L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 29 marzo 2022

Se fai parte della cordata, della consorteria, della mafia, della massoneria, del clan, della clientela, dei familiari, anche se fai disastri sei confermato a dirigere l'azienda se ne sei fuori e appartiene al sistema che riesce a far quadrare i conti anzi a guadagnare sei sbattuto fuori. Il governo criminale degli inetti continua a fare danni e questi partiti ad applaudire

Lo strabismo del governo sulle vicende di Saipem e Snam

Saipem è stata salvata dal fallimento, ma il capoazienda Francesco Caio non si muove. Snam nel 2021 ha guadagnato 1,2 miliardi, ma il governo dei Migliori e Cdp hanno deciso di sostituire l’ad Marco Alverà.
28 Marzo 2022 09:29Marco Zini


Ma questo è davvero il governo della meritocrazia come orgogliosamente più volte dichiarato dai suoi membri? In questi giorni alcuni osservatori della politica e dell’economia se lo sono chiesto e hanno cercato di capire quali siano le ragioni per cui invece il governo di Mario Draghi, assieme al ministro Daniele Franco e a Cassa Depositi e Prestiti, si stia muovendo in modo così strabico nella partita delle nomine.

Dopo il disastro Caio presenta il nuovo piano strategico di Saipem

La scorsa settimana gli investitori istituzionali e retail hanno potuto rileggere e valutare i conti 2021 di Saipem e la presentazione di alcuni dettagli dell’ennesimo nuovo Piano Strategico della società. Riassumendo: ebitda negativo per quasi 1,2 miliardi di euro, utile netto rettificato in rosso per oltre 1,9 miliardi. Per il 2022 il mercato dovrà aspettarsi una forte nuova patrimonializzazione di quasi 2 miliardi di euro in parte da attuarsi attraverso un aumento di capitale per cassa, soldi che arriveranno da Eni, Cdp e dal mercato, e parte attraverso un maxiprestito bancario garantito dalla stessa Eni. Il nuovo Piano Strategico, presentato dopo il profit warning di fine gennaio a spizzichi e bocconi tra febbraio e la scorsa settimana, prevede cessioni di asset non più così importanti (drilling onshore), rivisitazione del ruolo di Saipem nella costruzione di campi eolici offshore, e tagli dei costi fissi per oltre 150 milioni solo per 2022. E il Piano inoltre promette zero debiti nel 2025 e un fatturato in costante crescita con il passare degli anni.

Francesco Caio (Getty Images).

I profit warning di Saipem e il ruolo di Eni e Cdp

Ma lo stupore degli investitori è tutto indirizzato alla persona che ha presentato la scorsa settimana i conti 2021 e il nuovo Piano: Francesco Caio, nominato capoazienda dal governo Draghi a maggio 2021 dopo essere stato presidente della società per i precedenti tre anni. Caio è il principale responsabile del disastro con cui Saipem ha chiuso il 2021. Questo dopo che tra fine luglio e novembre aveva pubblicamente dichiara che sarebbe stato un anno non negativo, presentando lo scorso ottobre un Piano strategico che ha dovuto repentinamente cambiare a febbraio di quest’anno dopo aver comunicato che Saipem era in gravissime difficoltà. Alla presentazione del nuovo Piano con Caio c’erano anche i manager Paolo Calcagnini e Alessandro Politi – rappresentanti dei principali azionisti, la Cdp guidata da Dario Scannapieco e l’Eni di Claudio Descalzi – che sono stati affiancati a Caio per risolvere i mega problemi della società. Tra poche settimane il governo inizierà una nuova partita di nomine. A maggio scadono infatti i consigli di amministrazione di alcune importanti società di Stato, tra cui Snam, Fincantieri, Invitalia, Sace e di altre 100 aziende. Non si sa ancora chi verrà proposto da Cdp d’intesa col governo per occupare le varie poltrone.

Marco Alverà e Alessandra Pasini.

La decisione di non rinnovare Alverà in Snam

Di una però si conosce già il destino. Si sa cioè che Marco Alverà, da sei anni capo azienda di Snam, società di cui Cdp ha circa il 31 per cento del capitale, non verrà riconfermato come amministratore delegato. Alverà è un giovane manager molto legato a Paolo Scaroni, ex capo dell’Enel e poi dell’Eni, e oggi deputy chairman della banca d’affari Rothschild nonché presidente del Milan. Da fine gennaio i più informati sanno che Draghi e il suo consulente economico Francesco Giavazzi non desiderano averlo per altri tre anni in Snam. Alverà se ne è fatta una ragione e ha iniziato a far sapere che se ne va lui per impegnarsi in un’altra avventura imprenditoriale. Le motivazioni per cui il Governo ha deciso di cambiare il capo di Snam non sono state ancora comunicate al mercato. Intanto l’azienda ha approvato i conti 2021: ricavi che sfiorano i 3 miliardi (+10 per cento rispetto al 2020), il mol a 2,25 miliardi (+2,4 per cento) mentre l’utile netto adjusted di gruppo è di 1,218 miliardi (+4,6 per cento). Insomma, conti in crescita e che rispettano quanto promesso nel Piano Industriale presentato a suo tempo.

Lo strabismo maldestro del governo dei migliori

Esattamente il contrario di quanto fatto da Caio. Ma Caio è ancora sulla sua sedia di amministratore delegato, insieme a tutto il consiglio di amministrazione di Saipem che aveva approvato nel 2021 la semestrale, i conti dei nove mesi e il l’ormai vecchio Piano Industriale di ottobre. Tutti numeri e promesse che a fine gennaio 2022 sono state smentite dal profit warning e diventata carta straccia. Vedremo come andrà a finire la partita delle nomine di aprile, ma certo è il modo in cui si sta muovendo il governo in Saipem e Snam è un cattivo esempio per tutti i dirigenti e funzionari pubblici: ti premiamo se fai male (e se ti abbiamo nominato noi), ti mandiamo via se fai bene e mantiene le promesse (ma non sei dei nostri). Sembra insomma che per l’esecutivo Draghi, nonostante nelle dichiarazioni di principio si sostenga l’esatto contrario, l’appartenenza sia più importante del merito.

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