L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 febbraio 2022

L'importanza strategica del ricatto sulla salute è stata colta perfettamente dalla Germania. Nella guerra contro i propri cittadini i governi occidentali si stanno attrezzando, perchè Paura&Terrore è il metodo di governo che ci aspetta, la democrazia non basta più. Con i vaccini che non vaccinano si sono modificati i sistemi immunitari indebolendoli, basta un patogeno qualsiasi per far scattare una qualsiasi pandemia con i mezzi d'informazione a disposizione chiudono e aprono quando vogliono


31 GENNAIO 2022

La Germania come nuovo centro globale per il monitoraggio e la prevenzione di nuove minacce pandemiche. È questa una delle ultime eredità che Angela Merkel ha regalato ai suoi successori, tentando di trasformare Berlino in una sorta di roccaforte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Per capire di che cosa stiamo parlando dobbiamo fare un passo indietro e tornare nel settembre 2021. L’allora cancelliera, giusto qualche mese prima di ritirarsi dalla scena politica, fu protagonista dell’inaugurazione di un hub dell’OMS situato nel cuore di Berlino. Il WHO Hub for Pandemic and Epicemic Intelligence è stato ufficialmente lanciato nel corso di una cerimonia alla quale hanno presenziato, tra gli altri, la stessa Merkel e il capo dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, entrambi immortalati nell’atto di tagliare il nastro cerimoniale.

In un primo momento, l’hub staziona presso il campus della Charité a Mitte; in seguito – non è dato sapere quanto – è previsto il suo trasferimento a Moritzplatz, in quel di Kreuzber, sempre a Berlino. La struttura, stando a quanto riferito dal ministro della Salute Jens Spahn, è sostenuta anche dal governo federale, che dovrebbe stanziare circa 30 milioni di euro all’anno. Andando oltre gli slogan, la delicata missione del centro consiste nell’impedire che un’altra pandemia possa diffondersi come accaduto con il Sars-CoV-2. Scendendo nei dettagli, il distaccamento tedesco dell’Oms è chiamato a raggruppare dati su malattie e virus, così da analizzarli e ipotizzare vari scenari creati sulla base di complessi modelli informatici. In questo modo, il mondo dovrebbe poter essere in grado di attuare le giuste misure in caso di una nuova pandemia.

Non solo: la missione del centro è quella di scoprire il prima possibile gli agenti patogeni delle future emergenze sanitarie. Insomma, l’auspicio è impedire che un virus o un batterio possa diffondersi in tutto il mondo senza che nessuno possa rendersene conto. “L’hub dell’OMS per l’intelligence pandemica ed epidemica è progettato per sviluppare l’accesso ai dati, gli strumenti analitici e le comunità di pratica per colmare queste stesse lacune, promuovere la collaborazione e la condivisione e proteggere il mondo da tali crisi in futuro”, ha spiegato Michael Ryan, direttore esecutivo del programma di emergenza sanitaria dell’OMS.

Un Hub pandemico nel cuore di Berlino

Il giorno dell’inaugurazione, lo scorso primo settembre, un raggiante Ghebreyesus spiegava alla stampa che il WHO Hub for Pandemic and Epicemic Intelligence sarebbe stata una sorta di agenzia di raccolta dati che, mediante l’ausilio di un supercomputer, avrebbe lavorato sulle informazioni sanitarie ottenute, provenienti da tutto il mondo, per poi avvisare governi e istituzioni in caso di eventuali minacce. L’hub, nelle intenzioni dell’OMS, avrebbe quindi riunito scienziati, innovatori, responsabili politici e rappresentanti della società civile per lavorare oltre i confini e le discipline, affidandosi alle ultime innovazioni nella scienza, all’intelligenza artificiale, all’informatica quantistica e ad altre tecnologie all’avanguardia. Tutto molto bello, anche se oggi, a distanza di quattro mesi dal taglio del nastro, ancora tutto tace.

