L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 marzo 2022

Gasolio 2,50 al litro l'hanno voluto far salire, hanno puntato proprio sulle conseguenze, distruzione del tessuto industriale, lastrico delle famiglie. Il clero televisivo continua a indottrinarci contento e giulivo, ogni singola persona di quell'ambaradan sarà schiantata e non si illudano di essere esenti, saranno trascinati nel burrone una volta che avranno terminato il loro compito. Stupidi!

13 MARCH 2022


Ricordate quell'orribile frase di Monti "l'Europa ha bisogno di crisi, di gravi crisi?". Un proposito scellerato che non è mai stato abbandonato, dato che solo le grandi crisi costituiscono il terreno fertile per far trangugiare soluzioni impopolari. Quel che è accaduto col Covid è servito egregiamente allo scopo. Con quella scusa, hanno costruito una prigione informatica (green pass) che porta dritto dritto alla sottomissione bio-elettronica. E ora quel che accade con la guerra servirà a rendere operativo il piano della transizione ecologica ( la green economy), unitamente a quella digitale (la digitalizzazione nella funzione pubblica e privata). Lo ammettono perfino nel governo per bocca dello stesso Draghi: "La crisi energetica rende ancora più urgente la transizione ecologica". Mentre il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini: "Questo dramma che stiamo vivendo può accelerare la transizione ecologica se decidiamo di accelerare. Il governo è impegnato in questa direzione, ma serve il contributo di tutti, anche delle imprese e dei cittadini". Una minaccia? Una fregatura? In ogni caso la tanto sbandierata transizione ecologica così come viene imposta dalla Ue non sarà affatto in grado di sostituire né il gas né il nucleare. A meno di voler prendere in considerazione quel che è successo col Covid: limitare le libertà dei cittadini, un'altra volta presi in ostaggio con la scusa del "bene comune". Finito lo stato di emergenza sanitaria (si fa per dire, perché poi la fregatura del Dpcm 2 marzo è dietro l'angolo) ecco sovrapporsi quella bellica fino al 31 dicembre. E "lo stato di eccezione" diventato regola, è funzionale a far passare le "riforme" più indigeste, quelle che ci sono state presentate come questione di "necessità tecnica" e non più di decisione politica. Dato che poi la situazione è eccezionale, si può fiaccare la resistenza della popolazione, magari impaurita dai costi abnormi che dovrà sobbarcarsi, spaventarla, irreggimentarla, con la sensazione di dover accettare mutamenti "epocali", impoverendosi, perdendo la qualità della vita (quando non la vita stessa) com’è accaduto durante la cosiddetta "pandemia". Ma soprattutto, fiaccarne lo spirito e il morale come si fa coi bombardamenti strategici. "Adesso, quei dispositivi attivati in era Covid tornano utili per spianare la strada alle transizioni, pianificate con il Recovery fund: non è un caso se, tre giorni fa, l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, abbia osservato che “ridurre i riscaldamenti è come mettere la mascherina”. Ormai il chip dell’emergenza è installato: è sufficiente pronunciare le parole magiche, per rimettere in modalità “automa” questa società prostrata", scrive Porro sul suo blog.(*)

Ma ecco alcune brillanti idee che potrebbero venir realizzate sulla nostra pelle: prendere in ostaggio la popolazione, impedirle l'uso del mezzo privato (non c'è benzina). E nemmeno quello pubblico uguale per tutti (c'è il green pass rafforzato, per chi deve viaggiare). Intimarle di stare al freddo senza riscaldarsi o scaldarsi a ore stabilite. Magari razionare i viveri perché costano troppo. Dopotutto nei Comitati esecutivi all'emergenza c'è sempre il "vaccinista" Bertolaso, e alla Salute, resta l'insano sempiterno Speranza. Vendere un po' di biciclette elettriche, oltre ai futili monopattini cinesi. Qualche cervello di gallina di mia conoscenza dice che le biciclette "fanno bene alla linea". C'è sempre il nesci di turno, convinto di sperimentare qualche bella novità, laddove ci sono invece divieti e obblighi calati dall'alto. E non è finita. A causa del caro gas molte aziende stanno già chiudendo mentre gli autotrasportatori minacciano di bloccare il paese e di conseguenza di non rifornire né supermercati né imprese. Non fatemi parlare di Gigino O' Bibitaro che va a fare l'italiano in Algeri per cercare più gas, e del grillino Manlio Di Stefano sottosegretario agli Esteri che corre a farsi dare un po' di metano dall'Azerbaijan. Macchiette patetiche e ridicole come del resto lo stesso Joe Biden che cerca di fare la voce grossa con le sanzioni proponendo di fare un embargo di vodka e caviale e che promette di darci il GNL cioè il gas liquido. Peccato che non abbiamo i rigassificatori. Ci sarebbe da ridere, se non fossimo nel bel mezzo di una tragedia!


Con la scusa della guerra russo-ucraina, ci rifilano la transizione ecologica e digitale. In altre parole ci impongono la decrescita infelice. Infelicissima. In altri tempi la chiamavano col suo vero nome: economia di guerra. E chissà per quanto tempo... Draghi, come al solito, nega l'evidenza.
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Nota (*). nel post di Porro compare questa frase: Non è necessario evocare misteriosi complotti, “great reset” e tutto il repertorio cospirazionista, sciorinato fino alla nausea durante la pandemia. È nel linguaggio esplicito delle nostre classi dirigenti che, adesso, si palesa l’intento di sfruttare questi tempi straordinari, o resi appositamente tali, per attuare quelle grandi trasformazioni cui esse puntavano da qualche anno.

Risposta: Spesso il mainstream rivela molto tempo dopo, cose che altri siti denominati “cospirazionisti” rivelano qualche anno prima. Inoltre, se un cane sente arrivare i terremoti prima degli umani, gli si dice “Che brava bestia!”. Gli umani (ma io li chiamerei umanotteri), invece hanno sempre bisogno di morti, di rovine e macerie prima di capire, perché hanno perso il sesto senso e l'istinto di conservazione. Caro Porro, “The Great Reset” è il testo dell'oligarca Klaus Schwab e non di qualche terrapiattista. Se lo legga.

Seconda domenica di Quaresima

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