L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 febbraio 2022

Hanno pensato di scatenare la bolla dell'influenza covid come se fosse una guerra ma non sono riusciti nel loro intento e ora cercano la guerra calda l'unica che può togliere il capitalismo globale totalizzante dai pasticci. Ma Mosca è stata chiara, NON CI SARANNO VINCITORI, gli statunitensi pesano di circoscriverla in Euroimbecilandia ma i russi non lo permetteranno

Addio Covid, serve la guerra. Perché una Fed bellica può tutto. Anche comprare Etf

12 Febbraio 2022 - 13:00

La parola chiave dell’escalation di queste ore è COOP. Ovvero, lo stato di emergenza che libera le istituzioni Usa da ogni vincolo. E il recente de-couple fra credito ed equities invita a fare presto


La Fed non ha tempo di preoccuparsi del debito, quando si è in tempo di guerra. Così parlò Jerome Powell alla stampa il 13 maggio del 2020, paragonando appunto la pandemia a un evento bellico per giustificare le misure senza precedenti di sostegno messe in campo dalla Banca centrale Usa. Qualcosa come almeno 2,3 trilioni di dollari di liquidità per cittadini e imprese, paralizzati dai lockdown.

Nulla di nuovo. Sbirciando nel sito ufficiale della Fed, infatti, si trova un capitolo dedicato all’operatività in tempi di guerra e intitolato The Federal Reserve’s role during WWII. Righe piene di patriottismo. E di liquidità, sotto ogni forma. In primis, i war bonds, le obbligazioni legate al finanziamento dello sforzo militare contro la Germania nazista . D’altronde, è statutariamente noto che la discesa in guerra sollevi la Fed da molti vincoli. Quasi tutti. E con un Paese che ha appena toccato quota 30 trilioni di debito, questo aiuta. E rasserena un po’ gli animi.

Perché il contesto in cui si sta vivendo l’escalation delle ultime ore attorno alla questione ucraina è quello rappresentato da questi due grafici e decisamente poco edificante.

Comparazione fra Standard&Poor’s 500 e indice di fiducia dell’Università del Michigan Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Comparazione fra Pil mondiale e indice ponderato dell’inflazione globale Fonte: Bloomberg/Zerohedge

In primis, perché con un’inflazione al 7,5% che sta erodendo a tempo di record i redditi orfani dai programmi di sostegno, ogni possibile mossa vista come aiuto a Wall Street rischia di tramutarsi in boomerang elettorale al voto di mid-term di novembre. Secondo, perché ormai la stagflazione non rappresenta più una prospettiva accademica, bensì un trend globale. L’inflazione è da domanda e non da speculazione, è duratura e non transitoria. E il rallentamento della crescita è già presente, esacerbato da criticità sulla supply chain che stentano non poco a trovare una via di risoluzione.

Insomma, serve il COOP. Non l’ipermercato, bensì il Continuity of Operations Plan. Di fatto, la deroga suprema a ogni norma e vincolo, lo stato di emergenza bellica proclamato dalla Casa Bianca e che riguarda tutti i gangli vitali dell’amministrazione Usa. Fed in testa. Stampare liquidità nei bunker anti-atomici? La questione è meno caricaturale e degna di una serie fantasy di Netflix di quanto sembri. Se si entrasse in modalità COOP, la Fed potrebbe fare di tutto. Ad esempio, comprare direttamente ETF sul mercato. Ovvero, varcare i bastioni di Orione - come in Blade runner – della deriva giapponese e sostenere direttamente il mercato azionario.

Il motivo? Lo mostrano questi due grafici,

Comparazione fra Standard&Poor’s 500 ed ETF del debito ad alto rendimento Usa Fonte: Bloomberg
Comparazione fra rischio creditizio e rischio equity Fonte: Bloomberg

dai quali si nota come il canarino del credito stia rantolando un segnale di allarme per le equities. La prima immagine appare la fotocopia di quelle già viste nel terzo trimestre del 2014 e nel quarto del 2017, quando la Fed cominciò la normalizzazione dei tassi: de-couple fra bond e titoli azionari. E’ bastato che Jerome Powell cominciasse ad adombrare l’ipotesi di uno shock necessario e ineluttabile per vedere l’effetto che fa (e fermare tutto) che il mercato cominciasse a coprirsi.

E questo altro grafico

Volume di controvalori nella richiesta di prodotti derivati per copertura dal rischio Fonte: Financial Times

parla chiaro sulla magnitudo di quella corsa all’hedging nelle ultime settimane: il comparto ad alto rendimento, Re incontrastato durante i trimestri lisergici del Qe pandemico, segnala outflows da quattro settimane di fila e ha già toccato quota 11 miliardi di emorragia da inizio anno. Insomma, Wall Street sta vivendo in un mondo di cutting risk and adding hedges. Nel pieno però di un’ondata inflattiva e con prospettive di crescita da pre-recessione: davvero la Fed può permettersi di normalizzare i tassi? O, forse, occorre qualcosa che giustifichi un approccio diametralmente opposto?

Negli ultimi dieci giorni, infatti, sono state ben tre le emissioni obbligazionarie annunciate e poi ritirate, citando le avverse condizioni di mercato come giustificazione. La prima quella di Ion Analytics, capace di far suonare l’allarme a Washington e nelle ultime 72 ore quelle di AnaCap Financial Europe e Prax Group, quest’ultimo un gruppo energetico britannico che ha alzato bandiera bianca nonostante un rendimento offerto dell’11%. Insomma, la guerra serve. Magari anche soltanto accennata, persino soltanto simulata come in un enorme e spaventoso war game globale. Perché altrimenti potrebbe essere il mercato la prossima Ucraina.

Nessun commento:

Posta un commento