L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 febbraio 2022

Fermato il Nord Stream 2 gli Stati Uniti ottengono che gli aumenti del gas diventano strutturali e la chiusure delle aziende tedesche e di quelle italiane definitive, insostenibili a produrre merci con i prezzi dell'energia a questi livelli e l'inflazione che già si mangia già i profitti

Dagli Usa un altro colpo a Nord Stream 2: oltre a colpire Mosca, le sanzioni legano le mani a Berlino

 di Federico Punzi, in Esteri, Quotidiano, del 24 Feb 2022, 03:47


Il fronte gas del conflitto ucraino si accende: più difficile ora per Berlino sbloccare il gasdotto unilateralmente, ma Nord Stream 2 non è ancora morto, è vuoto ma pronto

Il presidente americano Joe Biden ha ordinato ieri alla sua amministrazione di imporre sanzioni contro Nord Stream 2 AG, la società responsabile del progetto, della costruzione e dell’operatività del gasdotto Nord Stream 2, e i suoi dirigenti. Il ceo è Matthias Warnig, già agente Stasi e amico personale del presidente russo Vladimir Putin.

Si tratta di sanzioni già autorizzate dal Congresso Usa, e fortemente supportate anche dai Repubblicani, che però tra la primavera e l’estate scorsa l’amministrazione Biden decise di non applicare, dando di fatto luce verde al completamento del gasdotto e porgendo una mano tesa alla Germania, maltrattata per anni da Trump proprio per la scelta di dipendere dal gas russo. Il 21 luglio 2021, infatti, la Casa Bianca ufficializzava la decisione, già nell’aria da maggio, di rinunciare ad applicare le sanzioni autorizzate dal Congresso alla società costruttrice del gasdotto e al suo amministratore delegato.

Cosa ci dice questo ulteriore passo, che arriva subito dopo la decisione di Berlino di sospendere il processo autorizzativo del gasdotto, di cui abbiamo esaminato ieri su Atlantico Quotidiano le possibili implicazioni? Ci dice che il fronte gas nel conflitto ucraino si sta accendendo ed è su questo fronte, come abbiamo cercato di spiegare, che gli Stati Uniti si stanno giocando non solo Kiev, ma anche Berlino (e con essa l’Europa continentale). Ma su questo vi rimandiamo all’articolo di ieri.

Si tratta evidentemente di passi programmati da parte Usa, e in una certa misura concordati tra Washington e Berlino. Nel comunicato il presidente Usa afferma di aver “strettamente coordinato” con il cancelliere Scholz, all’inizio di questo mese, “i nostri sforzi per fermare il gasdotto Nord Stream 2” se la Russia avesse invaso l’Ucraina. “Ieri, dopo ulteriori strette consultazioni tra i nostri due governi, la Germania ha annunciato che avrebbe fermato la certificazione del gasdotto”, prosegue Biden. “Oggi”, annuncia, l’ordine di imporre sanzioni, sebbene in questo caso il presidente Usa non specifichi se anche questa mossa sia stata coordinata con Berlino o se sia stata almeno avvertita in anticipo.

In ogni caso, il senso del comunicato è abbastanza chiaro: si tratta di una “catena” di decisioni che i due leader hanno esaminato insieme nelle scorse settimane e a cui, alla luce delle mosse di Mosca, è stata data esecuzione.

Nord Stream 2 era quindi parte del pacchetto delle sanzioni Usa contro la Russia, ma probabilmente Washington ha voluto aspettare, prima di annunciarle, che fosse il cancelliere tedesco a sospendere la certificazione del gasdotto, così da poterlo sanzionare senza incorrere in uno sgarbo a Berlino. La sospensione da parte tedesca era propedeutica alle sanzioni Usa.

Una decisione non facile per Scholz, ma dovuta, mantenendo fede all’impegno preso dal governo tedesco proprio con Biden, quando il presidente Usa lo scorso anno ha rinunciato alle sanzioni permettendo il completamento del gasdotto: in cambio, la Germania si era impegnata a stopparlo se la Russia avesse aggredito l’Ucraina. Cosa che è inequivocabilmente avvenuta.

L’adozione di sanzioni dirette Usa contro la società del Nord Stream 2 non solo colpisce gli interessi russi, ma in qualche misura lega le mani alla Germania: difficile infatti per Berlino sbloccare l’autorizzazione e rendere operativo il gasdotto con la società sotto sanzioni Usa (sicuramente sul piano politico, se non anche su quello tecnico), quindi in qualche misura Biden si assicura anche che i tedeschi non procedano unilateralmente ma chiedano prima il “permesso” a Washington, in pratica rinegoziando la rinuncia alle sanzioni da parte Usa, come nella primavera scorsa.

Diciamo che se l’idea a Berlino, come ha osservato nelle scorse ore qualche commentatore tedesco, era provare a Washington che la Germania è un alleato leale, ma al contempo lasciarsi aperta la possibilità, “at any time”, di sbloccare il gasdotto, le sanzioni Usa rendono questa opzione un po’ più complicata. Ma Nord Stream 2 non è ancora morto, è vuoto ma pronto.

In questa fase Biden e Scholz sembrano muoversi di comune accordo, anche se certamente lo stop dev’essere costato parecchio al cancelliere, che fino all’ultimo aveva cercato di evitarlo.

Ma se dovesse verificarsi una delle condizioni di cui abbiamo parlato nell’articolo di ieri, una interruzione dei flussi di gas russo verso l’Europa – riconducibile o meno ad una deliberata scelta del Cremlino – tale da comportare un rischio blackout o ingenti danni economici e politici, lo scenario cambierebbe e non è da escludere che Berlino e Bruxelles decidano di autorizzare Nord Stream 2, anche contro il parere Usa, dandola vinta a Putin. Dovesse verificarsi questo scenario, gli Stati Uniti non avrebbero perso solo l’Ucraina, ma anche la Germania e l’Ue, la cui neutralità de facto, a causa della loro dipendenza energetica dal gas russo, sarebbe manifesta.

All’agenzia Reuters, la Casa Bianca ha chiarito che le sanzioni non colpiscono Gerhard Schroeder, l’ex cancelliere tedesco (della SPD come Scholz), dal 2005 alla guida del comitato degli azionisti di Nord Stream e ora anche nel cda di Gazprom. Una precisazione che suggerisce come l’ipotesi che sotto sanzioni Usa finisca anche l’ex cancelliere tedesco non sia così peregrina. Certamente, sarebbe da parte americana un messaggio potentissimo a Berlino.

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