L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 febbraio 2022

La Banca centrale cinese non può non intervenire e le grandi onde si placano

Rublo in caduta libera e file ai bancomat, la Russia si prepara al giorno più lungo

27/02/2022 - 22:33

Già conferme di lunghe code per prelevare e un tasso di cambio che dagli 83 per dollaro di venerdì oscilla fra 98 e 115. Come argine, solo riserve auree e rialzo dei tassi. O un blitz della Cina?


Più che i 40 minuti di attesa per prelevare che appaiono già la normalità nei bancomat del centro di Mosca, a far paura in vista del primo giorno di contrattazioni della settimana sono i tassi di cambio del rublo. Se questo grafico

Andamento del tasso di cambio rublo/dollaro Fonte: Bloomberg

mostra la chiusura da profondo rosso a 83 rubli per dollaro di venerdì, le prime indicazioni che giungono dalle banche russe sono da pelle d’oca.

Si passa dai 98.08 di Alfa Bank ai 99.49 di Sberbank PJSC, fino ai 105 di VTB Group e ai 115 di Otkritie Bank. Un massacro. Che nulla potrà scongiurare, nemmeno i colloqui che cominceranno sempre domani in Bielorussia. Per il semplice motivo che i traders stanno operando in modalità Margin call, inteso come il film e la sua battuta più celebre: Be first, be smarter or cheat, E quasi tutti opteranno per la prima ipotesi: vendere tutto e subito, salvo chiedersi magari in un secondo tempo il perché. Il rischio per la Russia è chiaro: bank run che possano esacerbare la tensione sociale interna e dollarizzazione dell’economia, l’esatto contrario di quanto auspicato negli ultimi anni da Vladimir Putin e in parte ottenuto dalla politica di diversificazione delle riserve dalla Bank of Russia.

La quale, almeno sulla carta, ora rimane con sole due opzioni immediatamente disponibili. Vendere parte delle riserve auree, stimate da Credit Suisse in 150 miliardi di dollari e ammesso che il mercato sia ricettivo, stante la vaghezza dei regime sanzionatorio. E alzare ulteriormente i tassi, in caso realmente il rublo precipitasse troppo al di sotto della soglia psicologica di 100 sul dollaro. Comunque sia, il colpo iniziale sarà durissimo. Ma, paradossalmente, servirà da stress test. Perché più di un operatore fa notare come, in linea di ufficialità, gli USA non abbiano affatto adottato misure dirette rispetto all’accesso delle banche russe in SWIFT, quindi da Oltreoceano potrebbe spirare un paradossale vento favorevole garantito dall’unwind di posizioni difensive create prima del fine settimana, proprio nel timore che Joe Biden scegliesse l’opzione nucleare. Invece, potere del clearing sul dollaro e del suo effetto benchmark in favore del biglietto verde a livello di scambi globali, la Casa Bianca ha mandato avanti l’Ue.

E proprio l’Europa potrebbe rendersi conto da subito quale potrebbe essere il prezzo di questa postura avanguardista, oltretutto rafforzata oggi dalla chiusura del suo spazio aereo ai voli russi e dalla messa al bando dei media ritenuti collaterali al Cremlino. A fronte di un bagno di sangue sui mercati e all’ipotesi di un rogo di riserve in stile turco per resistere in qualche modo - non potendo formalmente la Banca centrale vendere valuta estera per sostenere il rublo - ma a rischio di un malessere interno che sfoci in rivolta, Vladimir Putin potrebbe lanciare immediatamente contro-sanzioni senza precedenti che vadano a colpire al cuore l’economia del Vecchio Continente. A partire dal gas, nonostante la rassicurazione odierna da parte di Gazprom sulla regolarità dei flussi.

Qualcuno, poi, azzarda l’estremo scenario: se la Russia accettasse un atteggiamento meno rigido in sede di colloqui, la Cina potrebbe intervenire direttamente in sostegno dell’economia amica. Quantomeno per guadagnare un profilo di mediazione che né gli Usa, né tantomeno un’Europa intenta ad armare Kiev possono rivendicare. E se il mercato dovesse prezzare una PBOC pronta al sostegno di medio periodo, l’impatto sanzionatorio potrebbe evaporare rapidamente. E l’Ue ritrovarsi con un problema energetico e di export che non può permettersi. Il giorno più lungo sta per cominciare, allacciare le cinture.

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