L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 marzo 2022

e non dite che non l'avevamo detto, prima le schedature dei non inoculati, oggi chi dissenta dalla narrativa del clero televisivo che vuole la Russia brutta e cattiva e guai a dire il contrario. Hanno iniziato con la stella gialla sul petto sono arrivati a Auschwitz, e da questi criminali al governo di Euroimbecilandia non ci aspettiamo di meglio

Comincia la schedatura. Finisce col colpo alla nuca.

Piccoli Cekisti crescono.

In Italia su ordine USA ha cominciato Repubblica: era tanto che Gianni Riotta voleva diventare  questurino del pensiero (altrui, il suo mancandogli)

da Il Tempo:

Gli americani fanno la lista dei filo-Putin italiani. Giornalisti, intellettuali, politici: chi c’è nell’elenco

“Gli americani fanno la lista dei putiniani d’Italia. Mentre infiamma la guerra in Ucraina si fa la conta di chi sta da una parte e chi dall’altra nel dibattito pubblico come nelle istituzioni. L’etichetta usata per identificare i filorussi è quella di “Putinversteher”, neologismo tedesco che vuol dire più o meno “chi si intende con Putin”. A stilare l’elenco è la Columbia University che ha realizzato uno studio ad hoc: “Russian Active Measures: Yesterday, Today, Tomorrow”, curato dai docenti Olga Bertelsen e Jan Goldman  [Padroni del Discorso;  oggi, ardono di fondare il KGB occidentale, ndr.]. All’interno della ricerca un focus dedicato ai putiniani italiani, intitolato “Russian Influence on Italian Culture, Academia, and Think Tanks” curato da Luigi Germani e Massimiliano De Pasquale.

Nel calderone dell'”influenza russa” sono inseriti intellettuali, giornalisti, parlamentari, imprenditori che in passato o più recentemente hanno sottolineato meriti e qualità del presidente russo, o in questi giorni hanno ricordato le responsabilità della Nato nell’esplosione della crisi ucraina.

Ma chi ha messo la Columbia University, grande college privato americano inserito nella prestigiosa Ivy League, nell’elenco? La lista dei “Putinversteher” tricolori parte da lontano tricolori e include “Claudio Mutti, ex-attivista di estrema destra, esperto di lingue Ugro-Finniche, e fondatore delle Edizioni all’Insegna del Veltro” scrive Linkiesta che ha anticipato i contenuti del volume, ma anche gli ex-dirigenti del Msi Carlo Terracciano e Maurizio Murelli, e l’esperto di geopolitica Tiberio Graziani. E ancora il giornalista Gianluca Savoini e la sua Associazione Culturale Lombardia-Russia, quello del caso dell’Hotel Metropol.

transmafie
LUIGI SERGIO GERMANI,  aspirante cekista
di-pasuqale
Masssimiliano di Pasquale, cekista  aspirante

Lo studio, curato nella parte italiana dagli esperti Luigi Sergio Germani e Massimiliano Di Pasquale fa riferimento più volte ad articoli di Sergio Romano [l’ambasciatore, ndr.], sul Corriere della sera, ma anche di Repubblica, e si parla di una deriva filorussa anche da parte della rivista di geopolitica italiana Limes.

Gli studiosi individuano tra coloro “che si intendono con Putin” anche il filosofo Massimo Cacciari, Diego Fusaro, l’ex-inviato nell’Urss e poi teorico del complotto dell’11 settembre Giulietto Chiesa, lo scrittore Nicolai Lilin, il leader di CasaPound Simone Di Stefano, l’ex-seguace di Toni Negri Giuseppe Zambon, l’ex-direttore di Rai 2 Carlo Freccero, il docente della Ca’ Foscari Aldo Ferrari, il reporter di guerra Fausto Biloslavo, lo storico Franco Cardini, i giornalisti Sebastiano Caputo e Maurizio Blondet, l’ex-vicedirettore di Famiglia Cristiana Fulvio Scaglione.

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