L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 17 marzo 2022

Il comune che abbraccerà le scorie radioattive sarà ricco quelli accanto saranno rancorosi e lividi

Ecco la mappa Sogin sul deposito nazionale dei rifiuti nucleari


Ecco la mappa Sogin sul deposito nazionale dei rifiuti nucleari

Sogin ha consegnato al ministero della Transizione ecologica la mappa con i luoghi idonei a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Cosa succede ora? Tutti i dettagli

Sogin, la società pubblica che si occupa della dismissione degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, ha consegnato al ministero della Transizione ecologica la mappa aggiornata dei luoghi idonei a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, dove concentrare le scorie che al momento sono sparse in una ventina di siti in vari luoghi d’Italia.

Il nome della mappa è CNAPI, ovvero Carta nazionale delle aree idonee; è stata trasmessa al MiTE il 15 marzo scorso, ma il documento è ancora secretato e pertanto non consultabile pubblicamente.

I NUMERI DEL DEPOSITO

Il deposito dovrebbe ospitare 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi. Provengono sia dalla dismissione delle centrali nucleari (quattro, fino al 1987) che dalla medicina nucleare (per le terapie contro il cancro, ad esempio) e dalle industrie (parafulmini, allarmi antincendio).

Una volta individuata la località adatta, si procederà alla costruzione del sito: i lavori – si stima – dureranno quattro anni e il progetto avrà un valore di 900 milioni di euro.

I PROSSIMI PASSI

Come ricostruisce Il Sole 24 Ore, la mappa di Sogin verrà esaminata dall’ISIN (l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione) e successivamente verrà pubblicata attraverso un decreto congiunto dei ministeri della Transizione ecologica e delle Infrastrutture.

Dopodiché, si apriranno le candidature per la località che vorrà ospitare il deposito.

Il Sole 24 Ore scrive che la comunità in cui verrà installato il deposito potrebbe guadagnarne in ricchezza e benessere, visto che sarà realizzato anche un parco tecnologico dedicato alla ricerca sui rifiuti nucleari; potrebbero però opporsi le località confinanti e vicine, che non riceverebbero gli stessi benefici.

Tuttavia, come fa notare Wired, “tutti i rappresentanti delle aree individuate si sono espressi contro, contestando alcune delle informazioni prodotte da Sogin e richiamando una serie di condizioni per essere esclusi dalla scelta”: ad esempio la presenza, nelle proprie zone, di coltivazioni agricole di pregio, di monumenti storici, di falde acquifere o di parchi naturali.

QUANTI SONO I LUOGHI SELEZIONATI DA SOGIN

I luoghi selezionati da Sogin, e classificati a seconda delle migliori o peggiori caratteristiche, sono 67.

Quelli maggiormente idonei – spiega Il Sole 24 Ore – si concentrano in Piemonte, “vicino a Carmagnola e a Rondissone, ma estesi terreni nell’Alessandrino fra Marengo e l’autostrada per Torino”. Ci sono aree adatte anche in Toscana (val d’Orcia e valle dell’Ombrone), nella provincia di Viterbo (Vulci, Castro, monte Cimini, Orte), in Basilicata (tra Murgia e Oppido, tra Matera e Altamura, tra Metaponto e Scanzano), in Sicilia (Calatafimi, Butera, nel Nisseno) e in Sardegna (tra la pianura del Campidano e il massiccio del Gennargentu).

Mappa via Il Sole 24 Ore.

DOVE SONO, OGGI, I RIFIUTI NUCLEARI

Attualmente, i rifiuti radioattivi italiani sono depositati in circa trenta impianti provvisori di dimensioni maggiori e in una decina di siti più piccoli, ad esempio ospedali o acciaierie. La maggior parte di questi rifiuti sono stoccati nel centro ENEA di Casaccia (Roma), nel Piemonte orientale (tra Saluggia, Trino Vercellese e Alessandria), in alcuni depositi industriali privati (Milano e dintorni, Tortona e Forlì) e nei siti nucleari della Commissione europea a Ispra.

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