L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 marzo 2022

I maggiordomi degli Stati Uniti riunitosi a Versailles, rigorosamente senza mascherine queste le riservano solo ai bambini in classe, si danno pacche sulle spalle, più che capi di stato danno l'impressione e lo sono di una combriccola di mafiosi con la differenza che questi non emanano puzze di servilismo

È L’ORA DELL’ITALEXIT. DALLA NATO


È arrivata l’ora dell’Italexit. Ma non dall’Europa. Italexit dalla Nato. E non solo dell’Italia ma dell’intera Europa. Peccato che a Versailles i maggiordomi di Biden abbiano preferito discutere dei sacrifici da imporre ai rispettivi sudditi per far contenti i burattinai del petomane di Washington. Sacrifici per fronteggiare i rincari provocati dalle sanzioni alla Russia, sacrifici per aumentare le spese militari non in vista della creazione di un esercito europeo libero ed indipendente – seppure in tempi certo non brevi – bensì per rafforzare la Nato consentendo ai padroni statunitensi di ridurre le proprie spese.

D’altronde bisognava essere molto ingenui per credere davvero che i maggiordomi riuniti nella reggia potessero avere uno scatto di dignità pensando ad un futuro di libertà per l’Europa. La stessa ingenuità necessaria per credere alla correttezza ed all’onestà dei principali quotidiani impegnati, ormai da tempo, in una squallida operazione di censura di tutto ciò che non rientra nel pensiero unico obbligatorio. Non soltanto in relazione alla guerra in Ucraina.

Basti pensare all’esilarante commento del Corriere della sera in merito all’anniversario dimenticato della morte di Giuseppe Mazzini. Per fortuna dell’immancabile Trocino, autore dell’articolo, il suo idolo Mattarella si è ricordato dei 150 anni dalla scomparsa dell’apostolo del risorgimento (e ci mancherebbe che il sovradimensionato staff del Quirinale se ne fosse dimenticato). Poi, però, Trocino si indigna perché a ricordare Mazzini è ormai quasi esclusivamente la destra che lui definisce “post fascista”. E si capisce che scrivere “post” gli pesa molto. Cita Carlesi, Veneziani, la casa editrice Eclettica. Oltre, ovviamente, all’immancabile Mussolini che, con il contributo di Gentile, si sarebbe appropriato indebitamente dell’eredità morale e politica di Mazzini.


Un’opera facile facile, considerando che – come deve ammettere anche il Corriere – “Antonio Gramsci definiva il pensiero mazziniano «affermazioni nebulose» e «vuote chiacchiere» e Piero Gobetti aprì la sua Rivoluzione liberale scrivendo: «Se ci richiedono dei simboli: Cattaneo invece di Gioberti, Marx invece di Mazzini». Poi lo definì «romantico, vaporoso, impreciso»”. Insomma, la sinistra che piace al Corriere aveva scaricato Mazzini mentre la rivoluzione dannunziana di Fiume lo esaltò e la Carta del Carnaro ne fu ispirata, così come quella destra sociale ora accantonata dai neo atlantisti ed ex patrioti.

D’altronde Mazzini diede anche vita, dopo la Giovane Italia, alla Giovane Europa che non doveva essere una colonia degli Stati Uniti d’America. Dunque Mazzini diventa un monumento da ornare con corone d’alloro purché il suo pensiero non venga riesumato. Perché sarebbe scomodo da presentare ai maggiordomi di Biden che umiliano l’Europa e maltrattano i propri sudditi nel nome dell’atlantismo più becero.

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