L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 febbraio 2022

Monte dei Paschi di Siena o con Bastianini o con Lovaglio sempre 7/8 miliardi servono e allora non si capisce il licenziamento

Ecco il motivo per cui il Tesoro ha cacciato Bastianini da MPS
Nel giorno della presentazione dei conti 2021, il CDA di MPS ritira le deleghe all'AD Guido Bastianini e nomina Luigi Lovaglio. Ecco perché.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 08 Febbraio 2022 alle ore 15:49



Il Consiglio di Amministrazione di Monte Paschi di Siena (MPS) ha ritirato all’unanimità le deleghe all’ormai ex amministratore delegato Guido Bastianini, nominando al suo posto Luigi Lovaglio, ex Creval. Finisce così dopo neppure due anni l’avventura del manager nominato dall’allora governo “giallo-rosso” e considerato vicino al Movimento 5 Stelle, non a caso il partito che in Parlamento più ne difende l’operato. In effetti, i conti presentati nella giornata di ieri appaiono molto positivi: dopo 13 esercizi in rosso, MPS ha chiuso il 2021 con un utile netto di 309,5 milioni di euro. E’ mai possibile che il Tesoro cacci il suo stesso uomo dopo avere riportato la banca senese sulla retta via in così breve tempo?

Il fatto è che il diavolo si nasconde nei dettagli. Anzitutto, la raccolta tra i clienti risulta crollata di quasi 12 miliardi. I depositi sono scesi dai 91,5 miliardi di fine 2020 ai 79,9 del 31 dicembre scorso. La fiducia dei clienti verso la banca è di molto diminuita, anziché stabilizzarsi o risalire. Al termine del 2021, poi, MPS aveva crediti deteriorati per 4,1 miliardi di euro, in lieve calo dai 4,3 miliardi di settembre e coperti al 47,9%. Senonché il problema riguarderebbe i crediti oggetto di moratoria con la pandemia. Erano 15,5 miliardi al 30 giugno 2020 e, stando ai dati pubblicati ieri, risultavano scesi a soli 0,3 miliardi allo scorso 31 dicembre. Di questi, solamente l’1,1% segnala ritardi nei pagamenti.

Tuttavia, c’è stata solamente una copertura marginale di questi crediti potenzialmente a rischio, anche perché riguardano esposizioni verso piccole imprese ed esercizi commerciali, molti dei quali al Sud e in forte sofferenza con la pandemia. In altri termini, l’utile nel 2021 sarebbe stato conseguito a discapito di accantonamenti congrui per coprire le probabili future inadempienze dei clienti.

Il tema dei crediti MPS a rischio

Fonti interne alla banca ci spiegano che Unicredit avrebbe rotto le trattative proprio per tale ragione. Il suo AD, Andrea Orcel, si sarebbe avvedutamente alzato dal tavolo quando avrebbe fiutato gli elevati incagli potenziali a cui si sarebbe esposto comprando MPS. Finita la moratoria legata al Covid-19, molti di questi prestiti ancora formalmente in bonis finirebbero nella massa degli NPL. La cifra a rischio sarebbe, sempre secondo una fonte, un’altissima percentuale dei 15,5 miliardi sopra indicati e pare sia saltata già fuori nel novembre scorso, quando sia Orcel che Bastianini furono ascoltati dalla commissione d’inchiesta sulle banche in audizione al Parlamento. A tale proposito, l’Associazione Buongoverno MPS esprime forti preoccupazioni sul futuro dell’istituto tramite il suo portavoce, Maurizio Montigiani, il quale ammette che di senese nella banca odierna sia rimasto ben poco, a partire dalla dirigenza, e nota come il destino si giochi ormai a Roma nei palazzi della politica.

Il Tesoro stesso ha giudicato negativamente l’operato di Bastianini, rimpiazzandolo ieri con Lovaglio. Adesso, però, il timore è che l’aumento di capitale di 2,5 miliardi di euro non si riveli affatto sufficiente. Il fabbisogno reale ammonterebbe a circa il triplo, praticamente quanto richiesto in autunno da Orcel per procedere all’integrazione con MPS. Da cosa deriverebbe, allora, il calcolo dei 2,5 miliardi effettuato provvisoriamente dal Tesoro? Pro-quota, parteciperebbe all’aumento per 1,6 miliardi, detenendo poco più del 64% capitale. Questa è la somma avanzata dagli aiuti stanziati nel 2020 alle banche per fronteggiare il Covid. Dunque, non metterebbe mano al portafogli con nuove risorse.

Tuttavia, dicevamo che serviranno sui 7-8 miliardi di ricapitalizzazione, per cui il governo dovrebbe metterne quasi 5. E il resto? Teoricamente, il mercato dovrebbe fare la sua parte, ma che riesca a coprire i restanti 2-3 miliardi di differenza sarebbe al momento proibitivo solo pensarlo. Il deterioramento dei crediti oggetto di moratoria al 2021 salterebbe fuori progressivamente con la pubblicazione delle trimestrali già nel corso di quest’anno.In quell’occasione verificheremo se la posizione del governo resterà inalterata o se aprirà a una maggiore ricapitalizzazione. L’esautoramento di Bastianini è solo il primo tempo di un nuovo film molto lungo. Oggi, le azioni MPS hanno aperto in netto rialzo, salendo a 97 centesimi. Il valore di capitalizzazione in borsa è sui 960 milioni, a fronte di una maxi-ricapitalizzazione richiesta di 7-8 volte maggiore.

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