L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 marzo 2022

Basi militari e Nato e statunitensi da oltre settanta anni sul suolo italico, una adesione ad Euroimbecilandia che hanno portato solo lutto e catastrofi economiche e sociali, un'adesione incondizionata all'ideologia del Politicamente corretto, una lotta al terrorismo farlocca e falsa, un'austerità espansiva, durata decenni, un modo come un'altro per prendere in giro noi massa. Due anni, due anni in cui tutti i giorni e a tutte le ore il clero televisivo con quello dei giornali, radio e tutto il restante Circo mediatico ci ha donato dosi di Paura&Terrore, proibendoci di lavorare, di entrare alla posta per pagare i bollettini. Hanno inciso profondamente nell'intimità di ognuno di noi, scardinandola per sempre. È stata la ciliegina che ha rotto TUTTI gli indugi e ha disvelato la consistenza e la considerazione che i governi diventati formalmente criminali hanno dei cittadini. Nulla sarà più come prima, l'avete detto Voi ed è sostanzialmente vero. C'è una minoranza fatta da milioni di persone che hanno introiettato il gioco del potere dispotico e apparente democratico che hanno creato una faglia incolmabile in cui non ci potrà più essere nessun tipo di narrazione che possa scuotere le certezze in cui Voi ci avete costretti a cercare, ad avere: guardare i fatti e solo quelli e per principio a non crederVi. La Russia sta lottando per la sua sopravvivenza e sempre Voi per due mesi ci avete martellato che ci sarebbe stata l'invasione e questa si è avverata e non come Voi l'avevate prospettata ma in maniera completamente diversa. Gli obiettivi sono chiari, demilitarizzazione e denazificazione dell'Ucraina dopo che l'Occidente ha fatto gli orecchi da mercante ignorando la richiesta fatta formalmente per iscritto di rispettare il Principio di indivisibilità della sicurezza chiesta da Putin, da Mosca, dalla Russia. No non è simpatia ma vedere la realtà e del contesto in cui si incastona. No Eurasia non è/sarà una panacea ma sicuramente si contrappone all'oligarchia globale totalizzante dell'Occidente che tutto vuole e nulla concedere e mantenere nella miseria materiale e culturale le masse, perché ha paura che si evolvano e instauri un vero regime di eguaglianza, libertà e fraternità

Il “negazionismo” di sé dell’Occidente che alimenta la simpatia per regimi e derive autoritarie

 di Luca Bugada, in Cultura, Quotidiano, del 3 Mar 2022, 03:42



Simpatie, affinità, convergenze, complicità, chiamatele come più vi pare, per conclamati regimi o semplici derive autoritarie, sembrerebbero progressivamente prendere piede anche in Italia. Bisogna riconoscere, con profonda preoccupazione, una crescente disaffezione per la democrazia in larga parte dell’opinione pubblica. Il sistema di pesi e contrappesi garantito dal sistema democratico appare a molti un limite, un ostacolo alla risoluzione di problemi concreti e urgenti. Non ultimi coloro che occupano posizioni di governo pro tempore, che soffocano qualsiasi discussione parlamentare mediante il ricorso sistematico al voto di fiducia. Non è forse anche questa una prassi che, agli occhi degli italiani, rischia di apparire come una manifestazione muscolare di prorompente debolezza democratica?

La proroga dello stato d’emergenza Covid, decisa dal governo senza contraddittorio alcuno, non è forse anch’essa un’anomalia in un Paese democratico? L’imposizione di un Green Pass obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro o della socialità, non dovrebbe spingerci a qualche piccolo esamino di coscienza? Molta della simpatia per lo Zar di tutte le Russie è dovuta ad una reazione identica e contraria a un progressivo avvelenamento del nostro sistema immunitario, reso incapace di comprendere il senso del limite. Non stupiamoci, quindi, dell’insano entusiasmo suscitato dall’iniziativa russa, nei cuori e nelle menti di alcuni nostalgici, tanto a destra quanto a sinistra.

La lucidità è venuta meno, l’amore per la millenaria cultura occidentale rinnegato, il gusto per la libertà soppiantato dal mito chimerico di un’esistenza senza rischi e incertezze. L’Ucraina non è una terra esotica e sconosciuta, una meta dimenticata e inaccessibile, è il quartiere dietro l’angolo, la periferia delle nostre esistenze, un monito da non ignorare. Il rischio non è il ritorno del comunismo o del fascismo, ma lo smarrimento di se stessi, la dimenticanza dei valori occidentali e, in primis, italiani. I capolavori della letteratura latina antica, il pensiero cristiano medievale, l’umanesimo e il rinascimento, l’illuminismo di Cesare Beccaria, la filosofia di Croce e Gentile, la bellezza e la grandezza del nostro passato, tutto obliato, divorato da un nichilismo astorico, qualunquista e privo di coordinate valoriali.

Ed ecco il vero negazionismo, il nulla che dilaga, senza freno e impedimento, svuotandoci dall’interno, incatenandoci alle nostre paure più ancestrali e primitive. Uno stato di smarrimento politico, etico e culturale che ci rende schiavi, incapaci di pensiero critico, gioiosamente protesi verso il padrone di turno. Semplici passanti lungo il sentiero della storia.

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