L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 febbraio 2022

La proprietà della casa è parte integrante dei risparmi degli italiani e la testa di legno di Draghi, obbediente alla finanza rapace internazionale la deve picconare per servirla su un piatto d'argento ai suoi padroni

Riforma del catasto prossimo terreno di scontro nella maggioranza ‘draghiana’
Sarà la riforma del catasto la prossima materia su cui i partiti della maggioranza di governo si scontreranno in Parlamento
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 21 Febbraio 2022 alle ore 12:25


Quanto accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì scorso è stato un segnale preciso inviato dai partiti della maggioranza al governo Draghi. Questi è stato battuto per quattro volte in Aula da maggioranze variabili: Lega e Forza Italia insieme a Fratelli d’Italia; PD e Movimento 5 Stelle; Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e Coraggio Italia. Chi avesse avuto dubbi, adesso saprebbe che in Parlamento non esiste più alcuna maggioranza che ciecamente sostenga l’esecutivo.

Sulla riforma del catasto si consumerà a giorni un nuovo scontro tra i partiti. Settimana scorsa, a seguito degli “incidenti” parlamentari, la Commissione Finanze della Camera, presieduta da Luigi Marattin (Italia Viva), ha concordato con gli esponenti del governo di rinviare alla fine del mese la discussione sulla legge delega in materia fiscale. Serve tempo per raffreddare gli animi e cercare una mediazione tra i partiti da un lato e tra questi e il governo dall’altro. Quale che sia la posizione di ciascun gruppo, infatti, tutti lamentano il mancato coinvolgimento di Palazzo Chigi nell’esame dei dossier.

Non sarà facile trovare un’intesa, anzi sembra al momento molto improbabile che ci si riesca. Lega e Forza Italia (e Fratelli d’Italia dall’opposizione) non vogliono che la riforma del catasto si riveli un’ennesima stangata sulle case degli italiani. Il Partito Democratico si mostra molto favorevole, sostenendo la necessità di mettere ordine alla materia e di aggiornare i valori catastali, fermi al 1989. Dal canto suo, la linea ufficiale del premier Mario Draghi resta questa: nessun aggravio fiscale, almeno fino al 2026, perché i saldi di bilancio resteranno invariati.
Riforma del catasto e stangata fiscale

Tuttavia, questo non significa che alcune famiglie non subiranno anche una forte impennata delle imposte e altre che non beneficeranno di riduzioni fiscali.Grosso modo, chi vive in città ci perde e chi vive in periferia ci guadagna. Sta di fatto che nell’ultimo decennio la tassazione sugli immobili in Italia sia stata triplicata. I prezzi delle case sono precipitati mediamente di un quarto rispetto al 2007, mentre altrove in Europa sono aumentati, spesso anche in misura allarmante. La riforma del catasto rischia di assestare un nuovo colpo al mercato immobiliare. D’altra parte, Draghi subisce le pressioni della Commissione europea, desiderosa di ottenere un ulteriore aumento della tassazione sulle proprietà.

Se già una materia così scottante avrebbe dilaniato qualsivoglia maggioranza parlamentare, figuriamoci questa sfilacciata in un anno pre-elettorale. Sarà per questo che giovedì scorso Draghi ha avvertito la necessità di salire al Quirinale per parlare con il presidente Sergio Mattarella tra l’altro proprio delle difficoltà del suo governo a implementare l’agenda delle riforme. Il premier ha avvertito i partiti che o lo lasceranno lavorare o getterà la spugna. Nessun leader della maggioranza vuole il voto anticipato, ma nessuno può permettersi di cedere su un terreno elettoralmente minato come la riforma del catasto. Il punto è che neppure Draghi può permettersi dal canto suo di continuare a rinviare dossier dopo dossier. Come se ne uscirà la maggioranza XXL, non è possibile saperlo. Con buona pace di cosa prometta il governo, la stangata ci sarà, almeno per buona parte delle famiglie, non necessariamente più economicamente fortunate. Non potranno vincere tutti in Parlamento.

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