L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 febbraio 2022

Far pagare ai cittadini europei il prezzo della battaglia Usa per opporsi alla multipolarità nascente che è diventata realtà con il riconoscimento da parte di Mosca delle due repubbliche popolari del Donbass

Energia: la trappola Usa scatta sull’Europa



Non è un mistero che la Russia abbia deciso il riconoscimento delle due repubbliche del Donbass dopo che alla conferenza sulla sicurezza a Monaco a cui non è stata invitata e a cui hanno invece partecipato anche oligarchi tipo Gates, pimpanti per il loro nuovo potere pandemico, era stata esclusa qualsiasi possibilità di compromesso sull’Ucraina. A quel punto è stato chiaro che l’accerchiamento della Russia sarebbe continuato comunque e naturalmente non sul piano militare dove la Nato verrebbe fatta a pezzi, ma su quello delle sanzioni. In realtà il fulcro del problema sta proprio qui: perché questi castighi vanno a colpire più l’Europa che la Russia la quale può esportare tranquillamente il proprio gas in Asia e il cui sistema produttivo ha paradossalmente ricevuto un impulso dalle difficoltà di commercio con l’occidente. Ecco perché la guerra degli Usa è condotta principalmente contro di noi per impedirci i commerci con l’Eurasia e per imporci di sostituire il gas russo con quello americano derivato dal fracking e portato via nave, dunque con prezzi assolutamente stratosferici, superiori di molte volte rispetto al gas russo e con un inquinamento ambientale enorme. La chiusura a tempo indeterminato del Nord Stream 2 è il primo passo.

Credo che questo ormai l’abbiano capito tutti, ma c’è ancora da comprendere se tali esiti siano stati in qualche modo provocati dalla stupidità dei vertici europei e Nato, dalla loro incapacità di calcolare le conseguenze dei loro atti o non si sia invece trattato di un piano lucidamente messo a punto servendosi del clima di ostilità con la Russia per far pagare ai cittadini europei il prezzo della battaglia Usa per opporsi alla multipolarità nascente e che anzi è diventata realtà con il riconoscimento da parte di Mosca delle due repubbliche popolari del Donbass. Credo che quest’ultima tesi sia quella più vicina alla realtà e cercherò di riassumerne le ragioni, grazie anche alla documentazione fornitami da un amico. La decisione insensata della Ue di preferire gli acquisti spot sul mercato invece di affidarsi a contrati di lungo periodo offerte dalle società russe, giusta per andare alla guerra, è stato ovviamente disastroso, come si poteva facilmente immaginare, i prezzi sono saliti alle stelle. Oggi però l’Arera, l’agenzia italiana per l’energia, parte integrante dell’Acer, ovvero l’analogo ente europeo ha fatto sapere nel corso di un’audizione parlamentare tenutasi nei giorni scorsi, cosa ne pensa: “Sotto il primo profilo, nell’attuale dibattito sull’incremento dei prezzi dell’energia da più parti si argomenta che, per un’area come quella europea dipendente dalle importazioni (in prevalenza dalla Russia) per l’approvvigionamento di gas naturale, aver perseguito un assetto di mercato basato su mercati a pronti (c.d. hub) sui quali scambiare il gas su base giornaliera sia stato un grave errore strategico rispetto al passato regime di negoziazioni bilaterali basantesi su contratti di lungo periodo di tipo take or pay. Tale giudizio negativo giunge ora ed a seguito dell’eccezionale incremento dei prezzi del gas sui principali mercati europei, incremento che si è ribaltato integralmente sugli utilizzatori, che l’hanno a loro volta passato sui prezzi praticati (ad esempio, il prezzo dell’energia elettrica sulla borsa italiana). Un possibile intervento per calmierare il prezzo del gas sarebbe dunque rappresentato, seguendo tale critica, da qualche forma di ritorno ad un sistema di contratti a lungo termine, abbandonando il massiccio ricorso alle contrattazioni spot sviluppatosi negli ultimi anni”

Dunque cerchiamo di capire questo processo che potrebbe essere riassunto meravigliosamente nei termini della dialettica hegeliana. Tesi: rivolgersi al mercato è conveniente ed opportuno visto i problemi geopolitici con la Russia. Antitesi: i prezzi salgono alle stelle. Sintesi: occorre tornare almeno in parte ai contratti a lungo termine, ma ormai è impossibile farli con la Russia e dunque bisogna farli con l’America benché i prezzi siano molto più alti. Perciò penso che tutta l’operazione sia stata teleguidata da Washington. E del resto anche confrontando il discorso con cui Putin ha dato l’avvio al riconoscimento del Donbass e le miserabili reazioni dei leader europei, tutta gente di eccezionale mediocrità, avvitata sulle poltrone di comando da un’oligarchia feroce e vorace si comprende bene come questa gentaglia viva alla giornata, in attesa di ordini, senza alcuna idea o strategia: dei poveracci che ci trascineranno nella povertà.

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