L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 29 marzo 2022

Il Vostro Draghi un inetto al governo

 

Draghistan: cronache di un paese sull’orlo di una crisi di nervi

di Luca Busca

24 marzo 2022

IMG 20211028 231604 9132Antefatto

Mario Draghi è stato chiamato a governare l’Italia il 3 febbraio 2021 e ha prestato giuramento il 13 dello stesso mese. In soli 380 giorni è riuscito a fare tutto questo:

1. Ha fatto registrare il peggior risultato nel contenimento della pandemia a livello europeo recuperando posizioni su posizioni, raggiungendo il secondo posto in classifica generale, dietro la Polonia, con 2,6 morti ogni mille abitanti. A livello mondiale si piazza al 5° posto dietro Brasile, Argentina e Stati Uniti. Per nascondere questi dati inconfutabili e il poco onorevole risultato la propaganda ha scatenato il gota dei propri esperti per propinare al popolo una serie di giustificazioni: 1) la popolazione italiana è la più anziana; 2) non si possono confrontare paesi con caratteristiche diverse; 3) è tutta colpa dei Novax; 4) esistono infinite variabili che incidono sul risultato che non possono essere escluse dal complesso calcolo dei risultati. Tutto falso: 1) il Giappone ha una popolazione più anziana e ha registrato 0,15 decessi ogni mille abitanti; il Brasile con un’età media nettamente più bassa ha raggiunto il peggior risultato al mondo. 2) L’Italia risulta al secondo posto nel confronto europeo, cioè proprio con i paesi dalle caratteristiche simili, scende al 5° se vengono inseriti paesi dissimili. 3) L’Italia ha realizzato una delle migliori campagne vaccinali al mondo, rilevatasi completamente inutile. L’Ucraina, ora al centro dell’attenzione, ha vaccinato solo il 35% della propria popolazione raggiungendo un risultato leggermente migliore del nostro (2,41 decessi per 1000 abitanti). 4) Il giudizio sul risultato ottenuto scaturisce proprio dalla capacità di un governo di gestire le variabili pandemiche che caratterizzano il proprio paese. Una buona gestione fa registrare meno casi e meno decessi, una cattiva fa crescere i numeri. La Cina è stata capace di gestire in maniera ottimale le proprie variabili ottenendo così uno dei tassi di mortalità più bassi (0,34). Questo nonostante il paese, responsabile di aver generato la pandemia, sia stato il primo ad essere aggredito dal virus, abbia una capacità sanitaria inferiore alla nostra, un territorio immenso, una campagna vaccinale più bassa della nostra etc.

 

2. “Sì ma in Cina la pandemia è stata gestita in maniera dittatoriale, così è facile”, recita il mantra della propaganda. Certo lì alcuni diritti civili sono “sospesi” in modo permanente, ma in occasione della pandemia nessun paese al mondo, Cina e Russia incluse, è riuscito a far peggio dell’Italia. Grazie ad una serie di provvedimenti, tutti giudicati “costituzionali” dagli esperti del settore (a dir la verità qualche dissenso è emerso in materia, ma non sufficiente a fermare il corso degli eventi), il governo Draghi ha derogato alla maggior parte dei principi e sospeso i diritti fondamentali dell’uomo sanciti da tutte le Carte: principio di uguaglianza (vaccinati e non); principio di libertà personale, di circolazione, di riunione e associazione, religiosa, di manifestazione del proprio pensiero (in collaborazione con il Presidente Mattarella e tutti media mainstream); diritto al lavoro; diritto all’istruzione; diritto alla scelta della cura; diritto alla vita (imponendo un obbligo vaccinale nonostante anche Aifa abbia dovuto ammettere 22 decessi conseguenti al vaccino); diritto al trattamento sanitario (sospeso per i non vaccinati in diversi episodi di pronto soccorso e più volte proposto in sede legislativa). Anche il diritto di proprietà, fondamentale per un governo ultra liberista come quello Draghi è stato sospeso, in prima istanza negando l’accesso a chi è privo di super green pass nelle strutture ricettive con diritto di proprietà suddiviso. In seconda istanza il governo ha introdotto il sequestro di beni a cittadini russi senza aver dichiarato lo stato di guerra. Al di là dello mio scarso interesse per i beni degli oligarchi russi, da un punto di vista formale va notato che in questo modo la sospensione del diritto di proprietà potrebbe essere applicata a chiunque la pensi in modo diverso dai nostri di oligarchi.

 

3. Il governo Draghi è responsabile anche del più rilevante disfacimento dell’apparato democratico mai registrato dal dopoguerra. Ormai il Parlamento è stato esautorato della sua funzione legislativa mediante il costante ricorso a Decreti Legge e DPCM, che vengono poi convertiti in legge entro i tempi stabiliti mediante voto di fiducia. Il governo Draghi ha sbaragliato tutti i già preoccupanti precedenti, raggiungendo il numero record di 35 voti di fiducia alla fine del 2021. A questi vanno aggiunti quelli di gennaio e febbraio, di cui non sono riuscito a trovare il riepilogo, sfogliando i giornali ne ho contati almeno altri 6 (numero comunque da verificare). In ogni caso il totale supera i 40 in 380 giorni più di uno ogni dieci giorni. Ovviamente tutto ciò è in perfetta sintonia con la Costituzione! “La decretazione è praticamente l’unica forma legislativa rimasta in piedi (nel 2021, 229 decreti legge, uno ogni 38 ore) e i parlamentari ricevono comunicazioni intorno a cosa dovranno votare con brevi preavvisi, sufficienti per non farsi trovare alla toilette. L’intero arco costituzionale è ridotto ad una macchietta, i parlamentari a passacarte e vidimatori. Il dibattito parlamentare è stato sterilizzato. Il dibattito pubblico azzerato. Vengono fatte trapelare le intenzioni dell’esecutivo sui giornali con qualche giorno d’anticipo sul voto, per poi passare dopo qualche settimana in Gazzetta Ufficiale. Questioni enormemente controverse, come la disciplina delle concessioni di spiagge, taxi, servizi assicurativi, ecc. o la rimessa in discussione della natura pubblica dei servizi idrici, sono decise senza dibattito, come indiscutibili applicazioni di indirizzi europei.” Questo il parere di Andrea Zhok Professore di Antropologia filosofica e Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ma la “dissoluzione dei paradigmi democratici” operata dal governo non si limita a questo, ma investe anche quei pochi strumenti di iniziativa popolare lasciati in vita. Una poco indipendente Corte Costituzionale, guidata dal Dottor Sottile (il vice di Bettino Craxi negli anni d’oro del PSI dal 1983 all’estinzione del partito per eccesso di corruzione), ha decretato, infatti, che il popolo italiano non dovesse esprimersi in materia di liberalizzazione della cannabis e di eutanasia. Non solo ma il governo, grazie al disegno di legge sulla concorrenza, ha definitivamente invalidato il risultato del referendum del 2011 in materia di servizi idrici.

