L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 marzo 2022

Il set cinematografico hollywoodiano del nazista Zelensky non si trova a Kiev


La senatrice Granato: «Draghi dittatore. Se Zelensky fosse davvero sotto le bombe non si sarebbe collegato»

Accuse a tutti quanti da parte di Laura Granato, senatrice del gruppo Misto ed ex appartenente al Movimento 5 Stelle che ieri non ha partecipato alla Camera al discorso di Volodymyr Zelensky. «Avevo un impegno sul territorio, mica lo rimando per un intervento da remoto senza contraddittorio» spiega la Granato a La Stampa, lasciando attonito il giornalista che chiede: «Il contraddittorio sotto le bombe?». La risposta della senatrice è secca: «Se uno è davvero sotto le bombe non riesce nemmeno a collegarsi».

La Granato analizza poi la guerra in Ucraina: «Putin non vuole espandere il suo dominio oltre l’Ucraina. È inverosimile, mai avuto questo sentore. Voleva un collegamento anche con Putin, o tutti o nessuno, ma tanto loro hanno già deciso. Loro chi? I capi di Stato dell’Unione europea, telecomandati dagli Stati Uniti. Hanno deciso di farci partecipare al conflitto. Draghi, ieri, invece di parlare di pace ha rincarato la dose. È stato più duro di Zelensky. Vorrei capire perché a Putin è scattata la molla, vuole preservare la sicurezza russa. Mi piace tanto perché tutela l’integrità e la tradizione di quel mondo. E contrastare l’agenda globalista che vuole attuare il nuovo ordine mondiale deciso nelle segrete stanze per renderci schiavi».

Il discorso della Granato unisce le polemiche no-vax e la guerra scatenata dall’invasione della Russia: «C’è un legame. Il modo in cui è stata affrontata la pandemia fa parte dell’agenda globalista. Il virus, i vaccini che non sono nemmeno molto efficaci… È questo il modus operandi dell’impero globale. Putin è un argine geopolitico. Mi risulta che i neonazisti che hanno commesso atrocità inenarrabili si trovino in Ucraina. Putin non è un dittatore, il suo è un modo diverso di governare. Draghi è un dittatore. Il governo Draghi ha cancellato tutti i diritti basilari. Putin non mi risulta abbia obbligato nessuno a vaccinarsi, una forma di rispetto che Draghi non ha avuto».


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