.

ISPI Daily Focus






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