L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 marzo 2022

Mosca ha sempre saputo che non era possibile una guerra lampo solo degli strateghi stupidi possono pensare una cosa del genere. Che poi il clero televisivo continua a gettare benzina sul fuoco ucraino distorcendo e dando notizie false conferma il suo ruolo di indottrinamento ideologico


6 MARZO 2022

Lo si era già notato pochi giorni fa, quando i comandi militari russi hanno indicato una via di uscita agli abitanti di Kiev: “Potete prendere la strada che conduce più a sud – si leggeva in un comunicato del ministero della Difesa – quella che va verso Vasylkiv. La strada è sicura”. Un lato non occupato, una sorta di corridoio in grado di permettere ai treni di funzionare e poter lasciare la capitale e ai cittadini muniti di auto di abbandonare la città. Esattamente come spesso fatto in Siria. Dunque, Mosca starebbe applicando in Ucraina la stessa tattica militare vista nel contesto siriano, lì dove le forze russe sono impegnate a supporto del presidente Bashar Al Assad. Con l’intesa di massima sui corridoi umanitari certificata ieri dopo i colloqui in Bielorussia, l’ipotesi è diventata realtà: in Ucraina si potrebbe vedere lo stesso scenario già notato in Siria.

Accerchiare le città e lasciare una via di fuga

Sono passati cinque anni dalla definitiva presa di Palmyra, la “perla del deserto” siriano sede di uno dei più grandi e importanti parchi archeologici dove le rovine romane sono da anni patrimonio Unesco. Rovine però dove si è accanita per diversi mesi la furia dell’Isis. Lo Stato Islamico, all’apice della sua avanzata, è arrivato da queste parti e l’ideologia iconoclasta, unita alla necessità di trovare soldi vendendo al mercato nero pezzi di opere romane, si è abbattuta su molti dei simboli di Palmyra. Dopo un primo recupero da parte dei soldati di Damasco, coadiuvati dai russi, nel marzo del 2016, l’Isis è tornata nel dicembre di quell’anno. Poi, il 2 marzo 2017, la definitiva liberazione. Ancora delle truppe siriane assieme ai russi. Pochi giorni prima della definitiva capitolazione dello Stato Islamico, da una mappa era ben visibile la strategia messa in atto dai generali di Mosca. La città era accerchiata su tre lati. C’era soltanto un fronte libero, lasciato tale per poco meno di una settimana. Un modo per permettere ai civili, ma anche a chi si voleva arrendere, di fuggire via. In tal modo siriani e russi sarebbero potuti entrare senza coinvolgere troppo gli abitanti e magari con meno miliziani pronti a combattere all’interno del centro urbano.

Palmyra è solo un esempio, ma durante le fasi più calde della guerra in Siria spesso sono stati riscontrati scenari simili. Ad Aleppo ad esempio, definitivamente ripresa dall’esercito siriano nel dicembre 2016. La metropoli per anni è stata divisa in quartieri in mano ai ribelli, formati soprattutto da formazioni islamiste, e zone governative. Con l’arrivo dei russi al fianco di Assad nel settembre 2015, l’esercito regolare si è progressivamente trasformato da forza assediata a forza assediante. Il centro urbano è stato chiuso in una cinta lasciando, pochi mesi prima del definitivo recupero siriano, dei corridoi umanitari per l’uscita dei civili e dei combattenti intenzionati ad arrendersi. Era quella la fase dei famosi “bus verdi“, gli autobus piazzati all’ingresso delle zone di sicurezza per prelevare i miliziani che accettavano la resa e trasferirli a Idlib, roccaforte islamista e unico capoluogo non ancora in mano ad Assad. In Ucraina le scene potrebbero essere molto simili. I russi sono stanziati alle porte di Kiev, di Kharkiv e di Mariupol. In quest’ultima città sono stati i separatisti di Donetsk ad istituire dei corridoi per la fuga dei civili.

Nella capitale ucraina attualmente l’esercito di Mosca rimane stanziato su tre lati, lasciando libero soltanto il fronte meridionale essenziale per una via di fuga. Situazione più complessa da decifrare a Kharkiv, dove i russi hanno provato un’incursione domenica scorsa senza però successo. La città è pesantemente bersagliata con i bombardamenti, ma le truppe rimangono fuori dal perimetro urbano. L’assedio coinvolgerebbe soprattutto i quartieri settentrionali, mentre quelli meridionali sarebbero liberi al momento dalla morsa russa. Un altro segno della possibile attuazione della strategia già vista in Siria. A Kherson, unica grande città ucraina in mano a Mosca, per giorni l’esercito ha avanzato su più fronti ma soltanto il giorno prima della conquista definitiva è entrato nel perimetro urbano. Lo scenario ucraino quindi come quello siriano. Se è questa la strategia pianificata dal Cremlino, allora già dal principio i vertici russi non avevano messo in conto alcuna guerra lampo. Il modello applicato in Siria ha sì permesso il recupero delle città da parte dell’alleato Assad, ma in tempi relativamente lunghi.

Corridoi umanitari prima della ripresa delle ostilità

L’altra conferma relativa a uno scenario siriano in Ucraina, è arrivata al termine dei colloqui tenuti tra delegazioni di Mosca e Kiev in Bielorussia. Vladimir Medinsky, capodelegazione russo, ha dichiarato che sono stati fatti passi avanti per la creazione di corridoi umanitari: “Abbiamo concordato – si legge nelle sue dichiarazioni – di creare dei corridoi umanitari per permettere l’evacuazione dei civili e un cessate il fuoco in queste zone”. Tregue quindi locali, volte all’arrivo di aiuti e all’evacuazione della popolazione. Zone di “de escalation“, come sono state chiamate in Siria. Una è ancora in vigore e si trova a Idlib. Qui vige un cessate il fuoco tra siriani e gruppi filoturchi mediato da Mosca e Ankara. Non si spara, non ci sono scontri, ma entrambe le parti sanno che non sarà questa la geografia definitiva della zona: prima o poi, non appena ci saranno le condizioni, Damasco proverà ad avanzare e i gruppi ribelli proveranno a riprendere quanto perso negli ultimi anni.

La storia dell’operazione russa in Siria è piena di episodi del genere, fatti di tregue locali, zone di de escalation e momenti di cessate il fuoco per consentire l’evacuazione di civili e di miliziani arresi. Alla luce di quanto stabilito nei colloqui di ieri, in Ucraina potremmo vedere a breve tutto ciò. In alcuni fronti si potrebbero posare le armi per alcune settimane, prima poi degli assalti finali. Anche questo è un elemento che fa pensare a un prolungamento del conflitto.

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