 

4. Il governo Draghi ci ha trascinato in guerra senza dichiararne lo stato. Ha inviato armi, uomini e mezzi a dispetto dell’articolo 11 della Costituzione. Ha usato la guerra per prolungare lo stato di emergenza sino al 31 dicembre 2022, sostituendo quello promulgato per il Covid durato ben 425 giorni, cioè oltre il periodo massimo previsto dalla Costituzione. Anche in questo caso ci attestiamo al primo posto della classifica mondiale. Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, invece, non mi risulta che altri paesi europei come Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania etc., abbiano adottato lo stato di emergenza, fatto da verificare (non sono riuscito a completare il fact checking). Da noi lo stato di emergenza ufficialmente è stato promulgato per consentire l’accoglienza dei profughi ucraini, ma in realtà era necessario ad autorizzare il Ministero della Difesa all’invio di mezzi militari, in adesione alle richieste della Nato. Ovviamente, per una scelta così delicata, il governo ha accuratamente evitato di consultare il popolo, preferendo “bombardarlo” con una delirante propaganda guerrafondaia. Il risultato è stato di diffondere odio nei confronti dell’intero popolo russo a tal punto da generare innumerevoli episodi di censura, spesso oltre i limiti del ridicolo, nei confronti della secolare cultura russa e di tutti coloro che, contrari alla guerra, tentavano di ragionare sulla via per raggiungere la pace. La campagna mediatica, con le stesse caratteristiche di quella pandemica, ha instillato negli italiani prima la “novax fobia” e poi la “russo fobia” in un esempio di propaganda fascista di rara efficienza.

 

5. Mario Draghi è, è stato e sarà sempre un accanito sostenitore del Tina thatcheriano (There is no alternative), fondato su privatizzazioni e deregulation. In ambito economico il governo Draghi ha raggiunto il suo apice riuscendo in soli 380 giorni a fare più danni di Renzi, Monti e Berlusconi. Gli interventi sono stati molti e tutti in linea con il pensiero ultra liberista e con il fallimentare modello “trickle-down”:

  • La riforma fiscale annunciata già nel febbraio del 2021 come provvedimento a tutela della progressione, risulterà all’opposto un vantaggio per la classe abbiente a tal punto da far indignare due sindacati servili come la CGIL e la UIL.
  • Per la gestione del PNRR cito Tomaso Montanari (volerelaluna.it/2021/12/31/un-anno-da- draghi): “Un piano nato per contenere i danni di un disastro sanitario stanzia 25,13 miliardi per le Grandi Opere, e solo 15,63 per la salute! E tra le Grandi Opere non c’è traccia dell’unica utile: la messa in sicurezza del territorio. Il Piano destina alle “Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” 2,49 miliardi, meno di un decimo di quanto regalato al cemento delle nuove infrastrutture. Il decreto “semplificazioni” che costruisce la governance del PNRR è un manifesto di ideologia del “maniliberismo”. Il nucleo ideologico è tutt’altro che nuovo: dalla Legge Obiettivo di Berlusconi allo Sblocca Italia di Renzi sappiamo bene come si costruiscono procedure speciali, commissariamenti, silenzi-assensi per aggirare istituzioni e regole in nome di urgenze eccezionali e interessi strategici. Nella “variante Draghi” generata dal virus delle semplificazioni, la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico viene fatta a pezzi: si crea per la prima volta l’aberrazione di una Soprintendenza speciale incardinata a Roma cui demandare tutti i progetti del PNRR che riguardano più di una soprintendenza (ma volendo anche gli altri), anche avvalendosi di “esperti” esterni (lautamente pagati e dunque forse non così severi verso i progetti dei datori di lavoro). In ogni caso, l’eventuale “dissenso” delle soprintendenze superstiti sarà “risolto” direttamente in Consiglio dei Ministri.” Tra le grandi opere verrà inserita anche la costruzione del Ponte di Messina, con tutte le conseguenze che questo comporta.
  • Rigetta la proposta di quel democristiano di Letta di costituire un fondo per i giovani finanziato dall’aumento della tassa di successione sui patrimoni sopra il milione di euro. Accetta, anche e senza discutere, di cassare la propria proposta in materia di congelamento dello sgravio Irpef sopra i 75.000 euro di reddito, da destinare ai redditi più bassi per il caro bollette. Ogni occasione è buona per dimostrare da che parte sta.
  • Sempre da Tomaso Montanari: “Secondo i dati INPS, un terzo dei nuovi contratti di lavoro del primo semestre 2021 sono precari (e la grande maggioranza di essi è comunque al nord, e destinato a maschi). La sospensione del Decreto Dignità decisa da Draghi apre la porta a un allungamento della precarietà. A settembre, i nuovi dati confermeranno: il lavoro dell’èra Draghi è un lavoro di precari, gli occupati a termine crescono, sforando quota 3 milioni.” Inoltre il 1 luglio 2021 rimuove il blocco dei licenziamenti con le ovvie conseguenze. La dura lotta di Draghi contro il Reddito di cittadinanza prosegue ancora. Sempre al fine di rendere il lavoro sempre più flessibile per compiacere le grandi aziende, viene approvato a dicembre ’21 il “decreto antidelocalizzazione, che è di fatto una proceduralizzazione dei licenziamenti, attraverso la quale una qualunque multinazionale può trasferire le attività produttive fuori dal nostro Paese solo pagando, e pagando cifre irrisorie. Precludendo così il ricorso al tribunale – quello che, per esempio, è stato invece risolutivo nel noto caso della GKN. Del resto, è solo “capitale umano” – espressione che Mario Draghi non cessa di ripetere: nel “mercato del lavoro” la merce sono i lavoratori, e per disporne liberamente basta fissare il giusto prezzo. Se questi sono i lavoratori italiani, figuriamoci i migranti: mentre scrivo la Sea Watch 3, con 440 migranti a bordo, è ancora in attesa di sbarcare in un porto sicuro, secondo una trafila di umiliazioni e ostilità che rispetto ai tempi di Salvini ministro è solo meno celebrata.” (Tomaso Montanari in volerelaluna.it/ 2021/12/31/un-anno-da-draghi)
  • Nell’estate del 2021 si conclude a 3 anni dal crollo del ponte Morandi, l’affaire Autostrade con una modica liquidazione di 9,3 miliardi. Alla famiglia Benetton ovviamente va la quota più grande essendo il maggior azionista di Atlantia. La cifra di cui ha beneficiato non è facilmente definibile per via del solito sistema di scatole cinesi. Le famiglie delle vittime, che con le loro tasse hanno contribuito a sostenere i privilegi degli azionisti, sentitamente ringraziano. Il governo Draghi non può essere considerato responsabile della vicenda, ma può esserlo per la cifra pattuita, per le modalità della chiusura della trattativa e per l’assoluto riserbo con cui è stata conclusa l’operazione.
  • F. Invertendo per l’ennesima volta l’onere della prova il Governo Draghi “vara il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato prevede che il Comune che non intenda privatizzare i servizi pubblici essenziali dovrà fornire «una motivazione anticipata e qualificata che dia conto delle ragioni che giustificano il mancato ricorso al mercato». Il trionfo dell’ideologia, ormai una religione: l’eretico che ancora crede nel pubblico dovrà giustificarsi, difendersi, e quasi sempre vedersi costretto all’abiura” (volerelaluna.it/concorrenza-ovvero-la-festa-delle- privatizzazioni). Da tenere presente che la norma incita palesemente alla privatizzazione del servizio di approvvigionamento idrico, disattendendo, come già scritto sopra, il risultato del referendum del 2011, che era ancora in attesa di essere ratificato da una normativa adeguata. Ora finalmente lo è ma in senso completamente inverso!

