L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 marzo 2022

Cardini mette all'angolo il clero televisivo della La7, che fugge come un coniglio stanato

"La verità è che la Nato ha tradito gli impegni", lo storico Franco Cardini lascia di stucco Myrta Merlino sulla Russia


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02 marzo 2022

Nella narrazione della guerra in Ucraina non tutte le voci sono allineate, come quella dello storico Franco Cardini. Il professore, saggista e medievalista, è intervenuto mercoledì 2 marzo a L'aria che tira, il programma condotto da Myrta Merlino su La7. Per lo storico le persone sono abituate a guardare indietro "solo quando i mass media glielo ricordano, ma noi", ossia i studiosi di storia, "dobbiamo farlo per mestiere".

Sul tavolo le motivazioni profonde dell'intervento bellico deciso da Vladimir Putin in Ucraina, a una settimana dall'inizio dell'invasione. Per Cardini non c'è dubbio, i "trattati di Minsk sono stati disattesi" e quindi il presidente russo non ha tutti i torti nel mettere in atto un intervento militare, al netto del fatto "che anche la morte di un solo uomo è una tragedia".

Per lo storico l'Occidente ha disatteso l'impegno preso con la Russia "di non allargare ulteriormente a Oriente il raggio d'azione" della Nato, "che significa mettere il territorio russo sotto le possibilità di bombardamento da parte di missili". E così non è avvenuto ricorda Cardini che lascia di sasso la conduttrice e gli ospiti, che probabilmente si aspettavano una valutazione diversa da parte dello storico che ha affermato, tra l'altro, che in questi giorni non si è verificato un "massacro" in Ucraina.

Per lo storico l'Occidente dimentica il recente passato, ossia il conflitto interno tra Kiev e le repubbliche separatiste filorusse che l'Europa, l'Italia e il resto del mondo hanno ignorato fino a oggi. “Da molti mesi l’Ucraina bombarda le regioni del Donbass" ricorda Cardini, "il 15 dicembre la Russia ha consegnato agli Stati Uniti un progetto di trattato per cessare questa situazione e difendere le popolazioni russofone. Carta straccia. Questa guerra è iniziata nel 2014” è la dura accusa dello storico.

Nel corso della trasmissione Cardini fa notare che ai tempi dell’intervento militare nei Balcani non si vedevano le vittime e le famiglie spezzate dalle bombe italiane, e nella guerra del Golfo vedevamo solo "uno spettacolo affascinante di luci colorate, ma sotto c'erano i bambini e gli anziani". "Gli incidenti sono cominciati nel 1994, quando la Nato, sotto il comando degli Stati Uniti, ha cominciato ad attaccare la Bosnia. Non ci sono bambini che si stringono ai loro peluche o vecchiette che attraversavano la strada soltanto a Kiev". Quando bombardavamo Belgrado non ce li hanno fatti vedere". A quel punto la Merlino interviene e passa ad altro.

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