L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 febbraio 2022

La televisione ci ha fatto vivere in maniera drammatica l'influenza covid e l'Islanda conferma quello che nella letteratura medica si è sempre saputo l'immunizzazione naturale resta quella dei farmaci sperimentali è stata una farsa senza soluzioni di continuità

L’Islanda si libera dai vaccini



Mercoledì scorso il ministro della salute dell’Islanda annunciato che oggi sarebbero cadute tutte le restrizioni covid e le indicazioni per la vaccinazione perché è evidente che i preparati a mRna hanno totalmente fallito e l’unico modo di liberarsi dal virus è farlo circolare liberamente. Guarda un po’ era ciò che suggeriva la scienza epidemiologica per una sindrome influenzale fino alla fine 2019, ma che poi è stata a completamente abbandonata e sacrificata sull’altare di un disegno distopico e di interessi finanziari o anche di miserabili conti di bottega. Si tratta del primo Paese dell’occidente in cui è stata ripristinata completamente e senza ipocrisie la libertà di cura anche perché con le vaccinazioni non ci sono mai stati tanti infettati: chi vorrà vaccinarsi e farsi la terza, la quarta, la quinta dose, libero di farlo, ma anche liberi quelli che invece non voglio offrire il braccio agli esperimenti degli apprenditi stregoni e rischiare conseguenze. Del resto non si vede cosa possano servire i vaccini visto che la variante omicron è ormai molto lontana dal virus originario e anzi, come risulta dai dati del Cdc americano, chi si è fatto le punture di rito ha maggiori probabilità di essere infettato e per quanto riguarda i più deboli anche di subire l’ospedalizzazione.

Certo la cupola pandemica che comprende anche i potentati finanziari è troppo potente perché il ministro di un qualunque Paese possa apertamente dire tutta la verità e così il ministro islandese ha evitato di dire che i vaccini non servono, ma solo che non bastano. Il sottinteso è che l’immunità naturale è di gran lunga migliore, come del resto ha ammesso lo stesso Gates, ma diciamo che così si salvano le forme. In ogni caso il concetto è chiarissimo: “la diffusa resistenza della società al Covid è la via d’uscita più importante dall’epidemia e per raggiungere questo obiettivo, devono essere contagiate dal virus quante più persone possibile perché i vaccini non bastano”. Ma una cosa è chiara: con questa (tardiva) vittoria della scienza, quella vera, sulla pandemia politica, ogni pressione vaccinale è scomparsa. Chiunque pensi ancora di aver bisogno di proteggersi con regolari dosi di un vaccino inutile e rischioso è libero di farlo, coloro che invece decideranno contro il trattamento come prevenzione profilattica contro il Covid non saranno in alcun modo limitati o forzati di fatto a sottoporsi a un trattamento medico. Di fatto significa l’abbandono totale della narrativa.

Questo avviene in Islanda perché si tratta di una piccola comunità di circa 370 mila abitanti un terzo dei quali residenti nella capitale Reykjavik, dunque di un mercato molto marginale rispetto ai grandi affari, ma poi con così poche persone è difficile che le bugie reggano a lungo: non puoi dire, tanto per fare un esempio che gli ospedali sono pieni perché si saprebbe subito che è una balla, non puoi spacciare un malato terminale di cancro per vittima del covid e via dicendo. Inoltre alcuni sondaggi stavano mostrando una rapida erosione del consenso del primo ministro Katrín Jakobsdóttir che già appartiene a un movimento verde in caduta libera e arrivato terzo nelle ultime elezioni. Nelle comunità piccole, a differenza di quelle grandi si può e dunque si vuole toccare con mano, insomma è molto più difficile creare la realtà come avviene altrove: tanto per fare un esempio di attualità in Germania, dove l’istituto che dovrebbe dare le cifre delle reazioni avverse da vaccino, il Paul Erlich Institut presenta cifre 13 volte inferiori a quelle che invece vengono desunte dalle assicurazioni malattia. Dunque non c’è da meravigliarsi se la piccola Islanda sia quella che per prima torna alla realtà, come prima o poi accadrà dovunque. Ma attenzione perché altre menzogne sono già in agguato per rendere i green pass eterni: la pandemia è un evento politico, non sanitario e solo attraverso la politica ci si potrà liberare.

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