L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 marzo 2022

L'Occidente vuole continuare a non vedere, MA i conti si pagano sempre

La quinta notte dell’invasione russa in Ucraina: i fatti principali

PUBBLICATO IL 1 MARZO 2022 ALLE 0:58 IN RUSSIA UCRAINA

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Durante il quinto giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, le Nazioni Unite hanno stimato che almeno 406 civili sono stati feriti o uccisi in Ucraina dall’inizio del conflitto. È quanto ha dichiarato il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e il coordinatore dei soccorsi di emergenza, Martin Griffiths, citando i numeri dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Griffiths si è rivolto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in teleconferenza da Ginevra, aggiungendo che il numero reale di vittime civili “potrebbe essere considerevolmente più alto, poiché molte segnalazioni devono ancora essere confermate”. A suo dire, la situazione potrebbe peggiorare ancora. Gli attacchi aerei e i combattimenti nelle aree urbane stanno danneggiando le strutture civili critiche e interrompendo servizi essenziali come salute, elettricità, acqua e servizi igienici, lasciando, di fatto, i civili senza i beni ed i servizi di prima necessità.

Attualmente, sul campo sono presenti 119 organizzazioni umanitarie, sebbene la loro capacità di fornire assistenza sia stata limitata a causa dell’azione militare, secondo quanto specificato da Griffiths, il quale ha aggiunto che, il primo marzo, il Segretario generale delle Nazioni Unite lancerà due appelli umanitari. Il primo sarà un “appello flash” di tre mesi per donazioni per la situazione in Ucraina. Il secondo sarà, invece, un Piano di risposta regionale ai rifugiati per la situazione al di fuori dell’Ucraina, sotto la guida del Commissario dell’UN Refugee Agency (UNHCR), Filippo Grandi, e del suo ufficio, il quale ha già ricevuto oltre 40 milioni di dollari in donazioni da privati cittadini e aziende di tutto il mondo.

Secondo le stime dell’UNHCR, i rifugiati che hanno lasciato l’Ucraina ammontano a circa mezzo milione. “Oltre 280.000 sono fuggiti in Polonia, altri 94.000 in Ungheria, quasi 40.000 sono attualmente in Moldova, 34.000 in Romania, 30.000 in Slovacchia, decine di migliaia in altri Paesi europei. Siamo anche consapevoli che un numero considerevole è andato alla Federazione Russa”, ha affermato Grandi, il quale ha specificato che gli operatori umanitari delle Nazioni Unite sono stati ricollocati a causa degli attacchi militari, e che potrebbero essere trasferirsi nuovamente. “La situazione si sta muovendo così rapidamente e i livelli di rischio sono ormai così alti, che è impossibile per gli operatori umanitari distribuire sistematicamente gli aiuti”, ha spiegato Grandi.

Nel frattempo, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha firmato una domanda di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. La notizia è stata ha annunciata dal segretario stampa presidenziale ucraino, Serhiy Nykyforov, su Facebook, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ucraina Ukrinform. I presidenti di 8 Paesi dell’Europa centrale e orientale hanno invitato gli Stati membri dell’Unione Europea a concedere immediatamente all’Ucraina lo status di Paese candidato all’adesione dell’UE, e ad aprire i colloqui. Si tratta dei presidenti di Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia, i quali si sono detti fortemente convinti che “l’Ucraina meriti di ricevere una prospettiva di adesione immediata all’UE.

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha promesso che il Regno Unito “continuerà a esercitare la massima pressione” sulla Russia. Le azioni del Regno Unito e dei suoi alleati occidentali assicureranno che il presidente russo, Vladimir Putin, paghi le conseguenze delle sue azioni, ha affermato Johnson, il quale ha rilasciato tali dichiarazioni prima di una visita ufficiale in Polonia ed Estonia, dove incontrerà i leader della NATO e visiterà le truppe britanniche.

Il Canada, invece, diventerà il primo Paese del G7 a vietare tutte le importazioni di greggio dalla Russia, secondo quanto annunciato dal primo ministro camadese, Justin Trudeau. Oltre al divieto di importazione, Trudeau ha anche annunciato la fornitura di armi e munizioni anticarro ai combattenti ucraini. Il Canada importa circa 550 milioni di dollari di petrolio greggio all’anno dalla Russia, secondo la Canadian Association of Petroleum Producers.

Intanto, la multinazionale britannica Shell ha annunciato che abbandonerà tutte le sue operazioni russe, incluso un importante impianto di gas naturale liquefatto, diventando l’ultima grande compagnia energetica occidentale a lasciare il Paese in seguito all’invasione dell’Ucraina. La sua decisione arriva il giorno dopo che la rivale BP ha abbandonato a sua volta la partecipazione nel gigante petrolifero russo Rosneft (ROSN.MM), con una mossa che potrebbe costare alla compagnia britannica oltre 25 miliardi di dollari. Anche la norvegese Equinor (EQNR.OL) prevede di lasciare la Russia.

Nelle prime ore del primo marzo, la Gran Bretagna ha messo in guardia di fronte a potenziali attacchi informatici con “conseguenze internazionali” da parte della Russia. Il National Cyber Security Center (NCSC) britannico, una parte dell’agenzia di intelligence di intercettazione GCHQ, ha invitato le organizzazioni britanniche a rafforzare le loro difese online. “Sebbene l’NCSC non sia a conoscenza di alcuna minaccia specifica per le organizzazioni britanniche in relazione agli eventi in Ucraina e dintorni, c’è stato un modello storico di attacchi informatici contro l’Ucraina con conseguenze internazionali”, si legge in una nota.

Un funzionario della NATO ha dichiarato che un attacco informatico a uno Stato membro dell’alleanza atlantica NATO potrebbe far scattare l’articolo 5, ovverso la sua clausola di difesa collettiva. Tuttavia, per adesso, uno scenario del genere rimane in gran parte ipotetico. “Gli alleati riconoscono anche che l’impatto di significative attività informatiche cumulative dannose potrebbe, in determinate circostanze, essere considerato un attacco armato”, ha detto il funzionario a Reuters.

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Sofia Cecinini

https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2022/03/01/la-quinta-notte-dellinvasione-russa-ucraina-fatti-principali/

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