 

6. Vara la riforma della Giustizia: neanche Berlusconi avrebbe osato tanto!!!!!! Invece di modificare le procedure, dotare di strumenti e fondi i tribunali, decentrare gli stessi, semplicemente Il Ministro Cartabia ha tagliato i tempi dei processi introducendo in sostanza una nuova forma di prescrizione. Il meglio però riguarda l’attribuzione al Parlamento della delega alla definizione delle linee guida in base alle quali le procure dovranno impostare le priorità dei reati da perseguire. Un altro schiaffo alla Costituzione, all’indipendenza della Magistratura, all’obbligatorietà dell’azione penale. Invece di depenalizzare i reati connessi alla cannabis, svuotando così le patrie galere, finiranno per liberalizzare la corruzione, i più fortunati si faranno le canne con i “fondi pubblici”.

  • In materia di giustizia, nel senso alto del termine, Draghi non sfigura assolutamente nei confronti dei suoi predecessori (Bossi, Fini, Minniti e Salvini) nel vessare le vittime delle proprie politiche economiche e di “esportazione della democrazia: “Draghi rinnova gli accordi con la Libia: aumentando di mezzo milione di euro il nostro finanziamento ai torturatori delle carceri e ai cacciatori di migranti nelle acque del Mediterraneo. Il terzo comma dell’articolo 10 della Costituzione («Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge») è clamorosamente calpestato anche dai Migliori, che su quella Costituzione hanno giurato. In aprile, durante il suo viaggio “d’affari” a Tripoli, Draghi aveva detto testualmente: «Sul piano dell’immigrazione noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia …» (volerelaluna.it/draghi-in-libia). Soddisfazione per le torture: il Governo dei Mostri.” Tutt’altro trattamento viene riservato ai profughi ucraini, accolti con tutti gli onori come è giusto che sia. Trattandosi del paese con il più basso tasso di vaccinazione in Europa (appena il 35%), i profughi vengono dispensati dall’osservanza delle normative fasciste in materia di green pass, andando a creare una doppia discriminazione: la prima nei confronti dei profughi di serie B, quelli siriani, yemeniti, africani, bloccati in Bielorussia da mesi, torturati in Libia o affogati nel Mediterraneo; la seconda nei confronti degli italiani che hanno scelto di non vaccinarsi. La propaganda passa sotto silenzio il problema, che verrà poi risolto all’italiana con un’equiparazione fittizia di facciata costruita per nascondere la discriminazione di sostanza.
  • In merito all’ordine pubblico da notare che in seguito all’assalto della sede CGIL di Roma, viene limitato fortemente il diritto a manifestare, ma non vengono sciolte le formazioni fasciste che, scortate dalla polizia, hanno guidato l’assalto. Di contro gli studenti che manifestavano per la morte del loro compagno Lorenzo Parelli durante il tirocinio di formazione professionale, vengono presi a manganellate ripetutamente.

 

7. Transizione ecologica e piano energetico. Anche qui vengono toccati i vertici mondiali di catastrofica inettitudine dovuta all’incompatibilità che la tematica presenta con il modello economico “trickle-down” tanto caro a Draghi: “l’ineffabile ministro alla transizione ecologica Roberto Cingolani torna a scagliarsi contro Greta Thunberg: «È troppo semplicistico dire che tutti non stanno facendo nulla, ci sono sicuramente dei ritardi. Questa è la più grande sfida che l’umanità si trova ad affrontare. Non ci sono libri o regole già scritte. Il problema è un po’ più complicato del blablabla». E così, in nome della complessità e della sostenibilità, poche settimane dopo, Cingolani spiega agli studenti: «Il nucleare è il futuro. Le nuove centrali saranno la soluzione a tutti i problemi». Amen”. (Tomaso Montanari - volerelaluna.it/2021/12/31/un-anno-da- draghi) Posizione questa che trova importanti conferme nel silenzio assoluto del governo in merito all’inserimento di gas e nucleare nella “tassonomia” dell’energia green, realizzato dalla Commissione Europea. Tutto questo avviene nonostante l’Italia abbia esplicitamente dichiarato il proprio intento di denuclearizzazione del paese con ben due referendum (è chiaro che il parere del popolo non è molto “popolare” nel governo Draghi). Il piano energetico nasconde però altre vette di idiozia: in Sardegna, nell’isola del sole e del vento, invece di avviare un intenso impiego di pannelli solari e pale eoliche si sostiene il “progetto della Snam che propone di fare arrivare una super metaniera lunga 290 metri e larga 46, con il suo bel rigassificatore a bordo, da tenere ormeggiata per 25 anni alla banchina della zona industriale del piccolo porto di Portovesme. … Inoltre questa super metaniera ogni quattro giorni dovrebbe essere rifornita di gas liquido da altre navi, operazione che bloccherebbe per ragioni di sicurezza qualsiasi altra attività del porto [inclusa quella turistica per l’isola di Carloforte]. Dalla super metaniera dovrebbe poi partire il gasdotto per servire la zona industriale e l’area della città metropolitana di Cagliari.” (Left numero 9 – 4 marzo 2022 – pag 37). Il progetto illustra bene l’idea di transizione ecologica che ha in mente Draghi, e soprattutto il piano economico per distruggere le piccole attività turistiche in nome dell’interesse della lobby estrattivista mondiale. Il fatto di non aver investito praticamente nulla nelle rinnovabili fa sì che allo scoppio della guerra l’Italia si trovi nella m…a fino al collo. E qui il genio di Draghi raggiunge i livelli più alti: “Emergenza energia, in Italia 7 centrali a carbone pronte a ripartire” (ilsole24ore.com/art/). Alla faccia dell’Agenda 2030, dell’indipendenza energetica (il carbone lo importiamo per il 90%) e della salute dei cittadini (il carbone è responsabile di 23.000 morti l’anno in Europa). Come se non bastasse Ministri con portafoglio ma senza cervello ricominciano a parlare di nucleare (15 anni per diventare operativi, costi stellari, rischi incalcolabili, inquinamento da scorie eterno) e di passaggio al GNL (gas allo stato liquido) che richiede anni per l’adeguamento delle infrastrutture e costi più elevati. Chiaramente le rinnovabili, unica soluzione percorribile per un “Next Generation EU” che assicuri realmente un futuro vivibile alle generazioni future, continuano ad essere condannate al ruolo di Cenerentole dell’energia. Il motivo è facilmente comprensibile, nonostante tutti gli espedienti sino ad ora adottati per centralizzare il controllo della produzione, il solare e l’eolico promuovono l’indipendenza dei piccoli produttori a discapito delle corporation dell’energia. Un’energia distribuita sarebbe letale per il modello economico liberista, fondato sulla concentrazione sempre più consistente dei capitali e del relativo potere politico.

