L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 marzo 2022

La Pfizer e la Fda non volevano far sapere che le malattie sistemiche nei gruppi di studio clinico erano il doppio tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati e che più ti inoculi e più aumentano i rischi degli eventi avversi sistemici. Il vaccino non vaccina è un farmaco sperimentale con modificazioni genetiche. Dobbiamo acquisire la consapevolezza della condizione precaria nella quale ci troviamo, tiranneggiati da poteri capaci di qualunque cosa pur di realizzare un controllo totale della società

Vaccini, vengono fuori le prime prove del delitto



I primi documenti sugli studi clinici dei vaccini, che la Fda e la Pfizer sono stati costretti a consegnare in base al Freedom information Act, rappresentano un vero scandalo e determineranno una completa perdita di fiducia nella medicina o quanto meno una salutare lezione sui pericoli di privatizzazione della stessa. Le analisi sulla prima tranche di documenti presentati mostrano infatti un panorama desolante che possono essere riassunti nel fatto che le malattie sistemiche nei gruppi di studio clinico erano il doppio tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati:

“Entro sette giorni dopo ogni dose, si è verificato il doppio degli eventi sistemici nel gruppo vaccinato (23%) rispetto al gruppo placebo (11,3%), mentre la febbre grave era 14 volte più comune nel gruppo vaccinato rispetto al gruppo placebo ».

Inoltre i documenti mostrano chiaramente che il vaccino non rimane nel sito di iniezione, ma si diffonde ampiamente in tutto il corpo. I dati degli studi sugli animali mostrano che con una dose, la quantità di vaccino nel sito di iniezione diminuisce entro 48 ore – e in particolare nel fegato nelle ovaie e nella milza, ma anche nelle ghiandole surrenali, nella vescica, nelle ossa, nel midollo osseo, negli occhi , nel colon, nei linfonodi, nel pancreas, nelle ghiandole salivari, pelle, intestino tenue, testicoli, timo, tiroide e utero. Per giunta le reazioni avverse dovute a questa diffusione che peraltro era già stata osservata negli animali cavia, ma che si è pensato di evitare semplicemente passando da iniezioni endovena a punture intramuscolo. Come se questo non bastasse si legge nella documentazione che questi studi sulle cavie avevano anche accertato che:

“La frequenza e la gravità delle reazioni erano maggiori dopo la seconda o la terza iniezione rispetto alla prima iniezione. Nella maggior parte degli animali si sono verificati leggerissimi edemi o, raramente, lievi eritema dopo la prima dose. Dopo la seconda o la terza iniezione, la gravità dell’edema e dell’eritema è aumentata a livelli moderati o gravi”.

Che vuol dire alta incidenza di necrosi muscolare e ingrossamento e riduzione della milza. Ciò semplicemente significa che l’idea di continuare ad libitum con le vaccinazioni, peraltro contro un virus che non esiste più, sono un’idea davvero criminale perché le sperimentazioni mostrano un aumento dei problemi ad ogni dose. Del resto i documenti finalmente rilasciati, anche se ancora in piccola parte, ci dicono che nello studio clinico i vaccinati avevano un’incidenza molto più alta di eventi avversi gravi rispetto a coloro che ricevevano solo il placebo: la probabilità di sperimentare eventi sistemici gravi era da 2 a 25 volte superiore rispetto al gruppo placebo. Tutto questo si badi bene in un quadro nel quale il composto che Pfizer ha presentato alla FDA doveva creare “un’immunizzazione attiva per prevenire Covid-19, causata da SARS-CoV-2 nelle persone di età pari o superiore a 16 anni”. Tale scopo scopo è menzionato più volte, ma non è stato affatto raggiunto tanto che multinazionale e gli altro produttori di preparati a mRna hanno dovuto ammettere il fallimento dicendo che lo pseudo vaccino non immunizzava affatto, ma rendeva più lieve il decorso della malattia.

Ora poiché l’autorizzazione di emergenza è stata concessa proprio in virtù della presunta capacità di immunizzazione il problema da medico diventa politico: come mai fallito lo scopo di questi preparati l’approvazione non è stata revocata e anzi moltissimi governi hanno reso la vaccinazione obbligatoria nonostante i pericoli che gli stessi studi di Pfizer evidenziavano di fronte a ripetute iniezioni? Perché in particolare la Fda non ha parlato e anzi si è schierata per un uso indiscriminato di questi cosiddetti vaccini? Ci credo che volessero non rivelare questi documenti che tuttavia potrebbero in futuro mostrare anche lati peggiori. Immagino che questo sia il punto da cui far partire una nuova consapevolezza della condizione precaria nella quale ci troviamo, tiranneggiati da poteri capaci di qualunque cosa pur di realizzare un controllo totale della società

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