L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 febbraio 2022

Mentre l'industria, il trasporto, il commercio è sul lastrico, il fantomatico duo euroimbecille e atlantista, con gli occhi foderati dall'ideologia statunitense, sono per il dialogo a parole mentre mettono sanzioni su sanzioni alla Russia e forniscono la Nato di uomini mezzi e armi per irritarla sempre di più. Il realismo politico non fa parte del retaggio culturale del governo tutto, ormai uccidere gli italiani è un sport che TUTTI i nostri decisori politici ci si sono dedicati con anima e corpo

Ucraina, l’Italia detta la linea. Con Di Maio e Guerini
Di Francesco Bechis | 08/02/2022 -


In audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa congiunte i ministri Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini spiegano la linea del governo italiano nella crisi ucraina. Dialogo e deterrenza, doppio binario ma non doppio gioco. Italia con Nato e Ue, le proposte di Putin irricevibili. Fronte compatto tra i partiti

Due binari, una sola strategia. L’Italia prende posizione sulla crisi in Ucraina. Lo fa con l’audizione di fronte alle Commissioni Difesa e Esteri congiunte dei rispettivi ministri Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio. Deterrenza e dialogo. Sì al doppio binario, no alla doppiezza. “L’Italia dal 2014 non ha mai smesso di difendere e sostenere l’integrità territoriale e la piena sovranità dell’Ucraina – esordisce il ministro degli Esteri del Movimento Cinque Stelle – fermezza e lealtà sono punti fermi dell’azione che conduciamo insieme ai nostri partner occidentali e alleati”.

Dunque i punti fermi del governo italiano. “Sostegno agli accordi di Minsk, al cui rispetto sono legate le sanzioni Ue. Contributo al dialogo e al confronto tra Russia e Ucraina con la Nato e l’Osce. Valorizzazione del ruolo dell’Ue nella crisi”. “Bisogna insistere nel dialogo ma anche inviare con determinazione un messaggio inequivocabile – aggiunge Guerini – qualsiasi aggressione a Kiev avrebbe gravi conseguenze. Il rapporto transatlantico è il cardine della sicurezza e della pace in Europa, chi tenta di dividerci rimarrà deluso”.

Nessuna ambiguità. Da Montecitorio l’Italia invia un messaggio alla Nato e all’amministrazione Biden: sull’escalation ucraina anche a Roma si parla con una voce sola. Dall’audizione di Guerini e Di Maio arriva infine un chiarimento dopo settimane di silenzi alternati da prese di posizione del governo e del premier Mario Draghi ritenute da alcuni osservatori internazionali insufficienti a chiarire il collocamento italiano nella crisi.

Più di centomila soldati russi in tenuta da combattimento sono ancora schierati a pochi chilometri dal confine ucraino, mentre in Bielorussia sta per iniziare Allied Resolve 2022, l’esercitazione militare congiunta tra Minsk e Mosca. Un’invasione russa in Ucraina non è più classificata dalla Casa Bianca come imminente. Complici i negoziati che pur con fatica proseguono con un ritrovato protagonismo europeo e in particolare del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz, entrambi reduci da una missione, il primo a Mosca da Putin, il secondo a Washington da Biden.

L’Italia, assicura Di Maio alla presenza dei parlamentari, tra cui il segretario del Pd ed ex premier Enrico Letta, è allineata alla Nato. Ritiene dunque irricevibili due richieste del Cremlino: “Il ritorno alle sfere di influenza e la rinuncia della Nato alla politica della porta aperta”. L’Alleanza atlantica non può firmare cambiali in bianco con Mosca sulla sicurezza europea, dice Di Maio, né chiudere ufficialmente la porta all’Ucraina. Un eventuale ingresso di Kiev non è comunque vicino, precisa, serve un lungo percorso di riforme costituzionali.

Due sono in particolare i punti salienti nel discorso del titolare della Farnesina. Il primo: l’Italia vuole tornare protagonista della politica estera europea nel formato Quint (insieme a Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania). Un ritorno preannunciato nelle scorse settimane su Formiche.net, tra gli altri, anche dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

Il secondo: l’Italia considera il Nord Stream II, il gasdotto di Gazprom tra Russia e Germania, uno strumento che “indebolisce oggettivamente Kiev” e condivide il timore dell’Ucraina di “poter essere aggirata” dal governo russo nel transito del gas. Una presa di posizione netta su un dossier divisivo che non ha trovato in perfetta sintonia Biden e Scholz alla Casa Bianca e riguarda da vicino una crisi – il caro bollette – che agita la politica italiana. A questi va aggiunto l’auspicio di un rilancio del dialogo “di alto livello” tra Russia e Ue. Una proposta che non trova tutti d’accordo: i vertici sono infatti sospesi dal 2014, anno dell’invasione russa della Crimea, e a giugno scorso il tentativo di Francia e Germania di ripristinarli è stato bloccato dai Paesi Est-europei e dai Baltici.

Guerini da parte sua ha fatto il quadro delle operazioni che vedono l’Italia impegnata nella Nato. Al fianco Sud, considerato “prioritario”, con le navi nel Mediterraneo e la portaerei Cavour impegnata nell’esercitazione Neptune Strike. Un fronte diventato caldo in questi giorni per il transito di navi russe a pochi chilometri dallo Stretto di Sicilia dirette nel Mar Nero. A Est, in Lettonia, dove Guerini sarà in visita nei prossimi giorni, con “un battaglione di truppe alpine” e in Romania “con una task force aerea di air-policing”. Poi l’allerta, condivisa da Di Maio, su una serie di “operazioni ibride” che la Russia potrebbe lanciare al posto di una manovra militare. Anche se tutti gli scenari sono presi in considerazione, “da un’invasione propria a scenari di natura ibrida”.

Sulla crisi ucraina una volta tanto si registra la compattezza dei partiti, sia pure con dei distinguo. La Lega interviene con Paolo Formentini che fa un parallelo asiatico, “Viviamola come un momento per capire davvero cosa farebbe l’Occidente davanti ad un’ invasione cinese di Taiwan”. Vito Petrocelli, presidente grillino della Commissione Esteri del Senato, sottolinea le preoccupazioni russe nei negoziati. Il più netto è il segretario dem Letta: “Non ci sono molti spazi per i distinguo, è il momento dell’unità e della fermezza verso Mosca”.

Nessun commento:

Posta un commento