L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 febbraio 2022

Ti inoculi per tre volte in un anno di un farmaco sperimentale, ti ammali e muori, consolati hai il passaporto e non stai nelle liste di prescrizioni, puoi andare a lavorare e puoi gestire i tuoi risparmi. No-vax è una parolaccia, una bestemmia alla ragione

COVID : “400 morti al giorno”, dicono le tv
Maurizio Blondet 5 Febbraio 2022


Intervista all’infettivologo, direttore della clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. “Non mi rivedo nei numeri della Liguria e sono sicuro che molta meno gente oggi muore di Covid e sempre più persone muoiono positive a un tampone, ma di tutt’altro”

la bomba della Gismondo: “Troppi morti, c’è un errore” –

Eccoci, adesso perfino Il peggio dei peggio degli scienziati televisivi al Tg3 dice che si, bisognerebbe distinguere i morti Con covid dai morti PER covid.
È il prof.Pregliasco, lo ha detto a Maurizio Mannoni, conduttore del tg che gli aveva posto il tema, premettendo che diversi suoi colleghi in questi giorni, lo sostengono, a fronte del fatto anomalo dell’ alto numero di decessi in Italia. Si finalmente Il Prof.Pregliasco ha dovuto ammettere quello che qui noi diciamo da due anni. E non è un fatto secondario, essendo lui il più prono e servile di questi scienziati televisivi nei confronti della politica sanitaria del governo.
Il professore ha timidamente affermato quello che lui e gli scienziati televisivi hanno negato per due anni, affermando la qualunque pur dì negarlo.
La priorità infatti era sostenere la politica del terrore sanitario e quindi l ‘alta mortalità era un arma fondamentale, mentre oggi la politica predilige la punizione dei resistenti, non più il terrore e quindi dì fronte alle contraddizioni e anomalie sempre più evidenti, si può ammettere sommessamente di aver mentito.
Io penso anche ai tanti amici in buona fede che in questa pagina si erano indignati, dicendomi che era una distinzione assurda, che si sono fatti manipolare come dei bambini “in nome della scienza” naturalmente.
Quanti cittadini hanno creduto a questa narrazione terroristica, quanti hanno creduto alle accuse di cinismo nei nostri confronti, mentre si facevano abbindolare dalla voce di questi servitori del governo.
Eppure un personaggio come Il Cecchi Paone giorni fa al Bassetti che ammetteva la stessa cosa, dicendo che andrebbero conteggiati come covid solo i decessi causati dal covid, come anche i ricoveri, sapete come ha commentato? Ma professore, cosa dice…si rende conto che dovremmo riconteggiare due anni di ricoveri e di decessi!
Capito la preoccupazione di questo campione dei diritti civili?
La difficoltà di un tale riconteggio! Ma più probabilmente sottintendeva un altra preoccupazione, e cioè come si può pensare che il governo possa ammettere e rimediare a una manipolazione così colossale? Questa la sua preoccupazione, mica Il fatto dì aver usato un criterio ingannevole, funzionale alla scelta politica.
Che ci sia una correlazione col fatto che lui e’ stato uno dei canalizzatori principali di questo inganno?
E intanto ancora adesso tutti i telegiornali, tutti i giorni continuano ad avvelenare la coscienza della gente quando a fronte dell’annuncio del costante calo dei contagi e dei ricoveri, aggiungono contriti “sempre alto invece il numero dei decessi”.


Martedì scorso, ospite di Fuori dal coro, programma condotto da Mario Giordano su Rete4, la virologa Maria Rita Gismondo ha sganciato un’altra bomba. In merito alla sempre più sospetta conta dei morti attribuiti al Covid-19, così si è espressa la responsabile del reparto di Microbiologia clinica del Sacco di Milano: “È verosimile che molti pazienti che sono morti negli ultimi due anni siano stati erroneamente attribuiti al virus”.

Per capirlo, aggiunge Gismondo, “basta andare a leggere la definizione di decesso attribuito al virus sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Tale definizione dice che un qualsiasi paziente che non ha nessuna altra causa evidente (tipo un trauma), e che ha dei sintomi riconducibili al virus, anche senza aver fatto il tampone, viene considerato un paziente morto a causa del virus. Questo vuol dire ad esempio che se un paziente ha dei sintomi respiratori viene conteggiato nei dati, ma esistono anche altre polmoniti e infezioni”.

Quindi, avete capito? Chiunque manifesti i suddetti sintomi respiratori viene catalogato, nell’eventualità di una sua funesta dipartita, come vittima del Covid-19. Ciò spiegherebbe la ragione, apparentemente incomprensibile dell’ancora relativamente alto numero di decessi attribuito a tale malattia. A questo proposito abbiamo eseguito un semplice raffronto tra i morti conteggiati nelle due settimane che vanno dal 22 gennaio al 4 febbraio del 2021 e del 2022, con risultati piuttosto sorprendenti, soprattutto per chi continua a bersi le pozioni tossiche della comunicazione mainstream. Basti dire che se dai bollettini dello scorso anno, quando la vaccinazione di massa era appena partita, sono stati attribuiti al Covid 6.040 vittime, con una media di 431 morti al giorno, nel 2022 i decessi sono scesi non di molto, attestandosi a 5.204, con una media giornaliera di 372 morti.

A tutta prima, a fronte di una vaccinazione di massa, e dopo aver realizzato una abominevole segregazione dei pochi resistenti all’imposizione, siamo di fronte ad un colossale fallimento della strategia sanitaria fin qui adottata. Ciò ci porta a dire che le cose sono due: o i vaccini non rappresentano quella formidabile panacea con cui vengono ancora presentati e imposti; oppure, come sostiene la dottoressa Gismondo, da due anni stiamo contando in modo improprio e strumentale i decessi.

In realtà possiamo concludere che ambedue gli elementi giocano un ruolo nella tragica farsa che stiamo vivendo e subendo da troppo tempo. Se infatti da un lato siamo bombardati h24 da una propaganda pro-vaccini che induce a ritenerli una sorta di elisir di lunga vita, dall'altro lato la stessa macchina infernale del regime politico-sanitario, onde giustificare il mantenimento delle attuali, umilianti misure restrittive, continua ad usare la conta dei morti a mo’ di clava per tacitare ogni dissenso.

Si tratta di un evidente corto circuito nella narrazione dello stesso regime politico-sanitario che in un Paese dotato di una informazione indipendente verrebbe immediatamente colto e pubblicamente denunciato. E se questo da noi accade solo in poche ridotte giornalistiche, dipinte come conniventi coi cosiddetti no-vax, è perché la medesima informazione indipendente rappresenta evidentemente un lusso per pochi eletti.

Infine, per smontare una volta per tutte la balla secondo la quale nella gestione della pandemia saremmo un modello che tutto il mondo ci invidia, è sufficiente confrontare i morti attribuiti al Covid con tre dei nostri principali partner europei: Spagna, Francia e Germania. Se difatti il modello Italia ad oggi conta 2.485 morti per milione di abitanti, la Spagna ne registra 2.000, la Francia 1.914 e la Germania 1.429.

Dunque, la possiamo mettere che ci pare, ma è fin troppo evidente pure da questi ultimi dati che i conti della nostra pandemia proprio non vogliono tornare.

Claudio Romiti, 5 febbraio 2022

I professionisti dell’informazione.


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