 

Critica della ragion draghiana

“… la parabola storica dell'Occidente en bloc è quella di una pluridecennale contrazione sociale, economica e soprattutto democratica, con una costante riduzione della rappresentatività della politica e degli spazi di agibilità della libera espressione. E come accade sempre nelle situazioni di grave crisi, in Occidente ci preoccupiamo costantemente di spostare lo sguardo pubblico fuori di noi, dipingendo il nemico (Venezuela, Corea del Nord, Cina, Iran, ecc.) con i colori più tetri, in modo da far sospirare di sollievo le proprie cittadinanze («per fortuna non siamo così!»), distogliendo l'attenzione dalla devastante e perdurante crisi interna. In questo contesto si staglia per incapacità e autolesionismo l'Unione Europea, che, fallimento dopo fallimento, dalla crisi subprime a oggi, sta preparando per le proprie popolazioni un futuro di miseria e irreggimentazione.” (Andrea Zoht)

Per nascondere la realtà dei fatti nel Draghistan sono stati diffusi, per mezzo della folta propaganda di regime, alcuni “mantra” tesi a convincere il popolo dell’efficienza dell’ennesimo governo di nomina. Il primo di questi motti è stato: “senza sarebbe andata sicuramente peggio, lo dimostrano i numeri”. La nenia propiziatoria, ripetuta incessantemente in tv e sui giornali, è stato utilizzata su più fronti e con scopi diversi, a cominciare dalla folle scelta di incentrare tutta la lotta contro la pandemia sulla campagna vaccinale compulsiva. Per dimostrare la correttezza della quale si è utilizzata la “dimostrazione dei numeri”, un’interpretazione “scientista”, spesso resa appositamente complessa e a volte manipolata, a senso unico di una realtà soggetta al pluralismo delle diverse visioni politiche, scientifiche e sociologiche. In secondo luogo il “senza sarebbe andata peggio” è stato applicato anche all’applicazione di tutti quei provvedimenti che hanno sospeso quasi tutti i diritti civili. Il sillogismo del mantra è, ovviamente, falso ed è l’antitesi a inficiarlo. Infatti peggio di così proprio non poteva andare, i numeri che dimostrano il disastro pandemico sono quelli che scaturiscono dal confronto con gli altri paesi. Quando si rientra nella top ten come numero di casi, di ricoveri e di decessi significa semplicemente che si è operato peggio degli altri, a prescindere dalle variabili. I provvedimenti adottati sono stati sbagliati proprio perché non idonei ad affrontare le specifiche caratteristiche del paese. Sostenere la validità dei provvedimenti adottati di fronte a un inesistente termine di confronto è una forma di terrapiattismo istituzionale. È come affermare che se non avessimo fatto una buona campagna vaccinale e non avessimo adottato il green pass rafforzato saremo finiti come Tatooine, l’unico paese ad essere andato peggio dell’Italia, solo che non siamo su Guerre Stellari. I dati invece dicono che dopo l’adozione del green pass, proprio grazie alla libera circolazione di persone vaccinate ma non immunizzate, i contagi sono saliti ai massimi livelli. Il confronto con gli altri paesi, a basso tasso di vaccinazione, ci dice inoltre che i provvedimenti non ci hanno tutelato neanche per quanto riguarda i decessi: www.iltempo.it/morti-per-covid-oms-italia-peggiore-in-europa.

Il secondo mantra, adottato per zittire chiunque osasse criticare le scelte del governo in materia di pandemia, è stata la contrapposizione tra scienza e complottismo in un delirio crescente di mistificazione scientista e manipolazione dell’informazione. La scienza infatti non può diventare una religione, un dogma cui il popolo ignorante deve supinamente sottomettersi. La scienza per essere tale deve inevitabilmente fondarsi sul confronto, sul pluralismo e la condivisione delle informazioni e dei risultati. Per evitare dogmatismi antiscientifici, sono stati istituiti dei protocolli da rispettare al fine di attestare la “scientificità” delle tesi o dei prodotti presentati all’esame delle competenti commissioni. Il sistema di per sé non è efficace al 100% in quanto gli esaminatori possono essere soggetti a diverse forme di conflitto di interesse, ma pone comunque una serie di ostacoli che permettono di escludere dalla certificazione scientifica alcuni eccessi “terrapiattisti”. Un altro bias cognitivo dell’attuale protocollo scientifico è costituito dai limiti ferrei imposti, dall’utilizzo dei brevetti, alla condivisione delle informazioni e dei risultati scientifici. Nel caso del vaccino contro il Covid-19 però anche questo protocollo scientifico, con tutti i suoi limiti, è stata completamente aggirato, facendo saltare anche quelle parziali garanzie normalmente fornite. Non è questa la sede giusta dove ripetere tutte le informazioni in merito agli espedienti utilizzati per scavalcare il protocollo ormai largamente diffuse, in parte anche dai media mainstream. Ad attestare l’antiscientificità del vaccino e della campagna vaccinale, infatti, dovrebbero bastare i risultati della lotta alla pandemia e le informazioni che stanno emergendo dalla pubblicazione “forzata” dei documenti della FDA in merito ai test Pfizer (parziali e pure truccati!), le decine di studi scientifici alternativi ignorati dai media mainstream anche se pubblicati su Nature o Lancet, i dati Ema e FDA sulle segnalazioni di reazioni avverse al vaccino, un esame più attento dei dati OMS e ISS. Qualora qualcuno fosse convinto del contrario dietro ulteriore richiesta sarà mia cura fargli avere tutti i riferimenti sopra citati.

La realtà è semplicemente che, avendo sbagliato completamente l’impostazione della lotta alla pandemia, escludendo il monitoraggio degli anticorpi, le autopsie sui deceduti per covid, lo sviluppo di terapie domestiche, la sperimentazione di ulteriori vaccini e favorendo il monopolio Pfizer, il governo Draghi si è trovato incastrato nella spiacevole posizione di chi non può ammettere i propri errori.

Per nascondere l’evidenza di questi errori è stata scatenata nell’ultimo anno la campagna mediatica più oppressiva dai tempi del fascismo. Una volta avviato il perverso meccanismo di occultazione si è radicalizzata l’incapacità ad ammettere i propri errori pena la totale perdita di credibilità. Più evidenti diventavano gli errori più violenta si faceva la propaganda tesa a imporre il pensiero unico. Violenza questa che ha raggiunto il suo apice prima con la creazione della “Novax-fobia” e poi con quella della “Russo-fobia”. In entrambi i casi “lo sguardo pubblico” è stato indirizzato “fuori di noi” costruendo “il nemico” fino a definirne dettagliatamente il profilo criminale e spesso accomunando i due nemici appena creati: “Colpisce però soprattutto constatare che le voci sulle reti social a supporto delle 'buone ragioni' dell’attacco russo spesso sono le medesime che per mesi hanno militato attivamente contro vaccini e Green pass con una rumorosità tale da far credere che fossero una componente rilevante della popolazione italiana. Ora nelle discussioni dell’infosfera digitale i 'No Vax' sembrano aver preso le parti di Putin con uno zelo che li rende impermeabili ai fatti tanto quanto lo erano all’evidenza dei numeri su contagi e morti, certi com’erano che fossero manipolati.” (www.avvenire.it/da-novax-a-proputin). Così solo per fare un esempio, tra l’altro tra i più morbidi. In altri casi, infatti, si è arrivati a definire il profilo tipico del novax-proputin come un simpatizzante nazi- fascista, bypassando completamente le richieste per il lavoro, l’uguaglianza, il rispetto della costituzione, la pace, etc. che hanno caratterizzato le battaglie contro il green pass e contro l’invio di armi all’Ucraina. Non solo ma una larga fetta del movimento No green pass, proviene da quell’area che ha sempre avversato Putin per il mancato rispetto dei diritti civili, anche quando una larga fetta di provax ne apprezzava le doti politiche ed economiche. La costruzione del “nemico immaginario”, fondata sulla manipolazione della realtà, ha permesso così di convogliare l’odio e tutte le frustrazioni derivanti dalla crisi economica e della pandemia lontano dai veri responsabili delle vessazioni subite.

