L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 febbraio 2022

La realtà incombe, i vincoli impossibili di Euroimbecilandia, e la fuga non riuscita di Draghi, questo è il peggio dell'Italia che ci governa grazie a Mattarella Mattarella

Mario Draghi, la profezia di Luigi Bisignani: "Farà una figura barbina in Europa. Ecco perché Giorgetti voleva scappare"



01 febbraio 2022

Mario Draghi, la profezia di Luigi Bisignani: "Farà una figura barbina in Europa. Ecco perché Giorgetti voleva scappare"

“Mario Draghi ha messo tutte le sue forze per scappare da Palazzo Chigi e andare al Quirinale”. Ne è convinto Luigi Bisignani, che ha concesso ad Alberto Maggi una lunga intervista per affaritaliani.it. L’ex faccendiere ha offerto la sua chiave di lettura per spiegare quanto accaduto nella settimana che si è conclusa con la rielezione di Sergio Mattarella.


Secondo Bisignani, Draghi “non ne può più di fare il presidente del Consiglio, con il Pnrr che in estate farà una figura barbina in Europa”. La causa sarebbe da ricercare in “una squadra di governo totalmente inadeguata da Colao a Giovannini, da Franco a Cingolani. È stato anche Giorgetti a convincere Draghi perché il ministro leghista non vuole metterci la faccia e scapperà dal suo ministero, visto che soprattutto Colao e Cingolani massacrano ogni giorno il suo lavoro. Draghi - ha proseguito Bisignani - si era convinto di essere una specie di Madonna Pellegrina acclamata da Nord a Sud, ma se ci avesse provato sul serio avrebbe avuto 250 franchi tiratori in Parlamento”.

Quando il premier ha compreso che non sarebbe riuscito a salire al Quirinale, nonostante il lavoro nell’ombra dei cosiddetti “draghiani”, allora ha parlato con Sergio Mattarella: “Chiamandolo prima, e lo ha pregato di restare dando la colpa ai politici dilettanti. E Mattarella? Non aspettava altro - è la convinzione di Bisignani - come ho scritto il 2 febbraio 2020 in un editoriale su Il Tempo, da allora era partita l’operazione della sinistra Dc per arrivare al Mattarella bis. Da grandissimo e fine politico - ha chiosato - ha lasciato fare i suoi e si è messo da parte”.

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