L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 29 marzo 2022

L’obiettivo supremo degli Stati Uniti è il cambio di regime in Russia, l’Ucraina è solo una pedina nel gioco o, per meglio dire, semplice carne da cannone…

Repetita iuvant 

Escobar: Rendete di Nuovo Grande il Nazismo?
Di Pepe Escobar per Zerohedge



L’obiettivo supremo è il cambio di regime in Russia, l’Ucraina è solo una pedina nel gioco o, per meglio dire, semplice carne da cannone…

Tutti gli occhi sono puntati su Mariupol. A partire da mercoledì notte, oltre il 70% delle aree residenziali era sotto il controllo di Donetsk e delle forze russe, mentre i marines russi, il 107° battaglione di Donetsk e gli Spetsnaz ceceni, guidati dal carismatico Adam Delimkhanov, erano entrati nello stabilimento di Azov-Stal, il quartier generale del battaglione neonazista Azov.

Ad Azov è stato inviato un ultimatum finale: arrendetevi entro mezzanotte, perché quanto inizia l’inferno non faremo prigionieri.

Ciò implica un importante punto di svolta nel campo di battaglia ucraino; Mariupol sta finalmente per essere completamente denazificata, poiché il contingente Azov, che si è trincerato a lungo nella città usando i civili come scudi umani, era la sua forza combattente più temprata.

Nel frattempo, le voci che giungono dall’”Impero delle bugie” hanno quasi messo a nudo l’intero gioco. Non c’è alcuna intenzione di Washington di facilitare un piano di pace in Ucraina – e questo spiega le tattiche di stallo senza sosta del comico Zelensky.

L’obiettivo supremo è il cambio di regime in Russia, e per questo motivo una guerra totale contro la Russia, e tutto ciò che è russo, è pressoché garantita.

L’Ucraina è solo una pedina del gioco o, per meglio dire, semplice carne da cannone.

Ciò significa anche che i 14.000 morti nel Donbass negli ultimi 8 anni non fanno testo. Quanto ai neonazisti ucraini di ogni genere, essi sono sacrificabili come lo furono i “ribelli moderati” in Siria, fossero legati ad al-Qaeda oppure a Daesh. Coloro che alla fine riusciranno a sopravvivere potranno sempre unirsi alla neonata Neo-Nazi Inc. sponsorizzata dalla CIA, remix della Jihad Inc. degli anni ’80 in Afghanistan. Saranno opportunamente “ricalibrati” allo scopo.

Un breve riassunto neonazista

Ormai nel NATOstan solo chi non usa il cervello – e ce ne sono a bizzeffe – non è a conoscenza di ciò ch’è successo a Maidan nel 2014. Così come pochi sanno che fu l’allora ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov, ex governatore di Kharkov, a dare il via libera alla creazione di un’unità paramilitare di 12.000 membri, partendo dal gruppo di hooligans Sect 82 che sosteneva la Dynamo Kiev. Quella è stata la nascita del battaglione Azov, nel maggio 2014, guidato da Andriy Biletsky, alias il Führer bianco, ed ex leader della banda neonazista Patriots of Ukraine.

Insieme all’agente Stay-behind della NATO Dmitro Yarosh, Biletsky ha fondato Pravy Sektor, finanziato dal padrino della mafia ucraina e miliardario ebreo Ihor Kolomoysky (in seguito il benefattore della meta-conversione di Zelensky da comico mediocre a presidente mediocre).

Pravy Sektor era rabbiosamente anti-UE – andate a dirlo a Ursula von der Leyen – e politicamente ossessionato dal collegamento dell’Europa centrale e dei Paesi baltici in un nuova improbabile federazione. Fondamentalmente, Pravy Sektor e altre bande naziste furono debitamente addestrate da istruttori della NATO.

Biletsky e Yarosh sono ovviamente discepoli del famigerato collaboratore nazista della Seconda Guerra Mondiale, Stepan Bandera, per il quale gli ucraini puri sono dei proto-germanici o scandinavi, mentre gli slavi sono solo degli untermenschen.

Azov finì per assorbire quasi tutti i gruppi neonazisti in Ucraina e fu inviato a combattere contro il Donbass, con i loro accoliti che guadagnavano più dei soldati normali. Biletsky ed un altro leader neonazista, Oleh Petrenko, furono eletti alla Rada. Il White Führer rimase a comandare Azov. Petrenko decise di sostenere l’allora presidente Poroshenko. Presto il battaglione Azov fu incorporato come reggimento Azov nella Guardia nazionale ucraina.

A quel punto intrapresero una campagna di reclutamento di mercenari stranieri, con persone provenienti dall’Europa occidentale, dalla Scandinavia e persino dal Sud America.

Ciò era severamente vietato dagli Accordi di Minsk (de facto defunti) garantiti da Francia e Germania. Azov ha istituito campi di addestramento per adolescenti e in breve tempo ha raggiunto 10.000 membri. Erik “Blackwater” Prince, nel 2020, ha stretto un accordo con l’esercito ucraino che avrebbe consentito al suo gruppo ribattezzato, Academi, di supervisionare Azov.

