L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 marzo 2022

Euroimbecilandia senza idee ne patria, completamente allo sbando al rimorchio dell'oligarchia finanziaria globale che per sua intrinseca natura riesce a pensare solo al presente e non ha ne può avere nessuna visione del futuro, nessuna progettualità esclusa il mantenimento del suo potere

"L’Ucraina è fondamentalmente persa"
Le considerazioni di Alessandro Orsini (LUISS Roma) – "L’unica via per salvare i civili, è scendere a compromessi con Putin"

Ultima modifica: 28 febbraio 2022 11:04

L’Ucraina resiste alle truppe russe, i soldati russi guadagnano lentamente terreno. Questa la fotografia della situazione sul campo, al quarto giorno di conflitto. La diplomazia si muove per trovare soluzioni e punta sulle sanzioni nei confronti di Mosca, e non solo.

Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale dell’Università LUISS di Roma afferma però "che stiamo sottovalutando la situazione” e che stiamo perdendo di vista un punto fondamentale: "Ossia che la Russia ha continuità territoriale con l’Ucraina”. Ma cosa significa? "Significa che se Putin manda 10'000 soldati a Kiev e questi incredibilmente vengono respinti, ne può inviare altri 10'000, e poi 30'000, ecc. Quindi l’Ucraina è fondamentalmente persa".

Orsini afferma ai microfoni della RSI che "l’idea che stiamo alimentando in queste ore è un’idea che è totalmente priva di fondamento nella realtà. Che Kiev da sola possa resistere, è semplicemente da escludere". Proprio a causa delle continuità territoriale, Putin ha la strada spianata.

In fuga (keystone)

Dunque, quale sono le vie da percorrere? "Il punto fondamentale è questo: che cosa noi europei vogliamo ottenere. Se l’obiettivo è salvare vite umane, dobbiamo essere molto chiari. La Russia ha vinto. La Russia ha vinto sugli Stati Uniti, sull’Unione Europea e sulla NATO. Se noi porteremo avanti questa guerra, gli abitanti di Kiev saranno massacrati. Se noi pensiamo di "sirianizzare" (modello conflitto in Siria, ndr), come sta facendo l’Inghilterra, vendendo armi per fronteggiare l’esercito russo, quello che noi avremo, è un’altra Siria nel cuore dell’Europa". E quindi quale spazio reale esiste per la diplomazia? "L’unica via è che l’Unione Europea e la NATO accettino la richiesta di Putin di demilitarizzare l’Ucraina e assicurino che non entrerà mai nella NATO. Allo stesso tempo però dovrebbe chiedere a Putin, che l’Ucraina entri nell’Unione Europea".


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