L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 marzo 2022

Sciacalli anche italiani in azione, magari esaltati dal clero televisivo sempre in cerca di emozioni da vendere sullo schermo

È allarme sciacalli al confine tra Ucraina e Polonia

Nel campo profughi di Medyka sono centinaia le persone che arrivano in fuga dalla guerra. Il 40% sono minori che rischiano di rimanere vittime della tratta di essere umani. Per le donne invece il pericolo è quello di essere avvicinate da chi le vuole avviare alla prostituzione

aggiornato alle 13:5819 marzo 2022


AGI - Quattro nazioni in 23 ore di viaggio. E’ quanto separa l’Italia dalla guerra. A misurare il percorso è stato il pullman della missione organizzata dal gruppo di cittadini genovesi riunioni sotto il nome di “Movimento spontaneo delle persone per le persone” che ha portato aiuti umanitari a Medyka, al confine tra Ucraina e Polonia, con l’obiettivo di rientrare domani in Italia mettendo in salvo 69 persone fuggite dalle bombe. Confine dove i volontari allertano contro il pericolo di "sciacallaggio" e persino contro il rischio della "tratta di esseri umani" per quanto riguarda i bambini.

Agi sta seguendo il viaggio a bordo del convoglio: partiti alle 8 di ieri da Genova, i mezzi sono arrivati questa mattina alle 6 nella cittadina polacca. Ad accoglierli il sole e una temperatura di 4 gradi sotto zero.

Nel piazzale di fronte al “Centrum Pomocy Humanitarnej”, un deposito in disuso, è stato creato un punto di prima accoglienza che ogni giorno accoglie in media 800 persone, come spiegato da Gianni Marchegiani, presidente dell’Isfo e responsabile del raggruppamento operativo emergenze di Roma, che coordina la missione italiana in quest’area del confine.

“Siamo al quindicesimo giorno: qui c’è un turnover quotidiano. Le persone arrivano e stanno solitamente una notte - racconta - In Italia si riversa un flusso di 4-500 persone al giorno: facciamo partire la media di 6 pullman quotidianamente. Offriamo non solo da mangiare, ma anche un posto letto, dell’intrattenimento e dell’orientamento per coloro che andranno in Italia, in stretto coordinamento con le autorità locali”.


Uno dei passaggi cruciali è coordinare gli aiuti: “Non abbiamo più necessità di vestiti, di generi alimentari: abbiamo i magazzini stracolmi - spiega Marchegiani - Questo porta una criticità. Altro problema è quando sul piazzale si presentano italiani che partono sporadicamente, senza concordare data e orario perché rischiano di ripartire vuoti. Queste sono persone che devono riscrivere la loro vita, scappando dalla guerra: sono molto dignitose e su di loro facciamo un lavoro di orientamento che richiede un po’ di tempo”.

Nella struttura i profughi dormono: quando entriamo, intorno alle 7, troviamo le distese di materassi occupati. Avvolti tra le coperte, appena svegli, o già in piedi da un po’ ci sono donne di ogni età e tantissimi bimbi.

“Qui abbiamo il 40% di minori - sottolinea Marchegiani - E’ capitato e sta capitando che arrivino persone malintenzionate che si avvicinano ai profughi, ma col supporto della polizia vengono individuati. Il rischio è alto non solo verso i minori, ma anche verso le donne che, a causa della situazione di disperazione in cui si trovano, rischiano di essere avvicinate da chi ne vuole favorire la prostituzione”.

Per questo, fuori dal centro e non solo, le decine di volontari presenti, schierati dietro ai banchetti che offrono cibo e bevande calde, consegnano anche un volantino in cui si invitano i rifugiati a seguire alcuni accorgimenti per “non diventare vittime del traffico di esseri umani”, si legge: si consiglia ad esempio di non consegnare il proprio documento o il proprio telefono a nessuno e di non pagare per un aiuto o un posto dove ripararsi appena superato il confine.

Ma anche di rivolgersi esclusivamente ai volontari. Questi ultimi sono spesso scout, giovanissimi, tra di loro Joanna e Sasha: entrambi indossano gilet gialli fosforescenti con su scritte a pennarello le lingue che conoscono. “Quelli che arrivano qui proseguono principalmente per la Germania e l’Italia - spiega Joanna - ma qualcuno chiede in Polonia”.

Sasha invece ci tiene a ringraziare gli aiuti arrivati, “specialmente dall’Italia: questo posto è sommerso dalla vostra generosità”. Intanto la missione genovese ha recuperato i primi 40 rifugiati: a bordo del pullman, già moltissimi minori. Ora si prosegue con una tappa a Cracovia, per recuperare altre persone.

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