L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 febbraio 2022

Senza energia si muore

Ai neoprimitivi credono all’energia facile
Maurizio Blondet 28 Febbraio 2022

Gli analfabeti funzionali – quasi la metà della popolazione italiana – sanno leggere le parole, ma non dispongono della cultura generale implicita per comprendere il senso e il contesto. Per fare un esempio semplicistico: se io scrivo “la situazione mi ricorda quella del ’15-18”, l’analfabeta legge le due cifre, ma non capisce che sto alludendo alla Prima Guerra Mondiale.

Credete che esageri? Il conoscente di un mio amico, di fronte alle preoccupazioni dall’amico espresse sulla perdita delle forniture energetiche russe, gli ha risposto che avremmo sostituito gas e petrolio russo con la fusione fredda e con la fusione nucleare, di ccui i media hanno recentemente segnalato il “successo” di un “esperimento chiave” in un laboratorio europeo.

Ora, la fusione fredda è una speranza inconcludente da oltre 30 anni; la fusione nucleare “calda” presenta il problema sostanzialmente insolubile del fatto che, se avviene, fonde il contenitore in cui si produce, di qualunque materiale sia; i tentativi di contenimento per mezzo di campi magnetici non sembrano avere un vero successo.

La cosa grave è che la persona è un laureato in fisica; eppure vive in un mondo mentale “magico”, in cui l’energia è una sorta di “fluido” facile e disponibile, com’è abituato ad avere spingendo un pulsante ed ecco, arriva la luce elettrica. Ho il sospetto che Draghi, Letta o gli altri al governo che parlano di ripudiare il gas russo, e di sostituirlo facilmente con “le rinnovabili”, nemmeno essendo laureati in fisica, condividano in tutto il facilismo magico della m maggioranza degli italiani.

Una cosa che la facoltà di fisica non ha insegnato al facilista – forse perché anche i professori lo ignorano – è l’immane sforzo trimillenario che “accendere la luce” è costato all’umanità.

La miseria energetica è stata la condizione normale del genere umano. Per millenni, anche nel mondo romano, l’energia era ridotta a quella delle deboli braccia degli uomini- magari schiavi – e aumentata molto modestamente dalla forza di cavalli, asini e buoi che tiravano gli aratri e macinavano il grano.

Solo il Medio Evo (altro che epoca oscura) aumentò decisamente il flusso energetico disponibile alla civiltà, decine di volte la forza del bue, inventando il mulino ad acqua. Nemmeno i romani ci avevano mai pensato. Nel Medio Evo ogni fiume o corso d’acqua si punteggiò di mulini che fornivano una forza motrice tale, da consentire la nascita di veri opifici, non solo macinatori di grani ma martelli per macerare gli stracci onde produrre la carta, ad esempio.

Quasi un millennio passò senza ulteriori aumenti del flusso d’energia per gli uomini; buoi e cavalli ed asini non furono sostituiti. Solo nel tardo Settecento l’utilizzo del carbon fossile rese disponibile una crescita incomparabile, centinaia di volte la forza del cavallo: nacque il motore a vapore, funzionarono i telai meccanici, fu possibile fondere il minerale ferroso in grandi quantità per produrre acciaio a basso costo in quantità tali da potere sostituire il legno nella cantieristica navale, stendere binari percorsi da locomotive di ferro, industria pesante mai vista Prima in Inghilterra, poi nella Germania della Rurhr, non a caso le acciaierie nacquero in prossimità delle miniere di carbon fossile: il solo materiale dotato di una altissima caloria specifica tale da scaldare a temperatura di fusione i metalli. O l’elettricità in tale abbondanza da ottenere l’alluminio puro ed altri metalli per elettrolisi…Per non parlare del riscaldamento domestico alla portata di tutti.

Il petrolio e al sua raffinazione – altissima energia calorica ed vantaggio, sul carbone, di essere liquido quindi facilmente trasportabile in tubature aggiunse centinaia di volte l’energia del carbone, e migliaia di volte quella fornita bruciando la legna e dal bue. Rese possibile sostiruire i cavalli e gli asini per la prima volta da3 mila anni con auto private,e la nascita della relativa industria di massa.

I neoprimitivi , bambini viziati, hanno scoperto che il carbone inquina, il petrolio anche, che bisogna ridurre il riscaldamento globale riducendo fino ad abolire i materiali energetici fossili, e sostituirli con pale eoliche, solare energie “pulite” e “sostenibili” . Sospetto che neoprimitivi credano che si può far funzionare un’acciaieria con pale eoliche; o peggio ancora, che possiamo fare a meno dell’acciaio, materiale guerresco e quindi cattivo.

Nulla sfaterà le illusioni dei neoprimitivi, analfabeti funzionali ed ecologisti viziati dalla disponibilità di “luce e calore” che rende facile la loro stolta vita di primitivi, e che non si domandano da dove venga e quanti sforzi, inventiva e ingegnosità è costata.

  

Ma dal breve racconto di questi sforzi e invenzioni che ho provato a narrare, si dovrebbe capire che l’avanzamento stesso della civiltà tecnica, del benessere materiale, perfino della crescita demografica sono stati proporzionali alla quantità bruta di energia immessa e consumata; che rispetto ai tempi di Roma è centinaia d migliaia di volte superiore ai muscoli dello schiavo. Ogni diminuzione di questo titanico flusso comporterà arretramento tecnico e scientifico, miseria, freddo fame e morte data l’impossibilità di mantenere i miliardi di vite umane attuali.

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