Fu poi Victoria Nuland, a cui si attribuisce un ruolo significativo nella “rivoluzione” di Maidan (balzò alle cronache il suo “la UE si fotta!“), a suggerire a Zelensky (entrambi, tra l’altro, ebrei ucraini) di nominare Yarosh, nazista dichiarato, come consigliere del comandante in capo delle Forze armate ucraine, il Gen. Valerii Zaluzhnyi. L’obiettivo: organizzare un blitzkrieg su Donbass e Crimea – lo stesso blitzkrieg che SVR, l’intelligence estera russa, ha concluso sarebbe stato lanciato il 22 febbraio, obbligando così la Russia a lanciare l’Operazione Z.

Tutto quanto sopra, in realtà solo un breve riassunto, mostra come in Ucraina non ci sia alcuna differenza tra i neonazisti bianchi e quelli più “abbronzati” di al-Qaeda/ISIS/Daesh, così come non ce ne ne sia tra i “cristiani” neonazisti e i “musulmani” takfiri salafiti-jihadisti.

Quando Putin ha denunciato che un “gruppo di neonazisti” era al potere a Kiev, il comico ha risposto che era impossibile perché lui era ebreo. Affermazione senza senso in quanto sia Zelensky che il suo mecenate Kolomoysky, a tutti gli effetti pratici, sono “Zio-nazi” [sionisti con simpatie naziste ndr].

Anche se rami del governo degli Stati Uniti hanno ammesso che i neonazisti sono trincerati nell’apparato di Kiev, la macchina di propaganda “eccezionalista” ha fatto semplicemente “scomparire” i bombardamenti quotidiani del Donbass per 8 anni. Quelle migliaia di vittime civili non sono mai esistite.

Qualche media mainstream statunitense aveva osato pubblicare qualche pezzo o rapporto sui neonazisti di Azov e Aidar, ma poi la narrazione neo-orwelliana è stata scolpita nella pietra: non ci sono nazisti in Ucraina. Il ramo della CIA, il NED, ha persino iniziato a cancellare i record sull’addestramento dei membri di Aidar. Di recente una stazione televisiva ha addirittura rilanciato un video di un comandante Azov, addestrato dalla NATO e armato, completo di iconografia nazista.

Perché la “denazificazione” ha senso

L’ideologia del Banderastan risale a quando questa parte dell’Ucraina era di fatto controllata dall’impero austro-ungarico, dall’impero russo e dalla Polonia. Stepan Bandera nasce in Austro-Ungheria nel 1909, vicino a Ivano-Frankovsk, nel regno – allora autonomo – di Galizia.

La Prima Guerra Mondiale aveva smembrato gli imperi europei in piccole entità spesso non vitali. Nell’Ucraina occidentale – un crocevia imperiale – ciò inevitabilmente portò al proliferare di ideologie estremamente intolleranti.

Gli ideologi del Banderastan hanno approfittato dell’arrivo dei nazisti nel 1941 per cercare di proclamare un territorio indipendente. Ma Berlino non solo li ha bloccati, ma li ha mandati nei campi di concentramento. Nel 1944 però i nazisti cambiarono tattica: liberarono i banderanisti e li manipolarono in odio anti-russo, creando così una forza di destabilizzazione nell’URSS ucraina.

Quindi il nazismo non è esattamente lo stesso dei fanatici del Banderastan: sono infatti ideologie in competizione. Quello che è successo dopo Maidan è che la CIA si è focalizzata sull’incitamento all’odio verso i russi da parte di qualunque gruppo marginale potesse strumentalizzare. Quindi l’Ucraina non è un caso di “nazionalismo bianco” – per usare un eufemismo – ma di nazionalismo ucraino anti-russo, che si manifesta a tutti gli effetti attraverso saluti in stile nazista e simboli in stile nazista.

Quindi, quando Putin e la leadership russa si riferiscono al nazismo ucraino, potranno anche non essere corretti al 100%, ma il concetto viene colto perfettamente da ogni russo.

I russi rifiutano visceralmente il nazismo, considerando che praticamente ogni famiglia russa ha avuto almeno un antenato ucciso durante la Grande Guerra Patriottica.

Dal punto di vista della psicologia del tempo di guerra, ha quindi perfettamente senso parlare di “ucro-nazismo” e, di conseguenza, di una campagna di “denazificazione”.

Come gli anglosassoni amavano i nazisti

Il governo degli Stati Uniti che incoraggia apertamente i neonazisti in Ucraina non è certo una novità, considerando come ha sostenuto Hitler insieme all’Inghilterra nel 1933 per ragioni di equilibrio di potere.