La rabbia repressa ha determinato l’innalzamento del livello di odio provato, che ha finito per superare i limiti del ridicolo. Nella pandemia il proporzionale aumento di contagi e di popolazione vaccinata è stato addebitato a quei criminali dei non vaccinati, anche quando questi sono stati messi agli arresti domiciliari. La propaganda di contro ha omesso di rilevare che i vaccinati, lasciati liberi di contagiarsi a vicenda, sono giunti nel mese di gennaio 2022 a costituire l’87% dei casi, cioè stessa incidenza sulla popolazione dei non vaccinati!. La russo-fobia è stata ancor più violenta e grottesca andando a colpire tutte le forme più alte della cultura, da Dostoevskij ai direttori d’orchestra e ai cantanti lirici, dagli editori per ragazzi agli sportivi, inclusi quelli paraolimpici, dagli scienziati ai cineasti, fino a tutti coloro che, pur se italiani ed esperti in merito come Innaro e Orsini, hanno tentato di ragionare sulle vere ragioni della guerra. Vittima di eccezione della censura anche Oliver Stone, produttore del film Ukraine on fire del regista ucraino Igor Lopatonok. Il documentario è stato rimosso dalla piattaforma Google di noleggio per contenuti violenti ed espliciti, comparsi improvvisamente dopo sei anni di programmazione. Susan Sarandon si è chiesta con un tweet se nessuno fosse curioso di sapere perché la censura sia avvenuta proprio in questo particolare momento. Se volete togliervela questa curiosità il film è ancora visibile (forse) su: vimeo.com/global3pictures/. Questa censura operata prima nei confronti di Novax e No green pass, poi dei filorussi e pacifisti, è stata definita Maccartismo ma sicuramente è più vicina al fascismo per livello di violenza. L’adozione di standard fascisti è ampiamente confermata dalla procedura scelta dal Governo Draghi di esautorazione, non solo del Parlamento, ma anche di tutte le istituzioni poste a garanzia della libertà di pensiero.

La violenza di questa lotta contro il nemico immaginario Novax, No green pass, pacifista coerente e putiniano è riuscita a spaccare l’Italia in una maggioranza odiante, appiattita sui dettami governativi da un lato, e decine di minoranze dissidenti dall’altro, impotenti perché troppo frammentate. L’alto livello di violenza cui queste minoranze sono state sottoposte ha impedito a Draghi, e al sua corte dei miracoli politica, di ammettere i propri errori, commessi nella gestione della pandemia e nell’adozione di provvedimenti tipicamente fascisti. Il risultato è stato, come sostiene l’antica massima agostiniana “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”, una discesa agli inferi della radicalizzazione della deriva fascista. L’Italia si è trovata così ad essere l’unico paese al mondo, con green pass rafforzato e obbligo vaccinale a “tempo indeterminato”. Anzi no l’obbligo vaccinale è stato mantenuto anche dal Turkmenistan, una dittatura presieduta da Gurbanguly Berdimuhamedow, che ha introdotto prima il divieto di usare la tinta per capelli per gli uomini sopra i quarant’anni e poi il vaccino obbligatorio. Il che rende impietoso il paragone con Draghi.

Il 16 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato l’ennesimo Decreto in materia che la quintessenza del “perseverare autem diabolicum”. Durante la conferenza stampa Benito Draghi si è dilungato sui meriti inesistenti dei precedenti provvedimenti: “grazie all'ottima campagna vaccinale abbiamo contenuto gli effetti pandemici” che, come abbiamo visto è palesemente falso. Con questa premessa è inevitabile che l’impostazione della lotta alla pandemia rimarrà la stessa: il green pass, con le sue “piccole” differenze fascistoidi, continuerà a vessare, discriminare, opprimere e reprimere i cittadini, nonostante la sua inutilità. Per imbonire la maggioranza odiante viene programmata una lentissima (la più lunga al mondo) agenda di riaperture. Per convincere il gregge di quanto sia stato e continuerà in eterno ad essere giusto tutto ciò, Mario Mussolini instilla un po’ di quel terrore che attanaglia il popolo italiano da anni: “Uno degli scopi del provvedimento di oggi è non smantellare tutta la struttura esistente, anche perché siamo consapevoli del fatto che un'altra pandemia potrebbe rivelarsi importante fra qualche tempo” ha detto il presidente del Consiglio, secondo il quale occorre “costruire una struttura permanente di preparazione per reagire a questi fenomeni. ... Con la nuova fase, quindi, “non smantelliamo niente ma la struttura perde il carattere di emergenza e acquista quello di ordinarietà: se gli sviluppi della curva epidemiologica mostrano la necessità di un intervento si può fare con gli strumenti esistenti”.

Ma il settore in cui Super Mario conquista più tifosi è quello economico. Il Messia, infatti, è l’indiscusso autore del miracolo che ha rimesso in sesto la devastata economia italiana. Il prodigio è costituito dal fatto che in meno di un anno il Salvatore è riuscito nella moltiplicazione del PIL (+6,5%), miglior prestazione dal 1976. Peccato che nel 2020 lo stesso indice avesse fatto registrare la peggiore performance dalla II Guerra Mondiale con un calo dell’8,9%. Nel complimentarsi tutti con il Mago Draghi nessuno ha fatto riferimento ai fondi del PNRR e al fattore “rimbalzo”, nonostante il quale resta un saldo negativo del 2,4%. Ma niente paura la previsione per il 2022 è di un +4,3%, poi ridotta al 4,1 e quindi al 3,8. Nel frattempo i prezzi salgono e il nuovo anno potrebbe far registrare un aumento dell’inflazione del 4,8%, il più alto dal 1995.

Poi il Messia, sempre a dispetto della Costituzione (art. 11) e delle più elementari regole democratiche che subordinano al dibattito parlamentare l’autorizzazione all’invio di armi, decide di entrare in guerra e di aderire alle sanzioni contro la Russia. La volontà popolare, come è ovvio che sia, non viene minimamente presa in considerazione e addirittura dietro la maschera pacifista vengono promosse manifestazioni inneggianti alla guerra. I provvedimenti com’era facilmente prevedibile scatenano nel giro di pochi giorni una ridda di speculazioni che mandano a farsi benedire previsioni del Pil e dell’inflazione. In questo caso il massimo del ridicolo è stato il grido d’allarme lanciato da quel genio del Ministro Cingolani: “Aumento del carburante è una truffa colossale, pagano i cittadini” (fanpage.it/ laccusa-del-ministro-cingolani), come se il compito di vigilare fosse di qualcun altro. Grazie a cotanta efficienza, i prezzi schizzano su in alto verso l’impossibile, con speculazioni a catena che investono i carburanti, il grano, i fertilizzanti con tutti i prodotti agricoli, e vedremo cos’altro nei prossimi mesi. Il Salvatore, chiamato a sanare la patria economia, rischia di diventare il responsabile del peggior collasso del dopoguerra. Ma, anche in questo caso, niente paura dopo un anno di esercizio pandemico, la propaganda riuscirà ad addossare le responsabilità a qualcun altro, “spostando lo sguardo pubblico fuori di noi, dipingendo il nemico [immaginario, probabilmente di origine russa e cannibale] con i colori più tetri, in modo da far sospirare di sollievo le proprie cittadinanze («per fortuna non siamo così!») [o «senza Draghi sarebbe andata sicuramente peggio»], distogliendo l'attenzione dalla devastante e perdurante crisi interna.

