L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 febbraio 2022

Una stanca, ripetitiva, rituale condanna. Chi sa se a questi personaggi è arrivata la lettera di Lavrov in cui ribadiva, ancora una volta, il significato del Principio DELL'INDIVISIBILITÀ DELLA SICUREZZA, e se questi squallidi inutili personaggi, che hanno tolto tutti i diritti ai non inoculati, l'hanno capito? Pare di no dall'ennesimo ripetitivo pianto greco a cui stiamo assistendo

Crisi in Ucraina, abbondano le reazioni di condanna internazionali 
Di Euronews • ultimo aggiornamento: 24/02/2022 - 21:23

AP Photo - Diritti d'autore John Thys/AP

Si registrano reazioni internazionali di condanna pressochè unanimi nei confronti della Russia dopo l'attacco all'Ucraina.

Emmanuel Macron ribadisce vicinanza a Kiev.

"Sosterremo l'Ucraina senza esitazione - dice Macron - e ci assumeremo la piena responsabilità di proteggere la sovranità e la sicurezza dei nostri alleati europei.


Miei cari compatrioti, gli eventi di questa notte sono una svolta nella storia dell'Europa e del nostro Paese, avranno conseguenze durevoli e profonde sulle nostre vite, conseguenze sulla geopolitica del nostro continente e potremo rispondervi insieme".

Sulla stessa falsa riga si posiziona il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, che prevede l'utilizzo del "pugno duro" verso Putin.

"Di concerto con i nostri alleati - dice Scholz - acconsentiremo ad un massiccio pacchetto di sanzioni economiche progettato in tempo per azzoppare l'economia russa: a tal fine, dobbiamo anche collettivamente prendere le distanze dalla dipendenza da petrolio e gas russi, che per troppo tempo hanno dato a Putin il controllo della politica occidentale.

La nostra missione è chiara dal punto di vista diplomatico, politico, economico e infine militare: questa orribile e barbara impresa di Vladimir Piutin deve finire con un fallimento".

AP PhotoAlberto Pezzali/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Anche il premier britannico Boris Johnson attribuisce a Mosca tutte le colpe dell'attuale situazione.

"Questo 24 febbraio è un giorno terribile per l'Ucraina e un giorno oscuro per l'Europa - afferma Johnson - con il suo attacco all'Ucraina, il presidente russo sta violando ancora una volta il diritto internazionale.

Putin sta portando sofferenza e distruzione ai suoi immediati vicini, sta violando la sovranità e i confini dell'Ucraina e mettendo in pericolo la vita di innumerevoli persone nella Nazione gemella della Russia.

Sta sfidando l'ordine di pace: non c'è giustificazione per tutto ciò, questa è la guerra di Putin".
Le parole dal Vaticano

"Risparmiamo al mondo la follia e gli orrori della guerra": questo è il primo messaggio lanciato dalla Santa Sede.

"I tragici scenari che tutti temevano stanno diventando realtà - dice Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano - eppure c'è ancora tempo per la buona volontà, c'è ancora spazio per i negoziati, per l'esercizio di quella saggezza che può impedire il prevalere di interessi di parte, salvaguardare le legittime aspirazioni di tutti e risparmiare al mondo la follia e gli orrori della guerra".

Il cardinale Parolin ha poi ribadito l'appello di Papa Francesco per una giornata di digiuno e preghiera per la pace il prossimo 2 marzo, mercoledì delle Ceneri.
Reazioni dal mondo

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, afferma che il mondo "riterrà la Russia responsabile" e il capo della Nato ha definito l'azione della Russia una violazione del diritto internazionale e una minaccia per la sicurezza dell'Europa e dei suoi alleati atlantici.

Ferma condanna del presidente del Consiglio Mario Draghi: "L'attacco è ingiustificabile, siamo vicini al popolo e alle istituzioni ucraine.

Siamo al lavoro con gli alleati europei e della Nato per rispondere immediatamente, con unità e determinazione".

Anche la Nato "condanna con forza" l'attacco ingiustificato della Russia contro l'Ucraina e chiede a Mosca "di fermare immediatamente la sua azione militare".

Inoltre, ribadisce il suo sostegno al popolo ucraino e riafferma che farà "tutto il necessario per proteggere e difendere i suoi alleati": è quanto si legge in una dichiarazione diffusa dal segretario generare, Jens Stoltenberg.
Manifestazioni di solidarietà, anche in Russia

Il fronte della solidarietà con Kiev è unito da Parigi passando per Berlino e fino a Varsavia, le manifestazioni per l'Ucraina hanno unito l'Europa.

I commenti sono disparati, ma tutti pertinenti: "È un bene che abbiano bloccato Nord stream 2 - dice Niklas, cittadino tedesco - ma penso che possano adottare anche altre sanzioni come mandare armi in Ucraina, non capisco perché non sia stato ancora fatto".

I manifestanti chiedono lo stop alla guerra: in piazza sono scesi anche i polacchi, nemici storici di Putin.

A Mosca, le autorità hanno chiuso la centralissima piazza Pushkin, dopo che alcuni manifestanti si erano riuniti con cartelli con su scritto "No alla guerra".

In totale, sono 1400 le persone arrestate durante le proteste che si sono svolte in ben 40 città della Russia contro la guerra all'Ucraina.

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