Nel 1933 Roosevelt prestò a Hitler un miliardo di dollari d’oro mentre l’Inghilterra gli prestò due miliardi di dollari d’oro. Questo dovrebbe essere moltiplicato 200 volte per arrivare al potere d’acquisto dei dollari di oggi. Gli angloamericani volevano rendere la Germania un baluardo contro la Russia. Nel 1941 Roosevelt scrisse a Hitler che se avesse invaso la Russia gli Stati Uniti si sarebbero schierati con la Russia e scrisse a Stalin che se Stalin avesse invaso la Germania, gli Stati Uniti avrebbero appoggiato la Germania. Giusto per far capire come deve essere mantenuto in equilibrio il potere nell’Heartland secondo le teorie originariamente espresse da Mackinder.

Gli inglesi erano diventati molto preoccupati per l’ascesa del potere russo sotto Stalin mentre osservavano che la Germania era in ginocchio con il 50% di disoccupazione nel 1933, senza contare i cittadini senza fissa dimora che non venivano conteggiati.

Persino Lloyd George nutriva dei dubbi sul Trattato di Versailles, visto che aveva indebolito eccessivamente la Germania dopo la sua resa nella prima guerra mondiale. Lo scopo della Prima Guerra Mondiale, nella visione del mondo di Lloyd George, era quello di distruggere contemporaneamente sia la Russia che la Germania. La Germania stava minacciando l’Inghilterra con il Kaiser, che costruiva una flotta per conquistare gli oceani, mentre lo Zar era troppo vicino all’India per non creare preoccupazioni. Per un po’ la Gran Bretagna si è goduta la vittoria e ha continuato a dominare gli oceani.

Ad un certo punto però, ricostruire la Germania per combattere la Russia diventò improvvisamente la priorità numero uno, unitamente alla riscrittura della Storia. L’unione dei tedeschi austriaci e dei tedeschi dei Sudeti con la Germania, ad esempio, fu totalmente approvata dagli inglesi.

Ma poi è arrivato il problema polacco. Quando la Germania invase la Polonia, Francia e Gran Bretagna rimasero in disparte. Germania e Russia si spartirono la Polonia e ciò fece diventare i due paesi confinanti. Questo è esattamente ciò che volevano Gran Bretagna e Francia.

Gran Bretagna e Francia avevano promesso alla Polonia che avrebbero invaso la Germania da ovest mentre la Polonia avrebbe combattuto la Germania da est. Alla fine, i polacchi furono traditi.

Churchill ha persino elogiato la Russia per aver invaso la Polonia. Hitler fu avvisato dall’MI6 che Inghilterra e Francia non sarebbero intervenuti in Polonia, come parte del loro piano per una guerra tedesco-russa. Hitler era stato sostenuto finanziariamente fin dagli anni ’20 dall’MI6 per le sue parole favorevoli all’Inghilterra nel Mein Kampf. L’MI6 di fatto incoraggiò Hitler a invadere la Russia.

Tornando al 2022 eccoci di nuovo – come in una farsa, con gli angloamericani che “incoraggiano” la Germania, sotto il debole Scholz, a ricostituire il proprio esercito con 100 miliardi di euro (che i tedeschi non hanno), per mettere in piedi, in pratica, una forza europea rinnovata per poi andare in guerra contro la Russia.

Giusto per fare capire il motivo dell’isteria russofoba nei media anglo-americani per la partnership strategica Russia-Cina, la paura mortale anglo-americana è quella espressa da Mackinder / Mahan / Spykman / Kissinger / Brzezinski [la teoria dell’Heartland ndr]: cioè che Russia e Cina, sia pure in concorrenza tra di loro, si impossessino della massa continentale eurasiatica – con la Belt and Road Initiative che incontra la Greater Eurasia Partnership – e quindi governino il pianeta, con gli Stati Uniti relegati allo status di isola irrilevante tanto quanto il precedente “Impero Britannico”.

L’Inghilterra, la Francia e poi gli americani avevano impedito che ciò avvenisse quando la Germania aspirava a fare lo stesso, controllando l’Eurasia fianco a fianco con il Giappone, dalla Manica al Pacifico. Ma ora è una partita completamente diversa.

Quindi l’Ucraina, con le sue patetiche bande neonaziste, è solo una pedina – sacrificabile – nel disperato tentativo di fermare qualcosa che è al di là dell’anatema, dal punto di vista di Washington: una Nuova Via della Seta tedesco-russa-cinese totalmente pacifica.

La russofobia, impressa in modo massiccio nel DNA dell’Occidente, non è mai davvero scomparsa. Coltivata dagli inglesi dai tempi di Caterina la Grande – e poi con The Great Game. Dai francesi dai tempi di Napoleone. Dai tedeschi perché l’Armata Rossa liberò Berlino. Dagli americani perché Stalin ha imposto loro la nuova mappa d’Europa – e poi è andata avanti per tutta la Guerra Fredda.

Siamo solo alle prime fasi della spinta finale di un Impero morente per tentare di arrestare il flusso della Storia. Sono stati superati in astuzia, sono già stati sconfitti dalla massima potenza militare del mondo e stanno per subire scacco matto.

In realtà, non sono equipaggiati per uccidere l’Orso, e questo li fa soffrire.

Tremendamente.


Tradotto da RobertoX

Image from pixabay thanks to peter-lomas

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