L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 febbraio 2022

Ha applicato pedissequamente le ricette di Bruxelles, l'austerità fiscale e grazie al turismo ne è uscito bene. E' stato battuta la richiesta dell'aumento del salario minimo, delle pensioni e della spesa sanitaria. La finanza ringrazia e si accontenta di interessi bassi, la politica tiene ferma i redditi della popolazione e riesce a incantare le masse

Il trionfo del premier socialista Costa alle elezioni del Portogallo
Il premier socialista Costa ha ottenuto un nuovo mandato alle elezioni anticipate di ieri, garantendosi la maggioranza assoluta dei seggi
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 31 Gennaio 2022 alle ore 15:44


Antonio Costa ha trionfato alle elezioni politiche anticipate in Portogallo. Il suo Partito Socialista ha conquistato circa il 41,7% dei voti, oltre 5 in più del 2019. Trafitto il Partito Social Democratico, principale formazione di centro-destra, fermo al 27,8%, identico risultato di tre anni fa. Il suo leader Rui Rio ha annunciato le dimissioni, nonostante i sondaggi della vigilia lo dessero testa a testa con i socialisti. Alla sua destra, ha subito l’ascesa di due formazioni minori: della destra radicale di Chega, passata dall’1,3% al 7,2% e di Iniziativa Liberale dall’1,3% al 5%.

Contrariamente a tutte le previsioni, Costa godrà della maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, avendone conquistati almeno 117 su 230. Non avrà bisogno del Partito Comunista e del Blocco di Sinistra, che avevano ritirato l’appoggio esterno al suo governo nei mesi scorsi, in dissenso sulla legge di Bilancio. Chiedevano l’innalzamento del salario minimo, delle pensioni e della spesa sanitaria. Ma Costa ha fatto del risanamento fiscale la stella polare dei suoi due governi, in carica come premier dalla fine del 2015. Ha aperto alla collaborazione con tutti gli altri partiti, tranne Chega.

Quali sono gli ingredienti del successo dei socialisti portoghesi, che da oltre sei anni dominano la scena politica nazionale in controtendenza al resto d’Europa? Come dicevamo, Costa non ha affatto abbandonato le politiche di austerità fiscale avviate dal predecessore conservatore Pedro Passos-Coelho tra il 2011 e il 2015. Il Portogallo dovette alzare bandiera bianca undici anni fa, ricevendo gli aiuti di Fondo Monetario Internazionale (FMI) ed Unione Europea per una settantina di miliardi. Tuttavia, a differenza della Grecia già nel 2014 usciva fuori dal programma di assistenza finanziaria tra lo scetticismo generale. Invece, ha saputo rimettersi in piedi, coniugando la stabilità dei conti pubblici con le riforme macro-economiche.

Elezioni Portogallo, tutti i successi di Costa

Si direbbe che Costa abbia avuto la fortuna di succedere a Coelho nel momento giusto, ossia quando le riforme iniziavano a produrre i loro frutti. In effetti, nell’anno immediatamente precedente al Covid le dimensioni dell’economia lusitana risultavano del 7,4% superiori a quelle del 2007, ultimo anno prima della crisi finanziaria mondiale. In Italia, era ancora a -4%. Nel frattempo, il deficit era stato azzerato, anche grazie al crollo degli interessi sul debito pubblico. Pensate che al momento Lisbona paga sui bond decennali un rendimento di poco superiore allo 0,60%, la metà dell’Italia e una decina di punti base in meno della Spagna.

Bisogna ammettere che buona parte della ripresa economica sia dovuta al boom del turismo. Esso incide per circa il 20% del PIL dal 12% del 2000. E proprio la crisi del settore ha colpito pesantemente l’economia domestica, crollata dell’8,4% nell’anno della pandemia e rimbalzata solamente del 4,8% nel 2021. Tuttavia, secondo l’FMI quest’anno si espanderà di un altro 5,1%, ai vertici della classifica europea. E, soprattutto, si riporterebbe nettamente sopra i livelli pre-Covid, facendo meglio di economie più grandi come l’Italia. Già quest’anno, ad esempio, il deficit scenderà al 3,2% nelle intenzioni del governo Costa, ben meno del 5,6% fissato da Mario Draghi. Con la pandemia, è salito al 5,8% e nel 2021 è già sceso al 4,4%. Cifre decisamente inferiori alle nostre.

La stessa disoccupazione oscilla intorno al 7% contro il 9% dell’Italia, così come il debito pubblico dovrebbe portarsi al 122% del PIL dal 127% dello scorso anno. In Italia, quest’anno dovremmo scendere sotto il 150%. Insomma, i portoghesi si mostrano grati al loro premier, che, sfidando le pulsioni ideologiche della sinistra, ha dimostrato pragmatismo. E così, il suo ex ministro delle Finanze, Mario Centeno, ha potuto presiedere l’Eurogruppo tra il 2018 e il 2020, a riconoscimento dell’Europa della svolta positiva di Lisbona. Il successo elettorale di ieri consentirà a Costa di governare altri quattro anni senza dovere barattare alcunché con gli altri partiti di sinistra. Nel frattempo, beneficerà anche della ripresa dell’economia dopo il Covid, grazie anche all’atteso balzo del turismo con l’allentamento delle restrizioni.

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