La crisi sistemica (devastante e perdurante), però, è ancora più grave di quel che sembra, in quanto l’utilizzo del PIL, come metro di valutazione dell’andamento economico, fornisce un quadro distorto della realtà, come più volte sostenuto anche dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti Enrico Giovannini. L’indice, infatti, costituisce la vecchia truffa perpetrata dal modello “trickle-down”, secondo la quale l’aumento della ricchezza generale del paese generata dalle grandi aziende ricada “goccia a goccia” su tutta la popolazione. Purtroppo niente di più falso potrebbe essere concepito per imbonire i fedeli del Messia Draghi. Oxfam, la confederazione di ONG diffusa in tutto il mondo impegnata nella riduzione della povertà globale, ha svolto la sua consueta indagine sull’andamento delle disuguaglianze focalizzando l’attenzione sulle conseguenze della pandemia. I risultati sono drammatici con un aumento esponenziale delle disuguaglianze registrato a livello mondiale, continentale e nazionale. Figuriamoci quello che succederà come conseguenza della guerra. Il PIL non monitora in alcun modo queste variazioni che, invece, incidono pesantemente sulla qualità della vita dei comuni cittadini. Le politiche di Draghi, come si è visto nella parte dedicata ai provvedimenti economici, sono in gran parte indirizzate al miglioramento delle condizioni delle grandi aziende e dei loro azionisti, come detta il credo “trickle-down”. Purtroppo, però, queste politiche finiscono per produrre sempre pesanti conseguenze che vanno a discapito delle fasci sociali più povere.

 

Piccola fenomenologia di un Italia appena decente

Un ultimo mantra caratterizza la propaganda del Draghistan e in genere di tutti i regimi pseudo democratici: “sono tutti bravi a criticare, poi però in concreto cosa pensate di fare per …”. Lo slogan di regime si fonda sulla certezza che “There is no alternative”, dato che tutte le forze politiche in campo sono appiattite sulle soluzioni funzionali all’interesse economico vigente. Questa convinzione fa sì che tutte le proposte e tutte le informazioni realmente alternative vengano screditate, rese inattendibili perché utopistiche o peggio ancora terrapiattiste. Questo processo ossessivo di “rimozione” nei confronti della vasta area di dissenso e di tutte le possibili soluzioni alternative, ha ormai raggiunto quel livello patologico che crea un vero e proprio “disturbo della personalità”. Il sempre più profondo distacco tra partiti e “popolo elettore” ha, infatti, annientato la democrazia e impedisce al “paziente”, la nostra classe dirigente, di riconoscere i propri errori e di tornare sulle proprie decisioni errate, pena il riconoscimento degli “elementi conflittuali” rimossi. Questo processo ha creato la “sindrome bipolare” che attanaglia il Governo Draghi e tutte le forze politiche che lo sostengono, con Salvini ormai sull’orlo del ricovero e del TSO, dopo aver passato i due anni della pandemia a dire tutto e il contrario di tutto, a seconda del prevalere di una delle due personalità che lo abitano. La guerra poi ha visto la sindrome bipolare trasformarsi in pandemia parlamentare trasformando la folta schiera (praticamente tutti, da destra a sinistra) deglii amici di Putin nei suoi più acerrimi nemici, pronti a imbracciare il fucile per cacciarlo da Villa Certosa, o era l’Ucraina? Il “sì ma in concreto allora cosa pensate di fare?”, più di ogni altro mantra, dimostra lo stato pietoso della nostra classe dirigente.

Ora, per chi come me crede che questo modello economico sia totalmente incompatibile con la questione ambientale, con il risanamento delle disuguaglianze e con la pace è estremamente facile rispondere al “paziente” bipolare sostenendo la necessità di una vera e propria rivoluzione politica ed economica. Questa proposta alternativa c’è, esiste ed è realistica, ma presenta due problematiche: la prima è che illustrarla in questa sede è impossibile per motivi di tempo e di spazio. La seconda è costituita dal carattere emergenziale del momento, quello vero non quella pandemica. Sospensione della democrazia e dei diritti civili, guerra, crisi economica e umanitaria evidenziano l’urgenza di uscire nell’immediato da questa vergognosa gestione politica del paese. Attendere i lunghi tempi di una rivoluzione democratica e pacifica sarebbe estremamente pericoloso, meglio quindi realizzare piccoli passo in avanti. Passi che sicuramente non risolverebbero in via definitiva il problema strutturale del sistema liberista, ma potrebbero migliorare molto la situazione disastrosa creata dal Messia. Fare questo in realtà è estremamente semplice, basterebbe sfruttare l’esperienza tratta dai successi del passato e da quelli presenti raggiunti da altri paesi, in sostanza basta copiare da chi sa fare meglio le cose. E questo vale per ognuna delle tematiche che ci affliggono:

1. La pandemia: basta leggere sul sito dell’Aifa la storia dell’eradicazione del vaiolo per capire come si combatte un virus. Il vaiolo ha afflitto il mondo per secoli, in Europa è arrivato ad essere la principale causa di morte. Il primo vaccino risale al XVIII secolo e derivava dalla variolizzazione, la somministrazione di croste polverizzate, che ha avuto effetti disastrosi. Ci sono voluti 160 anni per arrivare ad un vaccino efficace. La campagna vaccinale, pur se sorretta dall’obbligo, non ha mai raggiunto la copertura totale, come d’altra parte è successo e succede per tutte le campagne realizzate: dalla polio alla difterite e al morbillo. Il rispetto della libera scelta di cura in presenza di un vaccino efficiente non ha mai inficiato la prevenzione e, soprattutto, non ha mai generato la folle discriminazione tra vaccinati e non che ha caratterizzato la pandemia del Covid-19.

Oltre al vaccino efficace, due fattori furono fondamentali per la vittoria finale: l’avvento della variante “Variola minor” all’inizio del XX secolo; l’introduzione del monitoraggio dei nuovi casi e dei nuovi focolai con chiusure e vaccinazioni mirate. Da notare che con il Covid a parte le isole del Pacifico e la Nuova Zelanda che hanno avuto vita facile, il paese continentale che ha meglio gestito la pandemia risulta essere la Cina. Da subito, dal focolaio di Wuhan, la Cina ha sempre proceduto con lockdown rigorosi ma indirizzati; ha sviluppato e utilizzato ben 5 vaccini diversi, senza concedere alcun monopolio e praticare distinzioni tra vaccinati e non durante le chiusure mirate, esattamente come nel caso del vaiolo. Ecco sarebbe bastato copiare dal passato e da chi ha lavorato meglio per evitare record di contagi e di decessi. Soprattutto copiando si sarebbe evitata la sospensione, senza limiti di tempo, dei diritti civili fondamentali e la discriminazione di milioni di cittadini italiani, inclusa quella criminale che ha colpito bambini e adolescenti.

Sempre guardando indietro nel tempo appare anche evidente che in campo medico e farmacologico solo una ricerca scientifica pubblica, trasparente e realmente condivisa può produrre risultati validi. I vincoli creati dai brevetti e dai finanziamenti privati delle grandi aziende generano inevitabilmente conflitti di interesse, mancanza di trasparenza, omissione di condivisione e di giustizia sociale che sono alla base del fallimento della lotta alla pandemia di Covid.

