L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 16 febbraio 2022

L'influenza covid viene usato a secondo le convenienze dei decisori politici. Resta comunque strumento privilegiato per immettere Paura/Terrore ormai nuovo metodo di governo

COVID 1914 FEBBRAIO 2022 12:56

Cosa succede in Nuova Zelanda, da Paese Covid free al record di contagi: “Mai vista una cosa simile”

Record di casi dovuti alla variante Omicron in Nuova Zelanda, che nei mesi scorsi era stata dichiarata Covid free. La premier Jacinda Ardern ha annunciato l’entrata in vigore della “fase 2” della pandemia: “Mai sperimentato una cosa simile in passato”.

A cura di Ida Artiaco

"Stiamo entrando in una fase nuova della pandemia, nulla che abbiamo già sperimentato in passato. Per la prima volta in due anni i neozelandesi avranno a che fare molto di più con il Covid. Sarà un periodo di rischio come non lo abbiamo mai vissuto". Non usa giri di parole la premier Jacinda Ardern per spiegare ai suoi concittadini cosa sta succedendo in Nuova Zelanda, che nei mesi scorsi era stata dichiarata Covid free, alle prese con una impennata di contagi collegati alla variante Omicron del Coronavirus. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati a livello nazionale 981 casi, in aumento rispetto agli 810 di domenica e ai 454 di sabato. I casi attivi sono quasi cinquemila ma secondo gli esperti il numero reale potrebbe essere molto più alto, sia per i ritardi nell'analisi dei tamponi sia perché quest'ultimi vengono consigliati soltanto a chi ha sintomi o è stato un contatto diretto di positivo.

Nelle scorse la premier ha annunciato che il Paese entrerà nella "fase 2" della sua risposta a Omicron, in cui i tempi di isolamento domiciliare saranno ridotti da 14 a 10 giorni e ci si baserà maggiormente sul tracciamento dei contatti tramite app e questionari online, piuttosto che sulle indagini di ciascun caso da parte di funzionari sanitari. Quest'ultima decisione sarebbe vista come un'ammissione del fatto che il tracciamento dei contatti sta già raggiungendo la sua capacità massima. L'obiettivo, in vista del picco che dovrebbe essere raggiunto a marzo, è quello di non fermare le attività essenziali a causa delle infezioni in aumento.

Ardern e la direttrice generale della salute, Ashley Bloomfield, hanno affermato che stanno cercando di evitare quello che hanno definito un "ping-mageddon", il blocco del Paese a causa dell'eccessivo numero di positivi e contatti di quest'ultimi. Le scuole e le aziende restano aperte. "La mia opinione è che i neozelandesi hanno una grande capacità di adattamento", ha detto Ardern. "È questa una fase diversa, ma penso che i neozelandesi siano pronti. Penso anche che sappiano che dobbiamo essere vigili ma che si deve riconoscere che è un momento molto diverso dalle altre fasi della pandemia. Noi ora abbiamo protezioni che prima non avevamo".

Intanto, il malcontento cresce. Proteste ci sono state nelle scorse ore in tutto il Paese ed in particolare a Wellington contro le misure anti-Covid ispirata ai "Convogli della libertà" (Freedom Convoy) in Canada. Come ad Ottawa i manifestanti neozelandesi, che sono al sesto giorno consecutivo di sit-in fuori dal Parlamento, si oppongono alle rigide restrizioni imposte dal governo contro la pandemia e chiedono la fine dell’obbligo di vaccino. La polizia ha arrestato in totale 122 persone e usato gli idratanti per disperdere la folla. Nel frattempo, venti fino a 130 chilometri orari stanno sferzando Wellington e altre parti della Nuova Zelanda e le autorità hanno invitato la popolazione a evitare tutti i viaggi non essenziali, con molte strade bloccate da smottamenti di fango o inondazioni causati dal ciclone Dov.

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