L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 febbraio 2022

La deriva terroristica/infamante del governo Draghi viene smontata pezzo per pezzo

“Gli agenti non vaccinati devono riavere lo stipendio”: la storica decisione del Tar

8 Febbraio 2022, 12:36

Il Tar del Lazio infligge l’ennesimo, durissimo colpo al Green pass e alle strategie di contrasto della pandemia del governo italiano, sentenziando: “Non si può privare dello stipendio gli agenti penitenziari non vaccinati”. Il presidente della Quinta sezione Leonardo Spagnoletti ha infatti emesso tre decreti cautelari con i quali è stata sospesa l’efficacia del provvedimento governativo che aveva privato della retribuzione alcuni dipendenti del ministero della Giustizia che continuavano a rifiutare la somministrazione dei farmaci anti-Covid.


Come spiegato da Sarina Biraghi sulle pagine della Verità, Spagnoletti ha evidenziato come i ricorsi prospettino “in sostanza profili di illegittimità costituzionale della normativa concernente l’obbligo, per determinate categorie di personale in regime d’impiego di diritto pubblico, di certificazione vaccinale ai fini dell’ammissione allo svolgimento della prestazione lavorativa”. Aggiungendo inoltre che la privazione dello stipendio crei un “pregiudizio grave e irreparabile”.


Il vaccino, dunque, sarà anche importante, ma privare una persona che lo rifiuta dello stipendio costituisce una grave sproporzione. Una decisione che ora potrebbe trasformarsi in vero e proprio spartiacque, aprendo una finestra importante per tutti i lavoratori del mondo pubblico che si trovano a loro volta a dover scegliere tra lo stipendio e l’obbligo di vaccinazione imposto dal governo. Settori, come la scuola, nei quali non viene nemmeno riconosciuto un assegno alimentare a chi non si sottomette ai diktat della politica.


Marcello Pacifico, presidente Anief, ha ricordato come sia stato fissata per il 16 marzo “la data di discussione della questione di legittimità costituzionale dello stesso obbligo vaccinale per un dipendente escluso dalla frequenza dell’azienda sanitaria. Inoltre c’è anche la Corte di Giustizia europea che dovrà decidere sulla compatibilità dell’obbligo vaccinale con il diritto comunitario per il personale sanitario italiano sollevato dal tribunale del lavoro di Padova”.

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