L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 marzo 2022

Il vaso di Pandora dell'influenza covid


Mosca: «Se continuate sveleremo tutto» sulla pandemia in Italia nel 2020

Qualcosa di grosso soggiace nei meandri delle stanze del Potere italiano. Qualcosa di tanto oscuro quanto pericoloso per alcuni dei politici italiani. Qualcosa che coinvolge direttamente pezzi grossi dei precedenti governi e che ancora giocano un ruolo in quello di Mario Draghi. Questo è quanto emerge dalle ultime minacce russe verso la classe dirigente italiana. Quali sono stati i veri risvolti dell’operazione soprannominata “Dalla Russia con Amore” nel 2020?

La missione russa in Italia
Doveva essere una risposta umanitaria alla crisi epidemiologica del 2020 in Italia, una missione composta da 104 persone, tra cui militari, 28 medici, 4 infermieri e due civili, ma soprattutto da Natalia Y. Pshenichnaya e Aleksandr V. Semenov, due tra i massimi epidemiologi russi (aggiunti “a penna” nella lista degli ospiti ufficiali). Il 22 marzo di quell’anno furono ben 9 gli aerei carichi di materiali e di operatori sanitari. Lo scopo era quello di supportare i medici italiani nella lotta al coronavirus. In prima linea ad accogliere gli aiuti stranieri c’è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, quello che oggi definisce Putin come “peggio di un animale”. Ma cosa successe esattamente in quei giorni caldi? Di sicuro, come rivelato dal Giornale, da quella missione uscì un report molto duro nei confronti dell’allora governo italiano. Un report che oggi vale la pena rileggere.

Il report che inchiodava il Governo
La sintesi di questo rapporto fu del tutto impietosa nei confronti della gestione pandemica da parte del Conte II. Medici mandati al massacro. Molti (e ripetuti) errori. Ritardi nelle chiusure che hanno amplificato i contagi (e quindi i morti). Misure restrittive applicate altrove eppure ignorate dal premier Giuseppe Conte. Errori decisivi sul tracciamento, tranne che in Veneto. Iniziative politiche che hanno sminuito la gravità della pandemia, «monitorata ma non impedita». Nel documento, inoltre, si punta il dito soprattutto su politici e sindaci di primo piano che hanno «promosso incontri pubblici e strette di mano per enfatizzare che l’economia non doveva fermarsi per colpa del virus. Un comportamento altamente rischioso dai tristi esiti», scrivono i due medici. Un epitaffio in cirillico per Conte, Speranza e governo giallorosso.

Missione umanitaria o operazione di intelligence?
Il report di 11 pagine, scritto in russo e inglese dai due scienziati a capo della task force arrivata da Mosca insieme a 104 militari che hanno lavorato a Bergamo dal 22 marzo al 9 aprile 2020, sembra chiarire la natura della missione “Dalla Russia con Amore”: un’operazione di intelligence che avrebbe consentito alla Russia di realizzare di corsa il vaccino Sputnik-V (ancora in corso di valutazione da parte dell’Ema), fornendo al presidente russo Vladimir Putin informazioni vitali per approfondire lo stato dell’andamento pandemico europeo. Un favore che oggi, se confermato, potrebbe rivelarsi una vera e propria bomba a orologeria.

Le minacce di Mosca
Quindi, cosa si potrebbe nascondere dietro le minacce di Mosca all’Italia? Cartelle cliniche con i dati sanitari dei pazienti, accordi commerciali per farmaci e strumentazione e, soprattutto, il patto che avrebbe avallato la realizzazione dello Sputnik, il vaccino anti-Covid russo. C’è tutto questo dietro l’avvertimento all’Italia e l’attacco al ministro della Difesa Lorenzo Guerini di Alexei Vladimorovic Paramonov che ha minacciato «conseguenze irreversibili» se il nostro Paese dovesse aderire al nuovo piano di sanzioni contro Mosca. Chi è Paramonov? Un tizio che ha ricevuto all’epoca dei fatti di Bergamo, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito e di Commendatore dell’Ordine della Stella d’Italia. Riconoscimenti voluti da Di Maio in persona.

Le domande sorgono spontanee
Alla luce dei fatti, perché, come ha rivelato La Stampa, è stata l’Italia ad accollarsi le spese di vitto e alloggio e pare anche di viaggio e trasporto? Quanti di questi militari che hanno sfilato da Roma a Bergamo facevano (e fanno) parte del servizio di informazioni delle forze armate russe (GRU)? A quali informazioni sensibili ha avuto accesso nei due mesi della sua permanenza il capo della delegazione, il generale Sergey Kikot, vicecomandante del reparto di difesa chimica e batteriologica dell’esercito russo? Quanti e quali sono stati gli accordi commerciali e strategici presi dal governo italiano e russo durante i due mesi della delegazione “Dalla Russia con amore”. Tra questi c’è anche l’accordo siglato poi nell’aprile del 2021 tra l’Istituto Spallanzani di Roma e l’Istituto Gamaleya di Mosca sulla sperimentazione dello Sputnik V?

Le trame sembrano essere molto, molto fitte. Da un lato ci sarebbe da augurarsi che Mosca tenga fede alle propria “minaccia” di rivelare le informazioni sensibili legate a quella specifica gestione. Molti di noi sarebbero estremamente curiosi di venire a conoscenza di alcune di quelle dinamiche che, per usare un eufemismo, risultano essere a dir poco oscure. Sempre nell’interesse nazionale, ovviamente.

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