L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 marzo 2022

e dopo Mariupol tocca ad Odessa.Come in Afghanistan gli statunitensi hanno lasciato l'Isis a presiedere la piazza così i nazisti superstiti rimarranno a presiedere Euroimbecilandia

Mariupol, il dopo Ucraina e l’Al Qaeda bianca



Pian piano Mariupol sta tramontando nelle cronache in primo luogo perché la città, salvo il complesso delle acciaierie Azovstal, è stata liberata dai suoi secondini ovvero dal reggimento Azov, con in aggiunta formazioni dell’Aidar e dell’Odessa che avevano completamente sostituito l’esercito ucraino, poi perché quei civili che per un mese sono stati ostaggio delle truppe naziste che hanno fatto dei cittadini i loro scudi umani, e li hanno aggrediti al momento dell’esodo, non sono profughi graditi nelle cronache per evidenti motivi e in terzo luogo perché le balle sulle bombe russe hanno le gambe corte e ora si cominciano a vedere dai resti che appartenevano agli arsenali di Kiev come gentile regalo della Nato, anche se i criminali di guerra da scrivania dell’informazione italiana non lo ammetteranno mai. Ma soprattutto perché la liberazione di Mariupol è innegabilmente l’inizio della fine per gli spezzoni delle truppe ucraine che ancora resistono e questo non è una bella notizia per Washington, ovvero per la Nato il cui scopo è quello di prolungare il conflitto il più possibile e per questo fornisce agli ultimi reparti – per ammissione del Pentagono – “informazioni satellitari accurate”. Naturalmente questo non serve all’Ucraina perché il suo esercito non è più in grado di agire in modo coerente, ma serve alla Nato per prolungare un conflitto con la carne da cannone ucraina nella speranza di poter logorare Putin che è poi l’unico modo per un occidente ormai delirante di spuntarla contro la Russia. Quanto poi alle formazioni naziste messe in piedi dagli Usa così come hanno creato a suo tempo Al Qaeda e l’Isis (adesso si sa che alla Cia stanno cancellando tutti i file riguardo al battaglione Azov, primo nucleo armato del Pravy sector, formato a partire dalla tifoseria violenta della Dynamo Kiev) ), esse saranno distrutte dalla Russia e quelli che riusciranno a scappare con i buoni uffici della Nato saranno i nuovi terroristi di Europa, armati fino ai denti e pronti a qualsiasi azione di falsa bandiera.

Questo non è un fattore secondario perché una delle strategie della Nato per il dopo Ucraina che è del tutto scontato nonostante le balle della narrazione pro Zelensky e la realtà del disastro economico per il nostro continente, è quella di smembrare il Paese costituendo nell'estremo occidente, nella regione attorno ai Leopoli, una sorta di Banderastan, dove raccogliere tutti gli estremisti e dove creare un problema perenne per la Russia oltre che per l’Europa, visto che costoro pensano, sulla scia di movimenti nati negli ’20 dello scorso secolo, ad una sorta di unione tra territori dell’Europa orientale,

 

baltica e balcanica, chiamato Intermarium ( cioè “Fra i mari”) che come si vede dalla cartina qui a fianco sarebbe una sorta di controeuropa. E dunque potrebbe creare seri problemi anche altrove. Molti, anzi quasi tutti, non hanno compreso la strategia russa che prevede un’ avanzata lenta, proprio per non fare troppe vittime civili e creare risentimenti, ma anche per denazificare il più possibile il Paese ed evitare, sia di doverlo occupare a lungo con spese enormi visto lo stato comatoso in cui gli occidentali lo hanno ridotto, sia che vi siano degli spezzoni impazziti che vogliano separare la regione occidentale per farne un trampolino di lancio contro Mosca. Non è un caso se la Bielorussia abbia metà dell’esercito ai confini dell’Ucraina e molte truppe russe sono di stanza in Transnistria, proprio per evitare colpi di mano.

Credo che in futuro questa strategia verrà studiata come un esempio di pacificazione a lungo termine perché in qualche modo tenta di risolvere il problema già durante la campagna militare e non dopo. Un’azione condotta con molte più truppe e meno attenzione alle vite civili avrebbe permesso di occupare il Paese in una settimana , ma avrebbe lasciato lasciato tutti i problemi sul campo e ne avrebbe creati di nuovi, anche se va detto che non tutto ha funzionato , soprattutto è stato un errore lasciare che i media di Kiev diffondessero l’idea che le truppe ucraine stessero vincendo e che addirittura fossero alle porte di Mosca. Ad ogni modo l’obiettivo russo è quello di preservare l’Ucraina come stato cuscinetto neutrale che è poi ciò che vuole la stragrande maggioranza degli stessi ucraini che di certo non sono stupidi come gli altri europei e anzi in questo senso cominciano a nascere partiti e formazioni per un futuro diverso, di cui naturalmente non si parla dei media dell’impero della menzogna. In questo senso la liberazione di Mariupol è un nodo centrale perché permette di annientare la formazione simbolo dell’ultranazionalismo nazista oltre che una diretta creatura della Nato, idealmente corresponsabile dei 14 mila morti civili nel Donbass. Questo insieme alla già avvenuta distruzione di altre analoghe formazioni, anche se meno famose, oltre ad aver ormai azzerato il numero di “volontari” che hanno capito l’antifona, conterà molto al tavolo della pace dove il burattino Zelensky, sempre che non sia stato fuori dai suoi amici e il governo di Kiev nel suo complesso, non potrà contare sull’appoggio dell’estremismo nazionalistico che ne era la colonna portante né mettere sul piatto della bilancia queste formazioni e la loro volontà di crearsi una piccola ucraina all’ovest. D’accordo che il vero interlocutore sono gli Usa, ma in questo modo si toglie loro comunque una importante leva di azione.

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