L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 28 marzo 2022

Creare moneta fiscale (moneta non a debito) per affrontare gli aumenti del carburante, dell'energia elettrica, del gas, del pane, della pasta. Investire nella pubblica amministrazione strutturalmente con almeno un milioni di assunzioni di giovani, costruire il Ponte sullo Stretto

Moneta Fiscale per affrontare la crisi energetica e alimentare
di Marco Cattaneo
18 marzo 2022

L’economia mondiale sta soffrendo per gli aumenti dei costi di energia, materie prime e input produttivi in genere. Un problema già pesante da parecchi mesi, a causa delle strozzature di offerta causate dalla rimessa in moto delle catene produttive dopo la conclusione dell’emergenza Covid. Ma diventato ancora (e molto) più grave in conseguenza della crisi ucraina, che ha fatto esplodere il prezzo di petrolio, gas, commodities agricole eccetera.

Come affrontare questa pericolosissima situazione ?

Una possibilità da esaminare molto seriamente è la riduzione (diretta o indiretta) dell’imposizione fiscale che grava, sotto molteplici forme, sui costi degli input produttivi. Ad esempio:

abbassando l’IVA sui prodotti alimentari

abbassando le accise sui carburanti

abbassando gli oneri di sistema sui consumi di gas

erogando ristori a favore di famiglie e aziende consumatrici degli input produttivi, o dei prodotti da essi derivati, che stanno subendo incrementi di costi

eccetera.

C’è una remora da superare – sempre la solita. La (falsa) necessità di contenere i deficit pubblici. Ma i deficit sono negativi se creano eccesso d’inflazione; se facciamo deficit per diminuire i costi sia alla produzione che al consumo, andiamo invece nella direzione giusta, sotto tutti i punti di vista.

Tecnicamente uno Stato che emette moneta è libero di procedere con azioni di questo tipo. L’Italia però ha il problema di non avere una moneta propria, essendo parte dell’eurozona.

Tuttavia la soluzione esiste: erogare sostegni o attuare riduzioni di tasse ma NON tramite emissione di euro, bensì utilizzando Moneta Fiscale / CCF. Ridurre quindi gli impatti dei maggiori costi in modo indiretto (ma efficacissimo), con strumenti di compensazione fiscale.

Le erogazioni di Certificati di Compensazione Fiscale (CCF) possono compensare gli oneri di sistema sulle bollette di luce e gas, o le accise sui carburanti, o l’IVA sui generi di prima necessità. Giusto per parlare di beni le cui crescite di prezzo oggi destano particolare preoccupazione, e su cui il governo in effetti ha parzialmente agito nei mesi scorsi – con interventi però marginali per non dire “omeopatici” (sempre per via del ritornello che “mancano i soldi”).

Per esempio, può essere distribuita sia agli autotrasportatori sia al pubblico una carta carburante. Ogni volta che si effettua un rifornimento, a fronte del pagamento di euro la carta carburante attribuirebbe un determinato quantitativo di CCF, riducendo o azzerando totalmente l’impatto delle accise e dell’IVA per il consumatore.

I CCF sono una forma di Moneta Fiscale: sconti fiscali negoziabili e trasferibili, esercitabili dopo un predeterminato periodo dalla loro erogazione, che hanno valore in quanto danno diritto al titolare di ridurre pagamenti d’imposta futuri.

Il percettore della Moneta Fiscale può trattenerla per ridurre la sua imposizione fiscale futura, o utilizzarla per pagare beni e servizi ad esercizi economici che la accetteranno, o venderla sul mercato finanziario in cambio di euro.

Utilizzare la Moneta Fiscale con queste modalità migliora la competitività delle produzioni interne da un lato, aumenta il potere d’acquisto dei consumatori finali dall’altro. Crea spazi per abbassare, rispettivamente, sia i costi di produzione che i prezzi di vendita effettivi subiti dai consumatori.

L’essenziale è erogare Moneta Fiscale in quantità tali da restare ampiamente sotto il livello del prelievo fiscale annuo della pubblica amministrazione. Diversamente, il valore della Moneta Fiscale in circolazione si depaupererebbe. Ma gli spazi sono enormi, tenendo conto che gli incassi pubblici totali sono dell’ordine di grandezza di 800 miliardi annui.

La Moneta Fiscale consente quindi di finanziare interventi che preservano il potere d’acquisto dei consumatori e calmierano i costi di produzione delle aziende. Il tutto, senza emettere BTP o altre forme di debito da rimborsare in euro.

Il progetto Moneta Fiscale ha già trovato una parziale, ma molto efficace, applicazione con il Superbonus 110%. È decisamente il momento di ampliarne l’utilizzo e di farne uno strumento strutturale di gestione della politica economica. L’attuale contesto di crisi lo rende estremamente opportuno: in effetti, vitale.

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