2. La crisi energetica: qui la soluzione è di una semplicità sconcertante, ma purtroppo è antitetica all’interesse economico perpetrato dal governo Draghi e non solo da lui. Risolvere la “devastante e perdurante crisi interna” italiana, europea e mondiale è una questione molto complessa e, a mio parere, non risolvibile con l’attuale modello economico impostato sulla logica del profitto. In attesa del tracollo definitivo di questo modello però sarebbe possibile esercitare pressioni dal basso sufficienti a modificare il nostro piano energetico. L’Italia ha una superficie antropizzata di territorio pari a circa l’8% dei suoli (oltre i 20 km quadrati). Per soddisfare il fabbisogno interno di energia basterebbe ricoprire tutti i tetti, le cave dismesse, le discariche, i parcheggi, etc. di pannelli solari, installare pale eoliche in una piccola porzione di territorio, scegliendo quella più ventosa, mantenere l’idroelettrico (che attualmente già copre circa il 16% del fabbisogno) e immagazzinare l’eccesso di produzione diurna con l’idrogeno. Il motivo per cui un piano energetico di questo tipo non viene avviato in maniera aggressiva è molto semplice. L’energia solare ed eolica sono “naturalmente” distribuite e finirebbero per promuovere l’autonomia delle comunità locali, con un’evidente perdita di controllo centralizzato della produzione e della distribuzione dell’energia. L’autonomia locale a livello energetico incentiverebbe anche quella economica e produttiva, con effetti devastanti per l’attuale modello economico che tende sempre più alla concentrazione del capitale. (Per chi volesse approfondire Jeremy Rifkin ha scritto molto in proposito). Il Governo Draghi, nonostante le dichiarazioni di intenti, avversa le rinnovabili, per chi avesse dubbi basta guardare l’inchiesta, molto mainstream, realizzata dalle Iene e andata in onda il 16 marzo su Italia 1 (www.iene.mediaset.it/energie-rinnovabili)

3. La guerra: e anche qui la soluzione è semplice. La guerra è un concetto elementare: risolvere i conflitti con la violenza e l’utilizzo delle armi. Ripudiare la guerra, come sancisce la nostra costituzione, è altrettanto elementare: rifiutarsi di usare la violenza e le armi. Stabilire il principio della “difesa collettiva”, come nell’art. 5 dello statuto della Nato “in esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva, riconosciuto dall'articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite” è un inutile esercizio di stile. Significa semplicemente lasciare una porta aperta al ricorso alle armi. Gli Stati Uniti, in virtù di questo principio, dal 1945 ad oggi, hanno dichiarato 27 guerre, promosso golpe e dittature sanguinarie, finanziato e armato gruppi ribelli. Stranamente nessun Presidente statunitense è mai stato processato per crimini di guerra, nonostante tutti quelli del dopoguerra li abbiano commessi. Ad alcuni di questi interventi, tutti eseguiti a scopo difensivo ivi incluso l’ossimoro di “esportare democrazia”, hanno partecipato la Nato e l’Italia, nonostante il ripudio della guerra. Il risultato è sempre stato lo stesso: armare Saddam Hussein, per difendersi dall’islamizzazione del Medio Oriente, ha condotto direttamente a ben due guerre e indirettamente alla destabilizzazione dell’intera area. Armare e addestrare i talebani, per difendersi dall’Unione Sovietica, ha condotto ad una guerra durata vent’anni, all’impulso al terrorismo internazionale e al vergognoso abbandono dell’Afghanistan al proprio destino. Giocare sull’equivoco della guerra di difesa è estremamente pericoloso, come dimostra la corsa agli armamenti perseguita da tutti i paesi militarizzati e dall’abbandono delle politiche di disarmo nucleare. Allo stato attuale, a scopo difensivo, sono sparse nel mondo oltre 15.000 testate nucleari, nonostante bastino 50 di esse a cancellare la vita sull’intero pianeta. Questo fatto da solo dimostra l’alto livello di imbecillità che affligge l’umanità, l’inconsistenza del concetto di guerra come difesa e come solo la pace possa costituire un arma di difesa con qualche speranza di successo. Pretendere di perseguire la pace con il bilanciamento della dotazione di armi è infatti ridicolo, in quanto l’unico modo per assorbire i “costi di investimento” di questo “armamento” è il suo utilizzo. Cosa questa ampiamente dimostrata dalla frequenza con cui gli Stati Uniti, “presidente del consiglio di amministrazione” e “amministratore delegato” della Nato, hanno fatto ricorso alle armi, per sostenere la più ingente spesa militare del mondo.

Anche in questo caso per perseguire la pace vera sarebbe sufficiente guardare ai successi passati, come Gandhi, e a quelli di chi opera meglio. Il primo passo verso la pace dovrebbe essere l’uscita dalla Nato, un’organizzazione militare (North Atlantic Treaty Organization) nata con lo scopo di difendere reciprocamente i paesi membri da eventuali attacchi bellici. Nessuna nazione Nato in 73 anni di storia è mai stata attaccata, nonostante ciò l’Organizzazione nord atlantica ha partecipato direttamente a tre guerre e i paesi membri, a titolo sparso, hanno collaborato a tutte le guerre, 27, promosse dagli Stati Uniti. Attualmente Finlandia, Irlanda e Austria per ragioni diverse hanno adottato il principio di neutralità e non fanno parte della Nato, la Svezia ha accordi parziali. I tre paesi però fanno parte sia della Comunità Europea sia dell’area Euro, non vivono conflitti e se la passano piuttosto bene in tutti i campi. La Finlandia, in particolare, raggiunge il podio di tutte le classifiche mondiali di merito: dalla qualità della vita alla libertà di stampa, dalla snellezza burocratica alla sostenibilità ambientale. La Svizzera addirittura ha fatto della neutralità un principio costituzionale: “La neutralità permanente è un principio della politica estera svizzera. Essa costituisce un elemento fondamentale per il mantenimento della pace e della sicurezza all’interno e al di fuori dell’Europa e assicura l’indipendenza della Svizzera e l’inviolabilità del suo territorio. In virtù del diritto della neutralità, la Svizzera non può partecipare alle guerre tra altri Stati.” Il Costarica ha abolito le proprie forze armate ben 73 anni fa. Da allora il paese, pur trovandosi in una zona ricca di conflitti ha prosperato nella pace. Oggi il Costa Rica ha un alto tasso di alfabetizzazione (98%), un’elevata aspettativa di vita (80,1 anni), ospita l’Università per la Pace, ha un Ministero per la Pace e la Giustizia, la pace è riconosciuta come un diritto umano, e la sua diplomazia è stata costantemente attiva nel promuovere la pace progressiva, il disarmo e le politiche ambientali. Disarmo totale e unilaterale, neutralità, pacifismo non sono utopie irrealizzabili, ma concrete proposte per affrontare i conflitti per mezzo della diplomazia invece che con il ricorso alle armi. Lo Stato Italiano investe circa 25 miliardi di euro l’anno in spese militari, cifra destinata a salire in virtù della guerra in atto, si parla di 38 miliardi. Questi soldi potrebbero essere utilizzati nella messa in sicurezza del territorio e nel potenziamento della Protezione Civile andando così a salvare vite umane invece che distruggerle. In parte i fondi risparmiati potrebbero andare alla scuola invertendo la tendenza degli ultimi governi a destrutturare l’istruzione. Processo questo probabilmente intenzionale, agito per abbassare il livello di coscienza della cittadinanza e il suo allontanamento dalla politica, in modo da poter perseguire l’interesse economico con il minor livello di dissenso possibile.

