L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 marzo 2022

La centralità dell'Occidente è messa in discussione, la rapina delle materie prime anche. La strada è aperta verso un assetto mondiale diverso e nessuno ha la palla di vetro di vedere come fa a finire

Dal dominio del dollaro alla “democrazia monetaria”

24 marzo 2022


Anche in economia corre la propaganda di guerra. E’ quella che canta dell’invincibilità del dollaro, pilastro monetario dell’egemonia Usa.

Dopo quasi 80 anni, qui in Occidente, siamo ormai abituati a considerarlo una “legge naturale”, un elemento inamovibile del paesaggio. Ma come ogni cosa umana anche questa centralità ha avuto un inizio, una storia e avrà una fine.

Inutile cercare di prevedere la data di morte. Troppe variabili in gioco, e non solo di tipo economico. La “credibilità” di una moneta dipende da molti altri fattori, non ultimo – anzi, tra i principali – il dominio militare.

Ma, appunto, anche questa superiorità sta da molto tempo subendo colpi consistenti. Che ora appaiono più devastanti che in passato.

La fuga dall’Afghanistan, sconfitti una normalissima guerriglia da montanari; e ora la guerra in Ucraina, che ha mostrato il limite invalicabile oltre cui neanche gli Stati Uniti possono andare: lo scontro con un “pari peso”, almeno sul piano delle testate nucleari.

Una conseguenza quasi immediata, sull’onda di sanzioni che colpiscono duramente soprattutto l’economia europea – letteralmente “alla canna del gas”, se ora non paga in rubli gli idrocarburi russi – è la fine anche formale della “globalizzazione”. Ossia di quella fase in cui gli Usa non avevano più avversari, dominavano il mondo e la loro moneta veniva brandita come un’arma, imponendo la volontà di Washington in primo luogo attraverso il sistema Swift.

La domanda da porsi è dunque: si va verso una sostituzione degli Usa come superpotenza mondiale egemone oppure verso un sistema effettivamente multilaterale?

Nel primo caso il candidato unico al ruolo sarebbe ovviamente la Cina, ma con prevedibili infiniti ostacoli e problemi. Nel secondo si va verso un equilibrio decentrato, o almeno senza un dominus che tutto può e vuole. Verso una sorta di “democrazia monetaria”, a geometria variabile e contrattata dai diretti interessati.

Alcune movimenti di grande rilievo in corso in questi mesi sembrano spingere verso la seconda ipotesi. E questo editoriale apparso sull’insospettabile TeleBorsa lo conferma appieno.

Non sarà una passeggiata di salute, perché nessuna superpotenza imperiale ha mai ammainato bandiera senza prima dare battaglia (ha fatto eccezione solo l’Unione Sovietica, ma – appunto – era un’altra cosa…)

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Le Guerre decidono le sorti delle Monete

Guido Salerno Aletta – Agenzia Teleborsa

In queste settimane, si profila una nuova svolta: l’isolamento della Russia non può significare il ritorno ad una economia isolata, come era il Comecon dei tempi dell’URSS. Perché esiste un complesso integrato di Paesi che va molto al di là di quello che abbiamo definito il blocco BRICS+.
Il sistema dell’OPEC è ormai svincolato dagli Usa: paradossalmente, ciò si deve al fatto che questi ultimi sono divenuti completamente indipendenti dal punto di vista energetico.

Se i Paesi del Golfo non vendono più petrolio agli Usa, non hanno più alcuna ragione commerciale di usare il dollaro quando trattano con altri Paesi. Leggiamo infatti che l’Arabia Saudita è in trattative con la Cina per vendere petrolio in cambio di Yuan.

La Turchia ha già fatto sapere che nei propri commerci con la Russia, da cui importa gas, userà ogni valuta: dal Dollaro all’Euro, dallo Yuan al Rublo. Ed ancora, il contratto di fornitura del gas russo alla Cina verrà regolato in Euro, utilizzando la valuta che la Cina stessa incassa dall’Europa che compra i suoi prodotti.

Non si tratta di creare una “supermoneta” alternativa al dollaro, ma di mettere a punto una serie di relazioni commerciali e finanziarie tra Paesi che usano negli scambi commerciali le proprie monete, prescindendo dal dollaro.

Non c’è la necessità di costituire un nuovo centro monetario a carattere “imperiale” che sia alternativo al dollaro, che abbia quindi come motore un Paese come l’America che è stata finora in grado di assorbire in disavanzo le esportazioni delle sue Periferie, e che finanzi così i commerci e gli investimenti in giro per il mondo con la moneta che ha emesso.

Non ci sarà dunque bisogno di creare una nuova “supermoneta a debito“, da stampare compulsivamente per sostenere i mercati, come hanno fatto quasi senza interruzione dal 2008 fino ad oggi tutte le Banche centrali del G7: dalla Federal Reserve alla BCE, dalla Bank of Japan alla Bank of England.

La Banca Centrale Russa e la Banca del Popolo Cinese hanno affrontato problemi analoghi a quelli dei Paesi occidentali, forse di complessità maggiore, senza indulgere alla creazione di sempre nuova moneta.

Per il conflitto in Ucraina, c’è chi corre verso il Dollaro e chi lo abbandona.

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