L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 febbraio 2022

Monte dei Paschi di Siena, chi fa bene il suo mestiere deve essere licenziato lo dice Euroimbecilandia, lo sostiene il governo della finanza rapace internazionale. Mps ha realizzato 388 milioni di utile ed è riuscita ad azzerare un deficit patrimoniale prospettico di 1,5 miliardi poco più di un anno fa.

Ecco perché Bastianini sarà silurato da Mps



Mps: fatti, nomi e scenari (il destino di Bastianini è segnato). L’articolo di Emanuela Rossi

La sua sorte pare segnata e si starebbe già discutendo il nome del successore. Il consiglio d’amministrazione di Montepaschi, in programma lunedì prossimo per approvare i conti del 2021 e per “una verifica di Corporate Governance riguardante la figura dell’amministratore delegato”, dovrebbe terminare con l’uscita dell’amministratore delegato, Guido Bastianini: si tratta solo di capire se sfiduciandolo – sarebbe la seconda volta dopo quanto accaduto in Carige nel 2017 – o meno.

A far precipitare la situazione sarebbe stata la richiesta di dimissioni arrivata al manager – che nel 2020 era subentrato a Marco Morelli – direttamente dal direttore generale del Mef, Alessandro Rivera, che a novembre smentì l’ipotesi nel corso di un’audizione in Parlamento. Le indiscrezioni che si rincorrono da giorni individuano le cause dell’avvicendamento nella inadeguatezza di Bastianini a gestire il board che entro l’anno dovrà varare un aumento di capitale da 2,5 miliardi, passo necessario alla successiva uscita dello Stato dall’azionariato, prorogata a novembre dopo lo stop delle trattative con Unicredit.

Va ricordato che nei primi nove mesi del 2021 – dunque sotto la guida del banchiere voluto in particolare dal Movimento Cinque Stelle – Mps ha realizzato 388 milioni di utile ed è riuscita ad azzerare un deficit patrimoniale prospettico di 1,5 miliardi poco più di un anno fa.

Intanto i sindacati di categoria hanno chiesto “un’assunzione di responsabilità da parte dello Stato azionista e chiarezza e certezze sul futuro del gruppo Mps e dei suoi lavoratori”. E se per il governatore della Toscana, Eugenio Giani (Pd), il cambio sarebbe “inappropriato”, per il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, “più dei nomi conta il futuro del Monte dei Paschi e in particolare la tutela dei livelli occupazionali”.

IL CDA DI LUNEDÌ E IL FUTURO DEL MONTE

Quello di lunedì 7 febbraio si annuncia dunque come un cda particolarmente caldo perché sono molte e “di peso” le questioni che si snodano lungo il cammino della banca senese. All’orizzonte, infatti, si staglia la nuova intesa con Bruxelles che però – secondo Il Sole 24 Ore – avrebbe tre ostacoli sul suo cammino: il peso dei costi sulle entrate, le ricadute occupazionali degli obiettivi indicati dalla Commissione Ue, la revisione del modello di business con il ripensamento del perimetro. Per quanto riguarda il primo punto, il nodo è il cost/income ratio che, nei due piani strategici approvati sotto la guida dell’attuale ad, rimane sopra i livelli chiesti dalla commissione ovvero 51% già dal 2021. Sul fronte occupazionale, invece, si è passati dall’ipotesi di 2.500 esuberi a 4.000 mila. Peraltro, nota il quotidiano confindustriale, “gli esuberi ‘volontari’, classici del settore creditizio, vanno finanziati. E il conto potrebbe superare il miliardo di costi di ristrutturazione calcolato fin qui”.

Le due questioni, poi, “pesano anche sulla costruzione dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi che dipende anche dalla ridefinizione del modello operativo della banca più antica (e oggi più travagliata) del mondo”. Un tema che sarebbe sul tavolo già da mesi.

Intanto venerdì Montepaschi ha smentito la convocazione di un cda straordinario, in giornata, per la scelta del successore di Bastianini come scritto dal Messaggero. Secondo quanto riferito dall’Ansa, “la situazione è comunque fluida e non si possono escludere accelerazioni nel weekend anche se al momento Bastianini non sembrerebbe disposto a farsi da parte”.