4. La campagna mediatica: questa è l’unica questione veramente difficile da risolvere. Il solo modo per spezzare l’instaurazione del pensiero unico che ha caratterizzato la creazione dei nemici immaginari, Novax prima e Russo mangiabambini poi, è elevare la coscienza popolare. Per fare questo però si può fare affidamento solo su istruzione, promozione culturale e informazione. Tutti strumenti, questi, gestiti centralmente da chi si impegna quotidianamente per abbassare il livello di coscienza nell’opinione pubblica. La scuola, negli ultimi anni, invece di essere fornita di strumenti, come areatori durante la pandemia, attrezzature informatiche è stata definanziata e sottoposta a continui tentativi di “privatizzazione”. Gli studenti e i professori vengono discriminati, censurati, sospesi, allontanati in base alla vaccinazione e alla loro opinione in merito alla guerra. L’informazione è stata monopolizzata dal nuovo credo, che ha perfezionato il buon vecchio mantra del “popolo coglione che è meglio rimanga nell’ignoranza”: “Parlare oggi degli errori del passato non fa che aiutare Putin, indebolire la resistenza ucraina e rendere meno efficace la forza deterrente della pressione dell’opinione pubblica mondiale.” (Enzo Marzo su Micromega 10 marzo 2022). Così come parlare di reazioni avverse, di inefficacia del vaccino, di azzeramento del protocollo scientifico, di monopolio della Pfizer, di conflitto di interesse degli “scienziati” mainstream, non fa che aiutare i Novax, indebolire la campagna vaccinale e rendere meno efficace il rincoglionimento dell’opinione pubblica mondiale. La nuova politica fascistoide della propaganda tende a gratificare il popolo, elevandolo da “coglione” a fruitore della “conoscenza scientifica”, a condizione però che questa venga elargita solo da chi possiede le “competenze” appropriate. Ovviamente il criterio di adeguatezza delle competenze è a insindacabile giudizio del pensiero unico vigente. Addirittura si scomoda il presidente della Repubblica Mattarella per stigmatizzare la presenza di generici No vax in televisione. I primi Nobel non si possono discutere neanche quando parlano al di fuori delle loro competenze, a meno che non escano dal tracciato del pensiero unico come Luc Montagnier. Chiunque esprima opinioni diverse dal credo imperante finisce per non possedere le competenze necessarie e viene relegato nel limbo dei complottisti. Mentre prima era la parola di Dio a dettare legge, ora è quella dello “Scienziato”, si chiama scientismo e non tiene conto del conflitto di interesse implicito in ogni forma di sacerdozio ed è l’antitesi del pluralismo alla base di qualsivoglia “metodo scientifico”

Per contrastare il monopolio della Verità instaurato dalla propaganda di regime, negli ultimi due anni sono sorte più testate giornalistiche alternative, soprattutto digitali, che nei trent’anni precedenti. Secondo un sondaggio realizzato da Demopolis per Rai Radio1, cioè dalla propaganda mainstream, il 42% degli italiani dubita della credibilità delle notizie sui media tradizionali (tv, radio, quotidiani). Nonostante questi importanti segnali positivi è difficile essere ottimisti. La propaganda di regime, con tutti i suoi media mainstream, è nettamente più forte dei media alternativi. Questi ultimi poi cadono a volte in tentazioni complottiste, più che giustificabili, ma che prestano il fianco alla denigrazione dell’intero lavoro di indagine svolto dagli altri. L’effetto è quello di rendere inattendibili, agli occhi dell’opinione pubblica, anche le fonti dei “miserabili del web”, con pesanti conseguenze sullo sviluppo della coscienza popolare. Inoltre dubitare è solo il primo passo, sicuramente molto importante, ma il cammino della “presa di coscienza” è lungo e impervio. Per stimolare questo cammino sarebbe fondamentale avere una informazione realmente pluralista, trasparente ed equa che, però, è molto difficile costruire all’interno di questo sistema economico.

L’informazione pubblica, infatti, è vincolata ai voleri dei partiti a loro volta succubi del lobbismo finanziario - economico che ha portato Draghi al potere. L’informazione privata è soggetta al ricatto editoriale, cioè al possesso diretto come nel caso degli imperi editoriali di Berlusconi e di John Elkann, o a quello dell’obolo pubblicitario, necessario a coprire le ingenti spese necessarie ad un’informazione capillare. L’unica speranza è costituta dal perseverare della propaganda nell’eccesso di divulgazione del pensiero unico, come avvenuto per esempio con la copertina della Stampa (www.nicolaporro.it/foto-fake-stampa) e soprattutto con le inverosimili scuse presentate dal direttore Giannini a 8 e ½ (www.lastampa.it/giannini disinforma). Episodi di questo genere, che rendono palese il modus operandi dei media mainstream, contribuiscono ad aumentare quel bacino di utenza composto dal 42% di persone che hanno compreso la logica del pensiero unico. Ma il processo è lungo, nel frattempo l’unica cosa da fare è promuovere la controinformazione, ma nel farlo occorre citare sempre le fonti, preferibilmente ufficiali e verificandone l’autenticità, evitando inutili complottismi, anche quando questi sono palesi, ed evidenziando gli eccessi, i fascismi e le fake news mainstream.

Per realizzare questi “piccoli” aggiustamenti alle nefandezze del Draghistan occorre però maggiore “coerenza”. La coerenza è una virtù ormai rara che in senso figurato significa “agire in maniera conforme alle proprie vedute”. La mancanza di coerenza non affligge il nostro governo ma la cittadinanza. Draghi opera in perfetto allineamento con il modello economico “trickle-down” che ispira lui e tutte le forze politiche che lo sostengono, facendo finta di litigare di tanto in tanto. Tutti i provvedimenti presi sono “coerenti” con questo modello come lo sono le conseguenze: innalzamento esponenziale delle disuguaglianze; precarizzazione del lavoro; destrutturazione della scuola pubblica; privatizzazione dei beni comuni; limitazione delle libertà; esautoramento delle istituzioni democratiche; concentrazione di potere e capitali; partecipazione alle guerre.

Chi pecca di incoerenza sono tutti quei cittadini che professandosi pacifisti, egualitari, democratici, libertari etc. reputano valido l’operato del governo Draghi. Molti si trincerano dietro i mantra di regime (senza sarebbe andata peggio; scelgo il male minore …) che come abbiamo visto sono palesemente falsi. Incoerente è la difesa di un sistema politico ormai allo stremo in cui i principi e i diritti fondamentali sono assoggettati a “pesi e contrappesi” e “bilanciamenti” che finiscono per snaturarli completamente. Incoerente è la nostra Costituzione che prevede il principio di uguaglianza sempre, fatto salvi i casi … , il diritto alla vita finché non c’è da vendere un vaccino, la libertà individuale entro i limiti fissati da un interesse economico, il diritto al lavoro solo se subordinato al possesso della tessera del Partito dei Vaccinati. Questa non è una Carta Costituzionale, è carta pesta sagomata a immagine e somiglianza di un modello economico palesemente fallimentare.

Detto tutto ciò per me, anche se viviamo in un paese “postdemocratico” la libertà di pensiero e di espressione rimangono sacre e inviolabili. Ognuno a diritto ad avere le proprie idee, e per questo rispetto anche chi pensa che Draghi abbia operato nel migliore dei modi e nell’interesse del popolo italiano. Lasciatemi però libero di pensare, dopo tutte le evidenze sopracitate e quelle che mi sono sfuggite, che chi è schierato con questo governo è complice di tutte le conseguenze che i suoi provvedimenti hanno determinato: le vittime di tutte le guerre; i profughi delle stesse e quelli economici; le vittime di una gestione scandalosa della pandemia; la perdita di diritti civili fondamentali; l’aumento esponenziale delle disuguaglianze e dell’inquinamento; la crisi economica; la privatizzazione dei beni comuni; la precarizzazione del lavoro; etc.

Buona pace a tutti. Roma, 17 marzo 2022

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