L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 marzo 2022

Eurasia avanza, Euroimbecilandia affonda, Stati Uniti si barcamenano

 LE INTERVISTE DI BYOBLU

CHI GUADAGNERÀ DALLA CRISI IN UCRAINA? – Nino Galloni

28 Febbraio 2022
Adalberto Gianuario
A seguito dell’improvvisa azione militare russa in Ucraina, l’UE ha risposto con una raffica di dure sanzioni economiche a cui la Russia sta contrapponendo misure simmetriche. Dall’altra parte dell’oceano, pur condannando fermamente la guerra e annunciando le stesse sanzioni, finora gli Stati Uniti sono rimasti piuttosto defilati, escludendo una partecipazione della Nato nel conflitto, mentre la Cina ha mantenuto un posizione tendente alla neutralità.

Nel volgere di pochi giorni ci si trova dunque al di fuori del paradigma economico della globalizzazione che abbiamo conosciuto negli ultimi trentanni. Pur in un momento di estrema incertezza, con notizie che si rincorrono dal fronte militare, dai tavoli di trattative e dalle cancellerie internazionali, Byoblu ha intervistato Nino Galloni, economista con una lunga esperienza di lavoro presso il Ministero del Tesoro, per tentare di capire in che direzione andrà l’economia globale a seguito di questa crisi e chi potrebbe avvantaggiarsene.

“La prospettiva è che si crei questo nuovo blocco tra Cina, Russia, India e altri paesi vicini a loro ovviamente in tutto ciò il grande vincitore sarebbe la Cina, la quale ha già messo le mani avanti, perché con un occhio guarda alla possibilità di recuperare l’isola di Taiwan e con l’altro chiede a Putin di non esagerare, ma fondamentalmente è dalla sua parte. La Cina compenserà le esportazioni che la Russia non fornirà più all'Europa, soprattutto nel campo delle materie prime energetiche, mentre noi ci approvvigioneremo da paesi africani, dai quali già importiamo, e soprattutto importeremo il gas liquefatto dagli Stati Uniti. Infatti abbiamo visto come Biden ha mantenuto un atteggiamento tranquillo e sembra che tutto sommato abbia lasciato fare Putin: lui sa che da questa situazione può trarre dei vantaggi, sia di carattere strategico nei confronti dell’Europa, sia di carattere economico”.

Questo è il quadro prospettato dal professor Galloni sul lungo periodo, mentre per quanto riguarda le prossime settimane, il ripristino di un dialogo tra UE e Russia sembra uno scenario difficilmente concretizzabile.

“Se Putin riuscisse a ottenere degli obiettivi importanti e ritirasse la pressione militare, che peraltro è foriera di rischi di escalation, il dialogo tra Russia ed Europa rimarrà comunque difficile, a meno che in Russia non avvenga un cambio di regime, ma mi sembra una opzione piuttosto remota. Per quanto riguarda l’Italia, poteva esserci una sua differenziazione rispetto alla linea europea, però questo avrebbe molto indebolito l’UE. Certo è che Italia e Germania sono i Paesi che hanno più da perdere in questa situazione”.

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