L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 febbraio 2022

Servi incapaci fino in fondo ma d'altra parte se abbiamo messo al governo una testa di legno della finanza internazionale i militari italiani devono solo continuare ad arrabattarsi

LA MANCANZA DEL SENSO DEL RIDICOLO


(di Tiziano Ciocchetti)
14/02/22

La crisi tra Russia e Ucraina (più alimentata dagli americani che dai russi) è fatta anche di ostentazione di potenza. Nei giorni scorsi, unità navali della Flotta del Nord della Marina Militare di Mosca sono entrate nel Mediterraneo, passando lo Stretto di Gibilterra, per poi dirigersi verso il Mar Nero.

Tale attività navale russa ha coinciso con una esercitazione trilaterale (U.S. Navy, Marine Nationale e Marina Militare) congiunta tra gruppi di portaerei nelle acque dello Ionio.

Come riportato dal sito della Ministero della Difesa: “Il giorno 6 febbraio scorso si è svolta, nelle acque dello Ionio, una significativa attività trilaterale che ha visto interagire tre differenti gruppi portaerei: quello italiano formato da Nave Cavour e altre tre unità navali di scorta, quello statunitense della USS Harry S. Truman con altre quattro unità di scorta e quello francese, di cui fanno parte la portaerei Charles De Gaulle e ulteriori sette unità di scorta più un sommergibile”.

Il comunicato prosegue in toni (quasi) trionfalistici: “Operando nel pregiato contesto multinazionale alleato caratterizzato dalla presenza simultanea in mare di tre unità portaerei, il Carrier Strike Group italiano, al comando dell’ammiraglio di divisione Vincenzo Montanaro, comandante della Seconda Divisione Navale di Taranto imbarcato sulla portaerei Cavour, scortato dal cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria e dalla fregata FREMM Marceglia, con il supporto della rifornitrice Stromboli, ha svolto molteplici attività addestrative mirate al consolidamento e all’accrescimento dell’interoperabilità tra le tre marine alleate nell’ampio spettro delle operazioni aeronavali”.

Le foto dei tre gruppi navali citati nel comunicato, purtroppo, evidenziano in maniera apodittica l’enorme squilibrio (qualitativo e quantitativo) delle forze messe in campo.


La Difesa italiana parla di “carrier strike group”.

Il cacciatorpediniere lanciamissili Doria non ha missili da lanciare (a parte pochissimi Aster-15/30) quindi, praticamente, non ha capacità antinave; la fregata Marceglia può disporre di sole 16 celle VLS A50 (impiegabili unicamente per alloggiare missili Aster) e di un cannone da 127/64 mm ma ancora con munizionamento convenzionale (i colpi Vulcano non sono ancora entrati in servizio, anche se in contesto di alta intensità sarebbero comunque poco efficaci).

Per quanto riguarda la “portaerei” Cavour, quattro vetusti AV-8B Harrier II Plus (che hanno avuto comunque una gloriosa carriera più che trentennale) e un F-35B non ancora operativo costituirebbero il nerbo del carrier strike group?


Purtroppo se ne è accorto anche il Comando NATO JFC di Napoli e il 9 febbraio scorso ha postato su Twitter un messaggio, correlato di foto del Cavour, dal contenuto “vagamente” ironico.

Invece, visionando il ponte di volo della portaerei francese De Gaulle (penultima foto in basso) abbiamo contato 19 caccia-bombardieri Rafale e due E-2C Hawkeye: direi che come carrier strike group non c’è male.

Per quanto riguarda la USS Harry S. Truman (ultima foto in basso) meglio lasciare perdere, sarebbe inutile anche solo abbozzare un paragone.

Il comunicato si conclude quasi in stile ventennio: “le attività di questi giorni confermano la volontà delle tre marine alleate, tra le più moderne e avanzate al mondo, di cooperare e addestrarsi per garantire prontezza e credibilità nella tutela degli obiettivi comuni di pace e sicurezza.
A conclusione delle attività tra i tre gruppi portaerei è stato organizzato uno “scambio di quadrato” che ha visto partecipare 12 tra giovani ufficiali, sottufficiali e graduati della Marina Militare a bordo della portaerei americana USS Truman. Da sottolineare invece, che Nave Cavour è stata scelta come punto d’incontro per gli ammiragli comandanti dei 3 Gruppi Portaerei presenti, a dimostrazione del fatto di come l’Italia sia effettivamente un punto di riferimento fondamentale all’interno del Mediterraneo, il Mare Nostrum, soprattutto quando si tratta di sviluppare progetti relativi all’aumento dell’interoperabilità tra Gruppi Portaerei”.

Quindi, secondo il Ministero della Difesa, la Marina Militare italiana sarebbe tra le più avanzate e moderne al mondo. Tuttavia non sapevamo che fosse segno di efficienza e modernità il dover richiamare sottufficiali anziani in servizio per colmare i vuoti tra gli equipaggi, oppure varare unità lanciamissili senza che abbiano mai lanciato un missile (il caccia Caio Duilio sembrerebbe che non abbia mai lanciato nemmeno un Teseo Mk-2/A).

Il comunicato, infine, identifica l’Italia come “riferimento fondamentale all’interno del Mediterraneo”. In effetti dovrebbe esserlo (allo stato attuale, sicuramente non lo è), magari dotandosi di una Marina Militare (non una Guardia Costiera 2.0) focalizzata sulla missione istituzionale.

Si dovrebbe superare la “Legge Di Paola” e andare verso un incremento del personale (soprattutto per ciò che concerne gli equipaggi imbarcati) nonché cercare di dotarsi di unità e sistemi d’arma rispondenti agli odierni (e futuri) teatri operativi. Evitando di sprecare fondi su progetti inutili e costosi. La rinuncia alla tecnologia nucleare, non solo nel campo militare, ci relega inevitabilmente ad avere solo una Marina da “acque verdi”.

Le operazioni di “alto livello” in campo navale sono appannaggio di altre flotte, tuttavia dovremmo essere in grado - anche solo per alcune componenti - di poter esprimere capacità di buon livello, se non altro per garantire la sicurezza dei nostri confini.





Foto: Ministero della Difesa / U.S. Navy

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