L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 marzo 2022

Finché ci saranno degli imbecilli che investono sulla guerra non usciremo da questa follia

Arrivano i ‘war bond’ dell’Ucraina per finanziare la guerra contro la Russia di Putin
L'Ucraina ha emesso i "war bond" con cui ha raccolto capitali da destinare al rafforzamento dell'esercito contro l'invasione russa
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 03 Marzo 2022 alle ore 07:45


La notizia ha dell’incredibile per la contingenza in cui si è verificata l’emissione del “war bond”, le obbligazioni di guerra dell’Ucraina. Il loro ammontare è stato di 8,14 miliardi di grivnia, una cifra corrispondente a circa 240 milioni di euro; modestissima, ma non per un paese al collasso finanziario e invaso dalle truppe russe di Vladimir Putin. L’importo raccolto dal Ministero delle Finanze di Kiev servirà a finanziare proprio l’impresa bellica contro Mosca, rafforzando l’esercito nazionale. Se vogliamo, l’investimento si rivela a tutti gli effetti un atto patriottico. La durata è stata fissata in 12 mesi e la cedola è dell’11%. Sembra un tasso altissimo, ma non a fronte di un’inflazione già al 10% a gennaio, cioè prima dello scoppio della guerra. E sappiamo che le devastazioni, unitamente allo stop di molte attività produttive sotto le bombe, tipicamente provocano proprio il surriscaldamento dei prezzi. Per non parlare del tracollo probabile del cambio nei prossimi mesi.

Ad ogni modo, il governo ha potuto accogliere positivamente l’esito del collocamento, tant’è che si riserva di tornare presto sui mercati internazionali con l’emissione di un nuovo bond in valuta straniera, dollari o euro o entrambi. Inutile dirvi che si tratterebbe di un investimento ad altissimo rischio, a meno che non si voglia prendere in considerazione l’ipotesi di finanziare l’Ucraina contro la Russia a fondo perduto o quasi.
Bond Ucraina e probabile default

Le agenzie di rating hanno declassato il debito ucraino a livelli ancora più “spazzatura”: B- per S&P, CCC per Fitch e B3 per Moody’s. Di fatto, le probabilità di un mancato rimborso del capitale sono altissime, nonostante in settimana il paese abbia voluto ugualmente onorare una scadenza da 270 milioni di euro e relativa al pagamento di una cedola.A differenza della Russia, che ha bloccato il pagamento delle cedole su 29 miliardi di dollari di obbligazioni sovrane in valuta locale (OFZ).

Il bond ucraino a 10 anni in dollari, scadenza 25 settembre 2032 e cedola 7,375% (ISIN: XS1577952952), è precipitato a soli 25 centesimi. Stava sopra la pari fino a metà novembre. Ai prezzi di ieri, offriva un rendimento di quasi il 59%. Il mercato sconta sostanzialmente un imminente default. E la guerra c’entra fino a un certo punto. Già nel 2020 l’Ucraina aveva ricevuto un prestito-ponte da 5 miliardi di dollari, allungato dal Fondo Monetario Internazionale fino al prossimo mese di giugno. E ha appena chiesto all’istituto l’erogazione di un nuovo prestito d’emergenza per fronteggiare l’invasione.

Non solo le finanze statali sono malmesse, ma non sappiamo neppure quale sarà l’esito della guerra, se il paese sarà occupato stabilmente dalla Russia o se riuscirà clamorosamente a ribaltare le proprie sorti sul campo di battaglia o ancora se sarà smembrato. Questo implica l’elevato rischio per gli investitori stranieri di non ottenere il rimborso del capitale, oltre che il pagamento delle future cedole, a causa di un possibile cambio di regime con annesso ripudio del debito sinora contratto o per la disintegrazione territoriale.

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