Abbiamo utilizzato il condizionale perché il centro non è ancora quasi per niente operativo. Una manciata di dipendenti, per lo più appaltatori, ha inizialmente lavorato da un ufficio temporaneo a Berlino, salvo poi trasferirsi a Ginevra e in altre parti del mondo, in attesa dell’apertura del loro ufficio permanente. Sembrerà strano, ma nonostante questi ostacoli l’hub ha un capo conclamato. Si tratta di Chikwe Ihekweazu, un epidemiologo nigeriano che in precedenza ha guidato il Center for Disease Control della Nigeria. “Il mondo deve essere in grado di rilevare nuovi eventi con potenziale pandemico e monitorare le misure di controllo delle malattie in tempo reale per creare un’efficace gestione del rischio pandemico e epidemico. Questo hub sarà la chiave di tale sforzo, sfruttando le innovazioni nella scienza dei dati per la sorveglianza e la risposta della salute pubblica e creando sistemi in base ai quali possiamo condividere ed espandere le competenze in questo settore a livello globale”, ha dichiarato trionfante Ghebreyesus durante il day one, forse tradendo un po’ troppo ottimismo.

Il ruolo della Germania nell’OMS

Per quale motivo, su tutte le città a disposizione, l’OMS ha scelto proprio la capitale della Germania? La spiegazione istituzionale può essere ricavata dalle parole rilasciate dall’ex sindaco di Berlino, Michael Muller: “La decisione dell’OMS a favore di Berlino e la stretta collaborazione del suo hub con la Charité sottolinea l’elevata attrattiva della nostra città come luogo di eccellente ricerca e dialogo internazionale”. C’è chi ritiene che la scelta dell’OMS possa essere dettata da ragioni di ben altra natura; la Germania, infatti, ha staccato un assegno dal valore di 100 milioni di dollari (circa 86,4 milioni di euro) come investimento iniziale per finanziare l’hub.

Ma non è finita qui, perché l’OMS, dallo scoppio della pandemia di Covid-19 in poi, è stata più volte coinvolta in aspre contese geopolitiche. Nel 2020 Donald Trump ha ritirato i finanziamenti degli Stati Uniti all’agenzia con sede a Ginevra accusandola di essere eccessivamente filocinese, arrivando così a minarne la legittimità. Quasi in contemporanea, la Cina ha utilizzato l’OMS per incrementare la propria influenza a livello globale, promuovendo la Via della Seta della Salute. Data la situazione sempre più tesa tra le due potenze più importanti del mondo, l’OMS ha iniziato a puntare sulla Germania come nuovo baluardo di stabilità. La crescente leadership tedesca nell’agenzia è andata di pari passo con il decisivo ruolo che nei mesi scorsi Berlino ha giocato dietro le quinte. Ricordiamo che quando nel maggio 2020 Trump ha chiuso i rubinetti dei finanziamenti Usa all’ente, la Germania ha subito riempito il vuoto diventando quell’anno il finanziatore numero uno dell’organizzazione.

“Tutto il lavoro relativo alla preparazione alla pandemia e all’epidemia deve avvenire prima dell’inizio di un’epidemia. Il collegamento e l’analisi dei dati e la capacità di rilevare e valutare meglio i rischi di eventi di malattia nelle loro fasi iniziali prima che amplifichino e causino morte e sconvolgimento della società, è ciò su cui si concentrerà l’Hub dell’OMS. Siamo grati che partner come la Germania e la cancelliera Merkel si stiano unendo al mondo su questo percorso necessario”, ha concluso Ghebreyesus in fase di presentazione. Ma la scelta tedesca nasconde anche ragioni politiche e tecnocratiche, quasi come se l‘efficienza della Germania potesse riflettersi sull’operato dell’hub pandemico. Resta tuttavia da capire se il potere di Berlino basterà, da solo, per superare le grane burocratiche di un’Organizzazione Mondiale della Sanità che, nei momenti di urgenza, si è spesso rivelata inefficace.

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