L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 marzo 2022

I VOSTRI governanti sono dei criminali incalliti. Una volta scoperto, ma non per caso, che lo strumento della Paura&Terrore funziona per far passare qualsiasi tipo di idiozia che gli frulla per la testa e tenere sotto botta NOI popolo bue fanno fatica a togliere questo strumento dalle loro possibilità manipolatrici e per questo il Passaporto degli inoculati deve rimanere non come monito ma per riprendere vigore a settembre con l'ennesima ondata che non è altro che la normale influenza e allora giù tamponi farlocchi obbligati in maniera che la cappa continui a Loro e per Loro gradimento. Tanto hanno sullo loro busta paga tutto il clero televisivo, il Circo mediatico al gran completo e le incolte clientele alla Gasman. La figura di merda è compensata dai piatti di lenticchie che le istituzioni gli fanno ogni tanto per fargli girare qualche film

Pandemia e caro-energia: più che una road map verso la normalità, un campo minato

di Gianluca Spera, in Media, Politica, Quotidiano, del 19 Mar 2022, 03:49


“Abbassare il riscaldamento? Come indossare la mascherina”. Il metodo è collaudato: c’è un problema serio che non si sa come risolvere? E allora si dà la colpa ai cittadini e ai loro comportamenti irresponsabili. L’importante è seguire il binario mainstream e tracciare per ogni argomento la netta linea di demarcazione tra il bene e il male, i buoni e i cattivi, il politicamente corretto e il censurabile

C’è un filo sottile che lega il dibattito sulla pandemia a quello sulle risorse energetiche con le annesse difficoltà di approviggionamento e, infine, a quello più recente sul conflitto in Ucraina. Il tratto comune che caratterizza la discussione è un incredibile provincialismo, oltre una sorta di narcisismo intellettuale in cui l’opinionista è più importante delle opinioni e dei fatti stessi. La visione ombelicale prevale sull’analisi e le battaglie di retroguardia sull’approccio critico alle questioni. Non si riesce ad andare oltre il perimetro del nostro ristretto orizzonte nazionale. Un esempio lampante è rappresentato dalla difficoltà estrema a venir fuori dalle sabbie mobili dell’emergenzialità che ha caratterizzato gli ultimi due anni. Infatti, mentre il resto del mondo si sta liberando o si è già liberato delle catene pandemiche, da noi l’abbandono del Green Pass è operazione assai lenta e farraginosa visto che siamo imprigionati in una gabbia ideologica che ci rende ostaggi di questa ossessiva contemplazione delle curve dei contagi.

Non a caso, Walter Ricciardi, consigliere del Ministero della salute, già mette le mani avanti: si rischia un’ondata estiva se allentiamo le restrizioni troppo presto. Gli ha fatto eco lo stesso ministro che, durante un question time alla Camera dei deputati, ha elogiato la certificazione verde che ha, a suo dire, evitato chiusure generalizzate. “Questa è la verità, fuori da ogni propaganda” ha chiosato Speranza che ha pure ricevuto i complimenti di Draghi per lo “straordinario lavoro” svolto. Insomma, fra dichiarazioni ardite e smaccati autoelogi, il governo si arrocca sempre di più e si mostra ancor più lontano dai reali problemi della gente, piegata dagli aumenti indiscriminati e terrorizzata dalle bombe che esplodono a pochi chilometri dai confini europei. Mentre il mondo vive dei tragici sconvolgimenti, a Roma si discute di Green Pass base, super o rafforzato per andare a mangiare la pizza o a bere un aperitivo. Solo per noi la strada verso la libertà è lastricata di buone intenzioni e la tanto attesa road map si è rivelata l’equivalente di un terreno minato in cui l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Ha le sembianze di una roulette in cui vince sempre il banco.

E c’è addirittura chi si lamenta perché lo scoppio della guerra ha distolto l’attenzione dalle tematiche sanitarie. Tutto questo dà il segno di come si viva anche con una certa malinconia la transizione verso una parvenza di normalità. Viene in mente il feticismo dei ricordi di cui parlava Antonio Tabucchi in “Sostiene Pereira”. “La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro” era il consiglio del dottor Cardoso al protagonista del romanzo.

A questo partito di nostalgici va iscritto sicuramente d’ufficio Gian Antonio Stella che, dalle colonne del Corriere, è arrivato perfino a rimpiangere l’austerity del 1973 provocata da una crisi petrolifera che comportò la necessità di ridurre i consumi energetici. Stella ha ricordato le città al buio, gli italiani in bicicletta, il presidente Leone che si spostava dal Quirinale con una carrozza trainata da cavalli. Eppure, quella lezione non è stata recepita perché, secondo l’editorialista del quotidiano milanese, passata la burrasca, i cittadini hanno ripreso a consumare, a sprecare, a usare l’acqua in maniera smodata. Secondo lui, è stata un’occasione persa e quelle settimane di “stretta” non sono servite a nulla.

Eppure anche oggi c’è chi prova a mettersi al servizio della nazione come l’attore Alessandro Gassman, già in prima linea nella battaglia pandemica, che ha annunciato di aver ridotto la temperatura del suo termostato di ben due gradi. Ma, d’altronde, è stato Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a spiegare che “abbassare il riscaldamento è come indossare la mascherina”. Il metodo è collaudato: c’è un problema serio che non si sa come risolvere? E allora si dà la colpa ai cittadini e ai loro comportamenti irresponsabili. Che poi il modello Frittole, la città medioevale in cui si ritrovarono catapultati Troisi e Benigni nel loro scanzonato viaggio nel passato, sia piuttosto grottesco non importa ai campioni della retorica nazionale. L’importante è seguire il binario mainstream e tracciare per ogni argomento la netta linea di demarcazione tra il bene e il male, i buoni e i cattivi, il politicamente corretto e il censurabile.

Per cui, non sorprende che questo fiume di impressionante vacuità stia dilagando anche nell’ambito della narrazione bellica che favorisce la creatività dei nostri intellettuali con racconti eroici e gesta valorose partoriti comodamente nel salotto di casa propria. Eppure la faccenda ucraina è maledettamente seria ma solo noi siamo stati capaci di trasformarla in una specie di soap opera a puntate con questo incessante chiacchiericcio dalla mattina alla sera, con esperti in prima linea pronti a battibeccare con altri esperti, ospiti che esperti non sono ma bucano il video, programmi di intrattenimento trasformati in reportage dal fronte, telegiornali sempre più a caccia di sensazionalismo da cui scaturisce un dibattito noioso, improduttivo e per lo più asfittico se non asfissiante. Materiale che probabilmente avrebbe ispirato la penna di Tom Wolfe. È il nostro piccolo mondo antico che preferisce crogiolarsi nel suo vizioso autoreferenzialismo e nella futile ostentazione di teorie da piccolo schermo. È l’Italia del 2022 molto simile alla Frittole del millequattrocento. Anzi, quasi mille-e-cinque. Ma pur sempre medioevale nel pensiero e nell’azione.

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