LA RIUNIONE DEL COLLEGIO SINDACALE

È sicuro invece che venerdì si è svolta una riunione dei sindaci di Mps dietro richiesta della Consob che – come riferito dall’Ansa – avrebbe acceso un faro su Siena. Negli ultimi giorni, infatti, sarebbero emersi dubbi sulle poste one-off, e il collegio ha voluto vederci chiaro in vista del board di lunedì. Sempre secondo l’agenzia di stampa, i sostenitori di Bastianini vedono nella riunione del collegio sindacale un tentativo di indebolirlo. Tentativo che, a questo punto, non servirebbe neppure.

CHI SUCCEDERÀ A BASTIANINI?

Nel frattempo da giorni si è scatenato il toto-nomi su chi andrà a sostituire Bastianini. Secondo Il Sole “si guarda a una figura stimata sul mercato, credibile agli occhi degli investitori – visto che ci sarà da avviare l’aumento di capitale da 2,5 miliardi “market friendly”, da offrire in opzione agli azionisti – e che sia pronto a definire con le Authority europee il nuovo piano”. I nomi più gettonati sono quelli di Alessandro Vandelli (ex Bper), Victor Massiah (ex Ubi) e Luigi Lovaglio, ex Creval.

Quest’ultimo, in realtà, sarebbe l’opzione più certa secondo Il Messaggero perché sia Vandelli sia Massiah avrebbero “impedimenti di tipo formale”: il primo ha un patto di non concorrenza con Bper fino ad agosto 2022 e il secondo avrebbe manifestato il desiderio di dedicarsi all’insegnamento universitario. Inoltre Vandelli rischierebbe di trovare al tavolo Bper in caso di spezzatino del Monte e per Massiah – “nelle pieghe della sentenza di piena assoluzione nel processo Ubi” – esistono “cavilli formali che inducono a una scelta scevra da ogni appiglio”.

LA POSIZIONE DELLA COMMISSIONE UE

Intanto si è fatta sentire anche la Commissione europea, che secondo alcuni giornali sarebbe favorevole all’uscita dell’ad. Per Il Messaggero, addirittura, sarebbe stata Bruxelles a chiedere la defenestrazione di Bastianini in quanto non “affidabile” e “inadatto a guidare la nuova fase” del Monte.

Per allontanare da sé le voci di un suo coinvolgimento, la Commissione ha voluto far sapere – tramite la portavoce Arianna Podestà – che “sta seguendo da vicino gli sviluppi” delle vicende senesi, che “è in stretto contatto con le autorità italiane” ma che “non ha alcun commento” da fare sui rumors giornalistici. Podestà ha anche ricordato che l’Antitrust europeo nel 2017 ha accettato un piano “che prevede la ristrutturazione e determinati impegni” del gruppo bancario e “come sempre, sta allo Stato membro rispettare gli impegni

e proporre modi per come rispettarli. Sta all’Italia decidere e proporre modi per uscire dal capitale di Mps, tenendo conto della decisione del 2017”. conclude.

LE INCURSIONI DELLA POLITICA

A “difendere” Bastianini ci ha pensato la politica, in particolare il Movimento Cinque Stelle – cui si deve la nomina – che ha messo in guardia dal creare instabilità per la banca. “I recenti rumors sulla posizione dell’amministratore delegato non sono segnali positivi e per il rilancio della banca e per gli stessi azionisti” ha detto Carla Ruocco, presidente pentastellata della Commissione parlamentare di vigilanza sul sistema bancario, in un’intervista a Formiche.net, mentre Daniele Pesco, componente della stessa Commissione e presidente della commissione Bilancio del Senato, ha chiesto “al Tesoro di chiarire nuovamente la situazione, per evitare di alimentare segnali e aspettative ambigue: se la gestione della banca è stata profittevole non si comprenderebbe la ragione di un eventuale avvicendamento al vertice”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il leader del Carroccio, Matteo Salvini: “La politica non può mettere in discussione l’ad di Mps, Bastianini, che ha ottenuto i migliori risultati degli ultimi anni. Il ministro Franco chiarisca: davvero è in discussione un manager che ha dimostrato che Mps può camminare?”. Si spinge oltre Stefano Fassina (LeU) per cui “il dott. Bastianini ha svolto e sta svolgendo un lavoro eccellente, come documentato dai risultati acquisiti e dalle previsioni di bilancio. Il Ministro dell’Economia – ha detto il deputato – deve venire a fare un’informativa urgente alle Commissioni parlamentari competenti e motivare le iniziative che intende prendere”.

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